Confcommercio: 42% spesa famiglie se ne va in consumi obbligati

Negli ultimi venti anni la spesa delle famiglie si è progressivamente spostata verso i consumi obbligati che ormai assorbono il 42% delle spese. La terziarizzazione dei consumi (l’aumento della domanda di servizi) è andata di pari passo con la limitazione del reddito disponibile, eroso da crisi e pressione fiscale. È aumentata soprattutto la spesa per l’abitazione, che segna un boom del 110% rispetto al 1995 e assorbe oltre il 24% di tutti i consumi. I dati vengono da un’analisi dell’Ufficio studi Confcommercio sulle spese obbligate delle famiglie.

Le spese si sono spostate verso quelle obbligate – che comprendono fitti effettivi e imputati, manutenzione della casa, acqua, energia elettrica, gas, sanità, trasporti, protezione sociale – anche per la crescita più accentuata dei prezzi che ha interessato questo comparto. Abitazione, acqua, smaltimento dei rifiuti sono rincarati di molto, tanto che “ponendo uguale a 100 i prezzi nel 1995, quelli delle spese incomprimibili si attestano nel 2015 a 182,8, a fronte del 136,7 dei consumi commercializzabili – evidenzia lo studio di Confcommercio – Anche nel caso dei prezzi gli aumenti più rilevanti hanno interessato l’abitazione, non solo per effetto delle variazioni intervenute sul mercato immobiliare negli anni antecedenti la crisi, che si sono riflesse sia sugli affitti reali che su quelli imputati, ma anche per i prezzi di quei beni e servizi, quali l’acqua e lo smaltimento rifiuti, gestiti a livellolocale e aumentati negli ultimi 20 anni di oltre il 130%”.

L’indagine mette in evidenza che negli ultimi venti anni “la spesa delle famiglie si è progressivamente spostata verso i consumi obbligati che oggi assorbono circa il 42% del totale; in crescita soprattutto la componente relativa all’abitazione, la cui spesa pro capite è passata da poco più di 1.900 euro del 1995 agli attuali 4.012 euro (+110%), arrivando ad assorbire oltre il 24% dei consumi complessivi”.

La terziarizzazione dei consumi è rappresentata dall’aumento della quota destinata ai servizi il cui consumo rappresenta una libera scelta (dal 17,4% del 1995 al 21,4% del 2015), mentre “crisi economica e aumento della pressione fiscale hanno fortemente limitato le disponibilità delle famiglie incidendo sull’aumento delle spese obbligate (il reddito disponibile reale è sceso, complessivamente, tra il 2007 e il 2014 del 10,6% e del 14,1% in termini pro capite)”. A essere penalizzate sono state soprattutto le spese relative all’alimentazione domestica (incluse bevande alcoliche e non) la cui incidenza è scesa di quasi tre punti percentuali; sul fronte dei prezzi gli aumenti più rilevanti hanno interessato l’abitazione anche per effetto della crescita dei prezzi di quei beni e servizi, quali l’acqua e lo smaltimento rifiuti, gestiti a livello locale (oltre il 130% tra il 1995 e il 2015).

L’aumento dell’incidenza delle spese obbligate si è accentuata soprattutto con la crisi economica e sembra attenuarsi negli ultimi tempi. Scrive Confcommercio: “La situazione, già evidente negli anni ’90 e nella prima parte dello scorso decennio, si è acuita con l’emergere della crisi economica e con l’adozione di politiche che hanno determinato un aumento della pressione fiscale, fattori che hanno fortemente limitato le disponibilità delle famiglie (il reddito disponibile reale è sceso, complessivamente, tra il 2007 e il 2014 del 10,6% e del 14,1% in termini pro capite). Con l’attenuarsi della fase recessiva la tendenza alla progressiva espansione della quota di spesa destinata ai consumi obbligati da parte delle famiglie sembra essersi arrestata segnalando, nelle nostre stime, una contenuta diminuzione tra il 2013 ed il 2015. Questa evoluzione sembra avvantaggiare gli acquisti di servizi commercializzabili”. Crisi economica da un lato e dall’altro attenuarsi della recessione sono i due passaggi che incidono sulla ripartizione delle spese: con la diminuzione del reddito disponibile le famiglie hanno ridotto soprattutto la quota di spesa destinata alla mobilità e alle comunicazione, mentre sono aumentate le spese necessarie e non comprimibili quali la casa, la cura del sé e della salute. Allo stesso tempo, rileva Confcommercio, “stando alle nostre stime, con l’attenuarsi della recessione e con il probabile avvio della ripresa le famiglie dovrebbero tornare a incrementare la quota di spesa destinata al soddisfacimento dei bisogni considerati meno essenziali”.

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