Dispersione scolastica, Save the Children: si può combattere

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La dispersione scolastica si può contrastare. Servizi quasi inesistenti, poche scuole, ridotta capacità di spesa sono fra i fattori che alimentano una diffusa “povertà educativa” in tutta Italia e in modo più acuto al Sud: basti pensare che ci sono 110 mila ragazzi che abbandonano prematuramente la scuola, con una percentuale del 17% fra i ragazzi dai 18 ai 24 anni (che sale al 19,4% al Sud). Save the Children ha realizzato un progetto destinato a bambini e adolescenti a Napoli, Scalea e Crotone. E i risultati sono positivi, tanto che il programma sarà esteso a Bari e Milano.

In due anni si sono dimezzate le assenze e i ritardi degli studenti ed è aumentata la partecipazione dei genitori. Questo il risultato principale del programma “Fuoriclasse” per il contrasto alla dispersione scolastica di Save the Children, avviato nel 2012 a Napoli, Scalea e Crotone, in collaborazione con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e il finanziamento di Bulgari e di Fondazione CON IL SUD. il programma è stato valutato da un ente esterno, la Fondazione Giovanni Agnelli, confrontando i risultati ottenuti da 750 bambini e adolescenti direttamente coinvolti nel progetto con quello di compagni appartenenti a scuole che non partecipavano.

Il quadro in cui si inserisce il programma è preoccupante: in Italia il numero di early school leavers – ragazzi e ragazze che si sono fermati alla terza media e fuori da qualsiasi altro percorso formativo– è molto alto: circa 110 mila giovani fra i 18 e i 24 anni nel 2013, pari al 17% in questa fascia di età. Una percentuale 7 punti sopra l’obiettivo Ue del 10% entro il 2020 e che nel Sud Italia sale fino al 19,4% con un picco del 22,2% in Campania.

Il progetto Fuoriclasse ha avuto risultati positivi: “gli ingressi in ritardo alle lezioni si sono quasi dimezzati, con una drastica diminuzione anche dei ritardatari cronici – spiega Save the Children – Si sono anche sensibilmente contratte le assenze: gli alunni delle scuole medie hanno ridotto di ben 11 giorni le loro assenze su base annua anche in virtù di un rinnovato interesse delle famiglie per l’andamento scolastico dei figli. Infine, la maggiore regolarità nella frequenza comincia a dare i primi frutti anche i termini di rendimenti scolastici che per gli studenti delle medie migliorano del 4-6%”.

Se la valutazione dell’impatto ha riguardato i 750 studenti fra 9 e 13 anni di scuola primaria di primo e secondo grado coinvolti direttamente nel programma, Fuoriclasse ha raggiunto anche circa 4.250 bambini e adolescenti grazie alle attività di sensibilizzazione portate avanti dai loro coetanei: in particolare sono stati circa 2.100 in totale gli studenti coinvolti a Napoli, oltre 1.000 a Scalea e circa 1.800 a Crotone; 300 gli insegnanti che hanno partecipato a Fuoriclasse, 460 i genitori sensibilizzati. Ha detto il Direttore Generale di Save the Children Valerio Neri: “Poiché la dispersione va prevenuta e combattuta sul nascere, quindi già in età di scuola elementare, il programma Fuoriclasse si indirizza a studenti fra i 9 e i 13 anni, utilizzando un approccio innovativo basato su 3 pilastri: la collaborazione fra scuola e famiglia, l’integrazione di attività scolastiche ed extrascolastiche, la partecipazione diretta e il protagonismo dei bambini. Infatti la dispersione scolastica è un fenomeno complesso che riguarda lo studente, il contesto scolastico, quello familiare e il territorio e richiede un approccio multilivello”.

Il progetto ha visto dunque lo svolgimento di attività di laboratorio in classe a sostegno della motivazione allo studio e dell’apprendimento, di attività di sensibilizzazione fra pari realizzate dagli studenti e rivolte ai compagni di scuola, del sostegno allo studio, di “consigli consultivi” quali sedi di dialogo fra studenti e insegnanti e di campi estivi. Sono stati inoltre coinvolti i genitori, attraverso attività e incontri dedicati, e per i docenti sono state organizzate sessioni di formazione e di sensibilizzazione, funzionali a promuovere una didattica innovativa.

I giovani a rischio dispersione sono numerosi e purtroppo soffrono della carenza di attività e servizi presenti nel paese, cui si aggiunge la difficoltà economica delle famiglie che non sempre si possono permettere le spese per l’educazione. Spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children: “Sono tante e diverse le motivazioni che portano i ragazzi ad abbandonare prematuramente la scuola. Alla base di questa situazione critica, che vede l’Italia agli ultimi posti nella classifica europea, vi è una condizione diffusa di “povertà educativa” che affligge tutto il Paese e in modo particolarmente acuto le regioni del Sud: servizi per la prima infanzia quasi inesistenti, poche scuole a tempo pieno, nessuna opportunità sul territorio di sport, di musica e di altre attività creative, pervasività delle reti criminali e di sfruttamento lavorativo pronte ad arruolare i più giovani. Il drammatico aumento delle famiglie in povertà ha portato anche alla riduzione della disponibilità di spesa per l’educazione, tanto che oggi moltissimi bambini, all’inizio dell’anno scolastico, sono alle prese con il problema di non poter comprare il materiale necessario o di non potersi iscrivere alla mensa. Tutto questo incide sui fallimenti formativi: sono troppi i ragazzi che per proseguire gli studi devono affrontare un vero percorso ad ostacoli e spesso prevalgono la stanchezza e la rassegnazione”.

Il progetto di Save the Children ha dato buoni frutti. “In coincidenza con la riapertura delle scuole vogliamo mettere in evidenza il fatto che la dispersione scolastica si può e si deve combattere e auspichiamo che il modello che Save the Children ha sviluppato insieme ai docenti e agli studenti e alle comunità locali in aree dove il problema è più acuto possa essere replicato su larga scala – commenta ancora Valerio Neri– Da parte nostra, visti i notevoli risultati del primo biennio del programma Fuoriclasse, dall’anno scolastico 2013/2014 abbiamo esteso il progetto anche alle città di Milano e Bari, grazie al finanziamento di Gruppo Bolton”.

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