Censis: opinioni divise sulla fecondazione eterologa

L’Italia sta cambiando e gli italiani lo sanno: il superamento della famiglia tradizionale è una realtà. Per il 46% degli italiani è giusto che anche i single possano avere figli, per il 29% è giusto che possano averli le coppie omosessuali. Nella storia d’Italia non sono mai nati così pochi bambini come nel 2013 – nonostante l’aumento della popolazione, i progressi della medicina e il contributo dei migranti. La crisi sta cambiando il volto del paese.

Ma quando si parla di diventare genitori, c’è divisione sulla fecondazione eterologa. E solo l’11% degli italiani conosce la legge 40 che la regola. Sono risultati a luci e ombre quelli che emergono dalla ricerca “Diventare genitori oggi. Indagine sulla fertilità/infertilità in Italia” realizzata dal Censis e dalla Fondazione Ibsa: da un lato evidenziano che gli italiani sono “più avanti” sui temi della famiglia e della genitorialità di quanto emerga dal dibattito quotidiano, dall’altra rivelano una certa spaccatura e divergenze di valutazione sulla procreazione eterologa e scarsa conoscenza della normativa esistente. “È un’indagine che la Fondazione Ibsa ha fortemente voluto per mettere in luce il vissuto reale rispetto a un tema che deve essere valutato non solo da un punto di vista medico e procedurale.

Le profonde implicazioni sociali e morali emerse dalla ricerca dimostrano come il Paese sia più avanti di quanto non emerga nel dibattito quotidiano – ha detto Giuseppe Zizzo, Segretario della Fondazione Ibsa – Il fatto che il 2013 è l’anno in cui si sono fatti meno figli in Italia, compresi gli anni delle guerre, nonostante nel tempo sia aumentata la popolazione e il numero di immigrati, e nonostante i progressi medici e l’allungamento dell’aspettativa di vita, dovrebbe farci riflettere sugli effetti profondi che il perdurante stato di crisi sta producendo sul vissuto reale dell’Italia di oggi e del futuro”.

La maggior parte degli italiani è favorevole alla fecondazione omologa, mentre le opinioni sono più divergenti sull’eterologa: è d’accordo con l’uso di gameti esterni alla coppia solo il 40% degli italiani (tra i cattolici praticanti la percentuale scende al 30% e sale al 65% tra i non credenti). Il 35% è favorevole alla diagnosi pre-impianto (il 29% tra i cattolici praticanti). Solo il 14% concorda con la possibilità di ricorrere alla maternità surrogata (il cosiddetto «utero in affitto») e appena il 9,5% è favorevole alla possibilità di scegliere in anticipo il sesso del nascituro. Dalla ricerca emerge inoltre una scarsa conoscenza della legge. Solo l’11% del campione intervistato afferma di sapere che in Italia esiste una legge che regola la materia (la n. 40 del 2004) e questa piccola percentuale, che conosce la legge, ne dà un giudizio non positivo soprattutto per l’applicazione differenziata da Regione a Regione e per i numerosi limiti posti alle coppie: è opinione diffusa che la legge (non a caso smontata a più riprese in più parti dalla giustizia) debba essere modificata.

Sull’infertilità c’è una scarsa informazione: il 45% degli italiani ammette di saperne poco, il 15% dice di non esserne per nulla informato. Le coppie con problemi di infertilità devono affrontare numerosi problemi e la difficoltà ritenuta prevalente è quelle economica (segnalata dal 67% degli intervistati); per l’80% del campione la crisi è un deterrente specifico anche per le coppie che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Ma ci sono difficoltà anche sul piano delle informazioni, perché spesso non si sa a chi rivolgersi (42%), che si accompagnano alle difficoltà emotive (42%), come la chiusura in se stessi rispetto a un problema che rimane ancora difficile da comunicare e condividere.

Si va verso il superamento della coppia famiglia tradizionale: questo ormai è un dato di fatto. Per il 46% degli intervistati è legittimo avere figli per i single, per il 29% è giusto anche per le coppie omosessuali. In questo giudizio la fede religiosa ha un’influenza limitata: è d’accordo il 43% dei cattolici praticanti nel primo caso e il 23% nel secondo.

Uno dei dati negativi che emergono dalla ricerca è che mai nella storia d’Italia sono nati così pochi bambini come nel 2013, quando la riduzione delle nascite è stata del 3,7% rispetto all’anno precedente (con un calo del tasso di natalità da 9 a 8,5 nati per mille abitanti): siamo passati dai 576.659 bambini nati del 2008 ai 514.308 del 2013, mai così pochi (le serie storiche ufficiali partono dal 1862), nonostante l’aumento nel tempo della popolazione, i progressi della medicina e il contributo degli immigrati residenti. La crisi scoraggia la decisione di avere un figlio e questa consapevolezza è ampiamente diffusa fra i cittadini e ancor più fra i giovani. Altro tema evidenziato dalla ricerca è la richiesta di più politiche pubbliche – quelle attuali sono insufficienti – a sostegno della famiglia: il 61% degli italiani è convinto che le coppie sarebbero più propense ad avere figli se migliorassero gli interventi pubblici. Sgravi fiscali e aiuti economici diretti sono le principali richieste (71%), mentre il 67% segnala l’esigenza di potenziare gli asili nido e il 56% fa riferimento ad aiuti pubblici per sostenere i costi per l’educazione dei figli.

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