Ddl concorrenza, farmaci di fascia C rimangono in farmacia

I farmaci di fascia C rimangono in farmacia mentre arriva il via libera al’ingresso di società di capitale nell’esercizio delle farmacie private, con alcuni paletti. La battaglia sul ddl concorrenza si sposta ora a Montecitorio, dove il disegno di legge dovrebbe approdare il prossimo 21 settembre. Nel frattempo è arrivato il via libera delle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Un testo fortemente contestato dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti che parla di Governo “forte con i deboli e debole con i forti”.

Il testo approvato in Commissione prevede che la fascia C rimanga in farmacia, mentre la titolarità si apre al capitale: dalla proprietà delle farmacie restano fuori medici, imprese produttrici e informatori scientifici del farmaco e secondo quanto stabilisce un emendamento tutti i «passaggi di proprietà» andranno resi pubblici. I Liberi farmacisti sono sul piede di guerra perché non si è aperto alle liberalizzazioni e promettono battaglia in vista del dibattito in aula. Dice il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti: “Ancora una volta la politica abdica davanti a lobby e corporazioni, ancora una volta il falso riformismo fa un “assist ” ai grandi capitali trasformando un monopolio di fatto in un oligopolio. Questo è quello che è successo al DDL Concorrenza nel capitolo dedicato alla distribuzione dei farmaci. Da una parte – prosegue il Movimento – si apre a società di capitale che potranno in questo modo rilevare e salvare le farmacie in difficoltà mettendo al sicuro la finanziaria dei titolari di farmacia che le aveva tenute in vita sino ad ora, dall’altro, s’impedisce un minimo di concorrenza sui farmaci di fascia C con ricetta che i cittadini pagano di tasca propria. Risultato finale: nessun incremento della concorrenza, nessun risparmio per i cittadini, nessun nuovo posto di lavoro, ma un nuovo e robusto oligopolio”.

Dai liberi farmacisti arrivano parole di fuoco. “Il Governo Renzi – dicono i Liberi farmacisti – dimostra in questa vicenda tutta la propria fragilità, incapace di pensare realmente ai giovani e all’interesse generale del Paese. Succube su questo tema degli accordi politico/elettorali che l’NCD di Alfano ha da tempo stipulato con lobby e corporazioni. Il caso della bocciatura della liberalizzazione dei farmaci di fascia C è cartina al tornasole di quanto sia elevato il livello di riformismo di questo Governo e quanto invece questo termine sia utilizzato secondo la circostanza più favorevole. Dispiace per quei deputati del PD che pur avendo presentato emendamenti in favore della liberalizzazione della fascia C hanno dovuto chinare il capo davanti a quello che durante il No Casta Day avevamo definito lo strapotere di lobby e corporazioni”.

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