H3G cambia tariffe, esposto all’Antitrust

bon ton

Dopo Vodafone e Tim, anche H3G cede alla tentazione di cambiare le tariffe in corsa, facendo pagare servizi che prima offriva gratis. Dal 24 maggio per i clienti H3G cambiano le condizioni di MMS, Segreteria, chiamate internazionali e servizio “Ti Ho Cercato”. L’azienda sta comunicando le novità via SMS. Ma la nota dolente è sempre la stessa: la pratica commerciale è scorretta perché viola il Codice del Consumo secondo cui l’operatore telefonico ha l’obbligo di chiedere il consenso al consumatore prima di attivare un servizio a pagamento supplementare rispetto al piano tariffario scelto. 

Intanto ecco le novità per i clienti H3G:

  1. Dal 26 luglio il servizio “Ti ho cercato” sarà fornito a pagamento al costo di 90 cent al mese, addebitati  solo alla ricezione del primo SMS di notifica nel mese solare. L’addebito verrà effettuato solo nei mesi di effettiva fruizione del servizio. È possibile disattivare il servizio in qualsiasi momento, digitando *112#invio oppure tramite i servizi di 3 dell’APP Area Clienti 3.
  2. Dal 21 giugno il costo per l’invio degli MMS sarà di 1,12 euro, indipendentemente dal volume dei dati trasmessi.
  3. Dal 24 maggio le chiamate alla Segreteria Telefonica (numero 4133) costeranno 20 cent/chiamata, indipendentemente dalla durata o dall’ascolto dei messaggi. È possibile disattivare il servizio di segreteria telefonica in qualsiasi momento, digitando la stringa ##002#invio oppure tramite i servizi di 3 sull’APP Area Clienti 3.
  4. Dal 21 giugno le chiamate voce dall’Italia verso l’estero Zona 1 verranno tariffate a 50 cent al minuto (invece di 25) e le chiamate voce verso la Zona 2 verranno tariffate a 2,03 euro al minuto. Il costo delle Videochiamate effettuate e degli SMS inviati verso la Zona 1 e 2 rimarrà invariato.
  5. Tra il 1 Giugno ed il 1 Luglio l’opzione “All‘estero come a casa” diventa 3Easy pass. Diminuisce il costo dello scatto delle chiamate, aumenta quello internet.

L’associazione Bastabollette, ritiene che questa pratica commerciale sia scorretta ed ha depositato all’Antitrust un esposto contro H3G chiedendo l’intervento dell’Autorità, in linea con quanto già deciso dalla stessa in occasione delle azioni simili attuate nel corso del 2014 da Vodafone e Telecom.

A marzo scorso l’Antitrust ha sanzionato Tim e Vodafone per aver violato le medesime norme in materia di contratti del Codice del Consumo, in occasione della trasformazione dei servizi di reperibilità: “Lo sai” e “Chiama ora” per Tim e “Chiamami” e “Recall” per Vodafone, da servizi a titolo gratuito a servizi a pagamento.

Gli articoli violati sono il 65 del Codice del Consumo, come modificato dal decreto Legislativo 21/2014, che recita: “Prima  che  il  consumatore sia  vincolato dal  contratto o dall’offerta, il  professionista chiede il consenso espresso del consumatore per qualsiasi pagamento supplementare oltre alla remunerazione concordata per l’obbligo contrattuale principale del professionista. Se il professionista non ottiene il consenso espresso del consumatore ma l’ha dedotto utilizzando opzioni prestabilite  che il consumatore deve rifiutare per evitare il pagamento supplementare, il consumatore ha diritto al rimborso di tale pagamento”.

Dunque l’operatore telefonico ha l’obbligo di chiedere il consenso al consumatore prima di attivare un servizio a pagamento supplementare rispetto al piano tariffario scelto.

Poi c’è l’articolo 26, del Codice del Consumo chiarisce che: “Sono considerate in ogni caso aggressive  le  seguenti  pratiche commerciali [… ] esigere il pagamento immediato o differito o la restituzione o la custodia di prodotti che il professionista ha fornito, ma  che  il consumatore non ha richiesto risulti accertato che il professionista pretenda il pagamento immediato o differito dei predetti servizi senza che il consumatore li abbia richiesti”. Dunque, nel momento in cui i servizi, prima forniti gratuitamente, diventano a pagamento è necessaria e indispensabile l’adesione spontanea alla modifica tariffaria.  L’imposizione a carico del consumatore di un costo per una nuova prestazione, mai concordata o che prima era erogata in modalità gratuità, è da ritenersi illecita e, pertanto, vietata.

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