Etichettatura, Assolatte: Finlandia e Francia verso l’etichetta a semaforo

Finlandia e Francia sono pronte ad adottare il modello inglese delle etichette a semaforo. A lanciare la notizia è Assolatte (Associazione italiana lattiero casearia) che esprime una posizione contraria a questo schema di etichettatura “perché privo di consistenza scientifica e in contrasto con l’obiettivo di armonizzazione delle regole Ue in materia d’informazione ai consumatori”.

“Si torna a parlare di “semafori” in etichetta: mentre il rinnovo delle cariche europee ha “congelato” la discussione sulla procedura di infrazione contro la Gran Bretagna, nuovi paesi “sposano” questo discusso sistema di etichettatura, che assegna a ogni alimento un rating colorato (verde, giallo, rosso) legato al contenuto di alcuni nutrienti considerati critici per la salute pubblica – spiega Assolatte – Francia e Finlandia hanno annunciato la volontà di introdurre un sistema di etichetta nutrizionale ispirato agli “hybrid traffic lights”, la Nuova Zelanda ha appena varato un sistema volontario di rating nutrizionale dei cibi mentre l’Ecuador ha già adottato il modello britannico segnalando con appositi colori l’alta presenza di sale, zucchero e grassi”.

Per l’associazione, si tratta di un’etichettatura che finisce per diventare ingannevole perché attribuisce il colore rosso a molti alimenti senza tenere conto delle specificità nutritive. “Il paradosso – sottolinea Assolatte – è che il sistema dei “semafori” non solo rischia di mettere in infrazione il governo inglese, ma sembra essere inefficace perché non convince i consumatori britannici ad adottare abitudini alimentari più sane. Il fatto che sull’etichetta prevalga il colore rosso non sembra infatti far desistere gli inglesi dall’acquisto di un alimento. Viceversa, non basta un semaforo verde per far finire un prodotto alimentare nel loro carrello della spesa”.

L’etichettatura a semaforo del resto viene contestata anche dalle associazioni dei consumatori italiane. Ha detto qualche tempo fa Silvia Biasotto, responsabile Sicurezza alimentare di MDC: “La logica è troppo semplicistica. Da una parte non permette al consumatore di approfondire e leggere l’etichetta magari tralasciando le importanti informazioni presenti nell’etichetta nutrizionale. Dall’altro non dice nulla sulla quantità da mangiare o da evitare, non tiene conto se chi mangia è un bambino di 5 anni o un adulto di 30, una donna incinta o un atleta, un diabetico o un iperteso. Fa esclusivo riferimento a 100 gr e non alla porzione. Immaginiamo il caso dell’olio extra vergine di oliva, prodotto grasso ma di grande qualità commerciale e nutrizionale. Chi di noi condirebbe una insalata con 100 gr di olio?”.

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