Etichette, Greenpeace: più trasparenza per il tonno in scatola

 

Aumenta la trasparenza delle etichette del tonno in scatola. Nel 2011 non veniva specificata la specie di tonno nella metà dei prodotti monitorati, solo il 7 per cento delle etichette indicava l’area di pesca e appena il 3 per cento il metodo di pesca utilizzato. Nell’ultimo rilevamento fatto quest’anno, il nome comune e anche il nome scientifico della specie sono sempre più presenti, segno che anche l’attenzione dei consumatori sta facendo la differenza. Sono le conclusioni cui giunge il nuovo monitoraggio realizzato da Greenpeace su “I segreti del tonno”.

Si legge nel documento: “Rispetto a due anni fa, quando Greenpeace Italia ha pubblicato il rapporto “I segreti del tonno”, la situazione delle confezioni di tonno è migliorata per gran parte delle aziende monitorate. Tuttavia, per quanto molti marchi abbiano fatto progressi in termini di trasparenza, ci sono ancora molte informazioni mancanti sulla provenienza del tonno e soprattutto sui metodi di pesca utilizzati. Quest’anno abbiamo registrato un notevole miglioramento sul piano dell’indicazione del nome comune e del nome scientifico sulle conserve di tonno. Nella maggior parte dei casi però continua a trattarsi di “tonno pinna gialla” ovvero una specie al limite dello sfruttamento e minacciato da metodi di pesca distruttivi. Purtroppo, anche nel caso della provenienza del tonno, sebbene ci sia stato un miglioramento generale, nella maggior parte dei casi non vi è alcuna indicazione dell’area di pesca non permettendo una piena tracciabilità del prodotto”.

Fra le aziende che hanno fatto maggiori progressi, segnala Greenpeace, ci sono Calvo/Nostromo, Mareblu, Generale Conserve/As do Mar e Conad mentre restano al palo Mare Aperto/STAR e Carrefour. In assoluto, pur non facendo grandi progressi, resta elevato il livello di informazione ai consumatori di Coop e Esselunga.

Greenpeace ha esaminato 4.095 confezioni di 14 aziende (20 marchi) nei negozi di 21 città italiane, andando alla ricerca delle informazioni quali nome comune della specie di tonno, nome scientifico, area di pesca (oceano di origine e specifica area FAO), metodo di pesca. Sono state prese in considerazione varie tipologie di prodotti (come tonno all’olio d’oliva, tonno al naturale, etc.), sia in lattina che in vasetti di vetro, mentre non sono stati oggetto di monitoraggio i prodotti trasformati quali sughi pronti, insalate o prodotti in tubetto. Risultato: undici marchi hanno aumentato in modo netto le informazioni sull’area di pesca. L’elemento più critico resta l’informazione sui metodi di pesca: un buon incremento è stato rilevato per Calvo/Nostromo, Mare Blu e Generale Conserve/As do Mar, mentre ci sono progressi anche per Coop, Mazzola/Maruzzella e per il marchio Moro di Icat Food.

In realtà uno degli elementi critici per la specie sono proprio i metodi di pesca: cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono a rischio, compreso il tonno pinna gialla, il più consumato in Italia. Spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti a circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD), che causano ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, squali, mante e tartarughe marine. “Le pressioni dei consumatori hanno convinto molte imprese che la trasparenza non è un optional – ha detto Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – Alcuni progressi sono sorprendenti e questo rende ancora più gravi i comportamenti omissivi di quelle aziende che restano poco trasparenti”. L’associazione rinnova la sua richiesta alle aziende di garantire piena tracciabilità e trasparenza e di impegnarsi a vendere solo tonno pescato in maniera sostenibile.

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