Farmaci, Aifa: giù i consumi di antibiotici, su antidepressivi e oppiacei

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Se negli anni sono migliorati consumo e prescrizione di antibiotici, in Italia sta emergendo un problema serio con altre categorie di farmaci: il consumo di antidolorifici, di oppiacei e di antidepressivi è in aumento e spesso avviene fuori da adeguati contesti di appropriatezza. Fra tutti i dati che sono stati resi noti oggi dall’Agenzia italiana del farmaco è questo uno dei fenomeni più preoccupanti. Sullo sfondo ci sono condizioni di disagio crescente fra la popolazione, specialmente fra i più giovani e fra i più anziani, e forse un abuso di prescrizioni.

Se siamo soddisfatti per la riduzione generale dell’uso di antibiotici, un aspetto preoccupante e con trend è in crescita è il consumo maggiore di antidepressivi e di oppiacei per la resistenza al dolore, che mostrano un andamento su cui bisogna lavorare coinvolgendo maggiormente il territorio e rafforzando le strutture psichiatriche e neurologiche”, ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin intervenendo alla presentazione del Rapporto Aifa sui farmaci relativo ai primi nove mesi del 2014. Sul tema dei vaccini – col caso del Fluad e di tutto quello che ne è conseguito, a partire da una riduzione generalizzata delle vaccinazioni sul territorio nazionale, anche se con un’incidenza a macchia di leopardo – il Ministro ha ribadito l’importanza della vaccinazione, soprattutto quella obbligatoria per i bambini, e ha annunciato che presto sarà reso noto un rapporto dettagliato. “Ho chiesto all’Aifa – ha detto Lorenzin – un rapporto dettagliato che sarà presentato nei prossimi giorni in Parlamento. Abbiamo pronto un emendamento per il rafforzamento della farmacovigilanza”.

Ma qual è il quadro che emerge dal Rapporto sull’uso dei farmaci? I principali dati dicono che nei primi nove mesi del 2014 ogni italiano ha acquistato circa 23 confezioni di medicinali, di cui 14 in regime di assistenza convenzionata: complessivamente i consumi sono più o meno stabili o in leggera crescita. I farmaci più utilizzati sono quelli per il sistema cardiovascolare, mentre gli antineoplastici e gli immunomodulatori sono al primo posto al primo posto per spesa pubblica e gli antidepressivi sono i primi per prescrizione fra i farmaci del sistema nervoso centrale. Aumenta l’uso dei medicinali a brevetto scaduto, che ormai rappresentano oltre il 70% dei consumi e più della metà della spesa. La spesa farmaceutica nazionale totale, evidenzia l’Aifa nel rapporto, è stata pari a 19,9 miliardi di euro, il 75,6% dei quali rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale. C’è una lieve riduzione della spesa privata (intendendo con questa voce l’insieme delle spese sostenute dai cittadini): da un lato, in realtà, aumenta la spesa sostenuta dai cittadino per ticket regionali e per la differenza fra il prezzo del farmaco acquistato e quello di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto, dall’altro la somma di tutte le voci di spesa è in leggera riduzione.

Scendendo più nel dettaglio, dal rapporto Aifa emerge che nei primi nove mesi del 2014 gli italiani hanno comprato 1.398 milioni di confezioni di medicinali (classe A e C) per una media di 23 confezioni a persona, un dato senza variazioni rispetto ai nove mesi dell’anno precedente. A livello di consumi in regime di dispensazione convenzionale, nello stesso periodo temporale sono state prescritte 1.035,9 dosi giornaliere ogni mille abitanti, un valore sostanzialmente immutato rispetto all’anno precedente. C’è un maggior uso di farmaci nel Centro-Sud: calcolando le dosi medie giornaliere per mille abitanti, il Lazio è al primo posto seguito da Calabria, Puglia e Sardegna, mentre i consumi più bassi ci sono nella provincia autonoma di Bolzano, in Liguria, Veneto e Lombardia.

Il consumo di antibiotici si va riducendo: nei primi nove mesi del 2014 si registra una riduzione su base annuale del 4% e si riduce anche la spesa per questi farmaci, in flessione del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2013. Ci sono però (e questa è una tendenza che si riscontra per tanti altri servizi di sanità) differenze regionali: Campania, Puglia e Calabria hanno il consumo maggiore di antibiotici mentre i consumi meno elevati sono nella provincia autonoma di Bolzano, in Liguria e in Friuli Venezia Giulia. Un dato evidenziato dall’Aifa è l’aumento dell’uso dei farmaci equivalenti, sui quali del resto ci sono state campagne di sensibilizzazione continue negli ultimi anni. Nel dettaglio, i farmaci a brevetto scaduto rappresentano il 70,4% delle dosi giornaliere consumate ogni mille abitanti, in aumento dell’11,9% rispetto al 2013, e rappresentano il 51,5% delle spesa farmaceutica convenzionata, in crescita del 6,6% su base annua. La percentuale di spesa per i farmaci equivalenti (farmaci a base di principi attivi con brevetto scaduto, ad esclusione di quelli che hanno goduto di una copertura brevettuale) è stata pari al 28,8% del totale dei farmaci a brevetto scaduto.

Per quanto riguarda la spesa sostenuta da cittadini, l’Aifa evidenzia che la spesa per compartecipazione a carico dei cittadini (ticket regionali e differenza fra prezzo del farmaco acquistato dal cittadino e prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto) risulta pari a 1.121 milioni di euro ed è in crescita. L’aumento rispetto al 2013 della spesa per compartecipazione a carico del cittadino è pari al 4,4% ed è dovuta principalmente all’aumento della quota a carico del cittadino per la differenza fra i prezzo del farmaco acquistato e il prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto (più 8,7%) mentre si è ridotto il ticket fisso per ricetta (meno 2,4%). La spesa privata, che comprende tutte le voci di spesa dei cittadini, è nell’insieme in flessione dello 0,1% e questo è dovuto soprattutto alla riduzione della spesa dei cittadini per l’acquisto di farmaci di classe C con ricetta medica (meno 1,8%) e della spesa per i farmaci di automedicazione (meno 0,5%).

di Sabrina Bergamini

@sabrybergamini

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