Consumi e crisi, UNC: in 5 anni è crollata la spesa delle famiglie

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In cinque anni di crisi economica le famiglie hanno ridotto sempre di più la spesa: hanno tagliato su abbigliamento e calzature, su elettrodomestici e mobili, sulla salute. A essere penalizzate sono soprattutto le famiglie con bambini: fra il 2008 e il 2013 la spesa media annuale delle famiglie si è ridotta di oltre 1500 euro che diventano circa 3 mila, il doppio, per i nuclei familiari con due figli piccoli. “Dallo scoppio della crisi i consumi reali delle famiglie sono crollati”, dice l’Unione Nazionale Consumatori.

In media, afferma l’associazione, una famiglia spende 1507 euro in meno rispetto al periodo pre-crisi. Dal 2008 al 2013 i consumi di una famiglia media sono passati, infatti, da 29.816 a 28.309 euro, scendendo del 5,05%. La crisi economica ha costretto a tagliare prima di tutto le spese non obbligate e quelle che potevano essere rimandate (dall’abbigliamento al tempo libero) ma spesso la sforbiciata ha riguardato anche la salute. A essere danneggiate sono state soprattutto le famiglie numerose. L’associazione ha seguito l’andamento dei diversi capitoli di spesa per alcune tipologie familiari (coppia con 2 figli, coppia con 1 figlio, single con meno di 35 anni, persona sola con 65 anni o più): le coppie con due figli hanno tagliato prima di tutto sull’abbigliamento ma anche sulla sanità; i giovani single hanno rinunciato alle spese del tempo libero; gli over 65 hanno speso di più perché il caro vita ha portato a un aumento dei costi.

Nel dettaglio, rileva l’Unc, per le coppie con due figli i consumi annui hanno avuto una riduzione percentuale del 7,93%, pari a quasi 3 mila euro (2987,64 euro). Il capitolo di spesa che ha subito la maggiore contrazione è quello dell’ “Abbigliamento e calzature” con un calo del 26,49% – in valore assoluto, è una minor spesa di 720 euro. A seguire, con una flessione di circa il 20% e una differenza di 389 euro in cinque anni, ci sono “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa“. “Si tratta, in entrambi i casi, di acquisti di beni superflui, rinviabili a tempi migliori ed indicano, nella migliore delle ipotesi, la volontà delle famiglie di risparmiare, mentre, nella peggiore, l’impossibilità di mantenere lo stesso tenore di vita”, ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori. Al terzo posto c’è però la voce “Sanità“, con una flessione di spesa del 19,76% pari a meno 260 euro. “La contrazione di quest’ultima voce è quella che dovrebbe destare maggiore preoccupazione e allarme sociale, dato che di tratta di spese necessarie, difficilmente comprimibili. Indica la difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese. Per alcune famiglie andare dal dentista è diventato un lusso che non si possono permettere“, ha proseguito Dona. Sono invece aumentate le spese per l’abitazione, per combustibili ed energia e per l’istruzione (quest’ultima del 7%, pari a 120 euro in più) e questo non è positivo: “Si tratta voci che, per quanto in controtendenza, non sono indicative di una congiuntura positiva. Si tratta, infatti, di spese tipicamente obbligate, non aumentate, quindi, per scelta o per un aumento della propensione marginale al consumo”, dice Dona.

Per le coppie con un figlio i consumi annui hanno avuto una riduzione percentuale del 6,45%, pari a 2316 euro. Il capitolo di spesa che ha subito la maggiore contrazione dal 2008 al 2013 è, come per le coppie con due figli, quello dell’Abbigliamento e calzature, con un calo del 31% , pari a 772 euro. Al secondo posto si conferma, anche in questo caso, la voce “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa”, con una caduta della spesa pari al 22%, meno 435 euro. Al terzo posto la voce “Comunicazioni” (meno 14,46% e 103 euro in valore assoluto). Anche se si colloca al quarto posto in termini percentuali, è significativo, in valore assoluto, il crollo della voce “Altri beni e servizi”, una contrazione di ben 537,24 euro. La voce include i servizi ricettivi e di ristorazione. “Potremmo tradurre questo dato dicendo che le coppie con un figlio hanno smesso di andare al ristorante”, commenta Dona.

Per i single, i consumi annui hanno avuto una riduzione percentuale dell’1,47%,  pari a 332 euro.  I single, durante la crisi, hanno dovuto ridurre, in particolare, quanto spendevano per il “Tempo libero, cultura e giochi”: in cinque anni questa spesa è calata del 30%, pari a 354 euro. La spesa delle persone sole con 65 anni è invece aumentata di oltre il 12% (circa 2150 euro) ma questo non significa che la situazione economica non richieda rinunce: gli aumenti di spesa, spiega l’associazione, indicano che i consumi degli over 65, essendo già nel 2008 ridotti allo stretto necessario, non possono comprimersi ulteriormente. Se inoltre la spesa aumenta in termini nominali, quella in termini reali di fatto rimane stabile: “Gli anziani nel 2013 hanno speso di più per far fronte all’aumento del costo della vita, ma dal punto di vista quantitativo consumano quanto consumavano nel 2008″, spiega Dona.

Qual è la situazione complessiva? In cinque anni di crisi economica “i consumi reali delle famiglie sono crollati”, evidenzia l’Unc, che sottolinea come il crollo riguardi soprattutto le famiglie numerose: sono le coppie con figlie che più degli altri hanno ridotto la spesa sia in termini percentuali che in valore assoluto. Sono crollati soprattutto i consumi delle famiglie con tre o più figli (la riduzione dei consumi è pari al 22% e a quasi 9700 euro l’anno) seguiti subito dopo dalle coppie con due figli (meno 18%, pari a quasi 8 mila euro) e dalle coppie con un figlio (meno 17% pari a meno 7 mila euro annui). Commenta Dona: “Le famiglie con figli in questi anni di crisi hanno dovuto drasticamente ridurre i loro consumi. Avere un figlio in Italia, insomma, è sempre più un lusso. Gli stipendi delle coppie con figli non bastano più per arrivare a fine mese ed il crollo dei consumi, in termini reali, tra il 2008 ed il 2013, oscilla tra 9.685 a 7.074 euro. Cifre impressionanti”.

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