Consumatori: intollerabile scelta di abrogare monetine da 1 e 2 cent

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“Al posto di abolire le banconote de 500 Euro fatte su misura per evasori, mafiosi e riciclatori di denaro sporco, al posto di adottare banconote da 1 e 2 Euro come antidoto al caro vita, hanno deciso di abolire le monetine da 1 e 2 centesimi”. Ad esprimere la totale disapprovazione dell’approvazione, da parte della Camera, della sospensione in Italia del conio delle monetine da 1 e 2 centesimi di Euro sono Federconsumatori e Adusbef secondo cui l’operazione causerà l’ennesimo attacco ai redditi di stipendi e pensioni già ampiamente falcidiati, con l’aggravante di arrotondamenti speculativi al rialzo e mai a favore dei cittadini.

L’assoluta mancanza di controlli a partire dal 1 gennaio 2002 – sostengono le Associazioni – ha falcidiato il potere di acquisto di lavoratori e pensionati a reddito fisso, letteralmente taglieggiati, costretti a subire prezzi e tariffe raddoppiate con il pretesto dell’Euro da parte di cartelli bancari ed assicurativi, monopolisti elettrici e del gas ed interi settori della filiera dei prezzi, che hanno operato in assenza di verifiche e controlli e senza sanzioni da parte delle autorità preposte. Secondo Ferdconsumatori e Adusbef, questo è avvenuto anche a causa di un tasso di cambio vessatorio pari a 1.936,27 lire per 1 Euro (che ha così determinato l’equazione di 1.000 lire 1 Euro per moltissimi prodotti di largo consumo) imposto all’Italia dai paesi più forti d’Europa. Più nello specifico si è pagato di più per le rendite speculative ed i costi più elevati dei servizi bancari, che in Italia costano 371 Euro contro una media europea di 114 Euro; per bollette elettriche e del gas più alte del 30%; per tariffe rc auto più care dell’80%; per prezzi dei carburanti più alti di 9 cent di Euro al litro; per i tassi sui mutui per la prima casa più esosi di 1.141 punti, che portano un mutuatario italiano a spendere 30.000 Euro in più, quasi 1/3 del capitale erogato per un mutuo trentennale di 100.000 Euro.

Siamo sicuri – concludono le Associazioni – che i costi di questa operazione finiranno per ricadere sui cittadini, già costretti a ridurre e modificare in maniera radicale i propri consumi, persino quelli alimentari, a causa della disastrosa perdita del potere di acquisto subita in questi anni.

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