Il consumatore, la crisi e le finte liberalizzazioni. La verdura gia’ lavata…. Intervista a Massimo Bustreo

Massimo Bustreo

Attento, cauto, informato e responsabile. Sceglie dove fare la spesa, confronta i prezzi, insegue le offerte, cerca on line i commenti di chi ha già provato un certo prodotto e si sofferma in media sei minuti in più rispetto a due anni fa davanti agli scaffali prima di decidere di acquistare.

È il ritratto del consumatore evoluto, ormai etichettato come “consapevole”, che emerge da una ricerca dell’Università di Parma, anticipata dal quotidiano La Repubblica.


Abbiamo chiesto a Massimo Bustreo, docente di psicologia dei consumi e psicologia del turismo all’università Iulm di Milano, di aiutarci a capire come sta cambiando il nostro modo di essere consumatori e utenti, e se siamo veramente più liberi di scegliere secondo i nostri desideri, le nostre capacità economiche e le nostre convinzioni.

D- Professore, è vero che abbiamo imparato a non sprecare o è solo un modo per vedere il lato positivo della crisi?
R- La sensazione, ormai sempre più diffusa, è che non potremo più aspirare a quei livelli di benessere che sembravano quasi scontati prima del 2008. A questo si aggiunge la consapevolezza che non possiamo continuare a consumare le risorse naturali come abbiamo fatto finora. Quindi non rimane che imparare a comportarsi in maniera responsabile e consapevole. Lo si capisce proprio dalla lettura delle dinamiche e dei trend di consumo degli ultimi anni. Nel momento in cui c’è stata una contrazione consumi, dal 2008 al 2010, abbiamo iniziato a ridurre i volumi degli acquisti: compravamo gli stessi prodotti, della stessa qualità, ma in quantità minore. Poi questo comportamento si è trasformato e abbiamo iniziato a comprare meno ma a ricercare maggiore valore e una qualità più alta. Lo sviluppo più recente, infine, segnala un’ulteriore riduzione della quantità e della qualità, ma compensata da una maggiore consapevolezza nel processo di scelta, durante il quale metto in atto le mie strategie di consumatore attento non solo alla spesa, ma anche al benessere, alla salute e alla conservazione del pianeta.

D- Significa anche che corriamo meno rischi di essere “pilotati” dal mercato?
R- Credo purtroppo che il consumatore sia più o meno sempre costretto a recitare una parte che è già stata scritta da altri. È sempre il mercato a creare i bisogni e anticipare i desideri.

D- Quali strategie di marketing stanno attuando le aziende per affrontare questi nuovi trend?
R- Intanto hanno ampliato l’offerta per intercettare e riconquistare il cosiddetto consumatore liquido, che si sposta da un segmento all’altro del mercato. E contemporaneamente hanno ridotto i prezzi, per continuare a vendere anche in presenza di una minore disponibilità economica. Inoltre, hanno capito che chi compra oggi pretende correttezza, eticità e la possibilità di garantire per sé e per i propri figli un futuro migliore.
D- È per questo che nel settore alimentare si moltiplicano le etichette bio, quelle a chilometri zero, l’italianità al cento per cento…

R- Alcune aziende hanno capito questa nuova e esigenza dei consumatori e si sono adeguati con estrema serietà e consapevolezza a questo nuovo stile, che si propone di riscoprire il rispetto per la natura. Ma occorre fare attenzione a non affidarci solo agli slogan e alle promesse.

D- Quali sono le trappole in cui possiamo cadere?
R- Sicuramente quelle della comodità e della facilità. Anche se siamo più informati, è ancora alto il rischio di abbassare la guardia e acquistare d’impulso. Dobbiamo, invece, imparare a leggere le etichette e a capire a fondo le dinamiche del consumo etico e responsabile. Oggi sono soprattutto piccoli movimenti di consumatori a farlo, che hanno riscoperto il legame che c’è tra il consumo e l’aggregazione, tra il nutrimento del corpo e quello dell’anima. È paradossale, però, che a fronte della riscoperta del far da sé, dal pane alle piccole riparazioni, si registri anche un aumento nelle vendite delle verdure in busta già lavate.

D- Passiamo alle liberalizzazioni. Il fatto che siano praticamente al palo condiziona il comportamento dell’utente?
R- In Italia la situazione è molto diversa e più critica rispetto a quella di altri Paesi. Da noi l’utente non gode di una concreta libertà nel valutare e nello scegliere le tariffe in base alle proprie esigenze. Perché innanzitutto i piani tariffari non sono chiari ed è difficile capire tutte le variabili in gioco. E infatti le aziende pilotano le decisioni del consumatore offrendo soluzioni chiavi in mano che gli evitano la fatica di fare comparazioni, ma di fatto non apportano vantaggi sulla bolletta. È un po’ come l’insalata già lavata: per non sprecare tempo ed energie cognitive, si accetta la scorciatoia proposta dal mercato. Senza farsi troppe domande.

Articolo di Barbara Gabbrielli

Fonte: http://avvertenze.aduc.it/articolo/consumatore+crisi+finte+liberalizzazioni+verdura_22085.php

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