Copia privata, rincara la “tassa sul telefonino”

cellulare

Alla fine è passata la “tassa sul telefonino”. Il Ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini ha firmato venerdì scorso il decreto che aggiorna le quote per l’equo compenso per la copia privata – meglio nota come tassa su smartphone e tablet – ferme al 2009 e che dovevano essere rinnovate dal 2012. Soddisfatta la Siae, mentre Altroconsumo annuncia battaglia: “Ricorreremo al Tar per annullare questo ennesimo regalo alla Siae pagato coi soldi dei cittadini”. Proprio venerdì Franceschini aveva twittato: “Firmato decreto copia privata. Il diritto d’autore garantisce la libertà degli artisti e i costi vanno sui produttori, non sui consumatori”.

In realtà su questo ci sono notevoli dubbi e, come riporta il Corriere delle Comunicazioni, è contraria anche Confindustria Digitale: per il presidente Elio Catania si tratta di un “provvedimento ingiustificato che non riflette il comportamento dei consumatori e l’evoluzione delle tecnologie” e “non in linea con lo sforzo che il paese deve compiere per sostenere l’innovazione digitale”.

Il provvedimento era stato chiesto da tempo dalla Siae, che spiega: si avranno tariffe modulari che vanno da un minimo di 3 euro per dispositivi fino ad 8Gb di potenza ad un massimo di 4,80 euro oltre i 32 Gb, e ai 5,20 per i computer. “Il decreto corrisponde alle tante sollecitazioni del mondo della cultura. Solo un mese fa, oltre quattromila autori hanno chiesto al governo di intervenire a tutela del diritto alla creatività e di monitorare i riflessi della costante e rapida evoluzione tecnologica nel mondo dell’arte”, afferma la Siae in una nota.

Il decreto che aggiorna per il prossimo triennio il compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi previsto dalla legge sul diritto d’autore è un passo importante a tutela della cultura, della creatività italiana e della sua indipendenza – è scritto in un documento firmato da Caterina Caselli, Paolo Conte, Dori Ghezzi, Francesco Guccini, Raphael Gualazzi, Claudia Mori ed Ennio Morricone – Ringraziamo il ministro Franceschini che si è impegnato, con il Governo, a sostenere la cultura del nostro Paese che è un bene pubblico da difendere, adeguando con questo provvedimento la tutela degli artisti e degli autori italiani a quella degli altri più importanti paesi europei”. L’aumento del gettito delle nuove tariffe dovrebe andare alla promozione di giovani autori, di artisti e di opere prime, spiegano ancora dalla Siae.

Sul fronte opposto della barricata ci sono i consumatori. Altroconsumo sottolinea che il decreto che aumenta l’equo compenso di fatto è “destinato ad arricchire di fatto solo le casse della Siae. Ma noi non ci fermiamo: ricorreremo al Tar per annullare questo ennesimo regalo alla Siae pagato coi soldi dei cittadini. Si tratta di una vera e propria tassa su smartphone e tablet che passano entrambi a 4 euro, e che andrà ad appesantire la spesa dei consumatori italiani per dispositivi e strumenti tecnologici per oltre 100 milioni di euro all’anno”. Quello che viene contestato è lo stesso meccanismo di equo compenso per copia privata: i consumatori che acquistano musica e film da piattaforme online, spiega l’associazione, pagano già i diritti d’autore per poterne fruire e farne copia, dunque finiscono per pagare due volte.

Aggiunge Altroconsumo: “Il precedente ministro Bray, anche grazie alle prime 10 mila firme della nostra petizione, aveva commissionato un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se davvero le copie private di opere musicali e cinematografiche fossero cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento di ben 5 volte l’equo compenso, come ha preteso la Siae. Questa indagine, resa pubblica, ha dimostrato che solo il 13% dei consumatori fa effettivamente copie private e di questi solo 1 terzo usa smartphone e tablet per archiviarle, per cui se proprio deve essere aggiornato l’equo compenso va sensibilmente ridotto”.

La bocciatura dell’associazione è dunque netta: “Alla vigilia del semestre italiano di presidenza europea ci aspettavamo che il Governo Renzi, che si dichiara a favore della modernizzazione e dell’innovazione del Paese, avrebbe fatto proprie queste proposte di riforma e invece, al contrario, ha aumentato le tariffe nonostante tutti gli indicatori deponessero a favore di una riduzione e ha così introdotto una tassa odiosa sulla tecnologia sul vecchio solco dell’equo compenso”. Da qui la decisione di Altroconsumo di ricorrere al Tar del Lazio contro l’aumento della tassa sui dispositivi tecnologici per copia privata: “Dai precedenti 80 milioni di euro all’anno, previsti dal decreto Bondi, si aggiungono 100 milioni di euro, prelevati dalle tasche dei consumatori grazie al sovrapprezzo nell’acquistare smartphone, tablet, chiavette usb”, denuncia l’associazione, per la quale la tassa è ormai anacronistica.

Condividi questo articolo