Inflazione, Istat: a gennaio ferma allo 0,7% ma prezzi spesa salgono del doppio

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Mentre a gennaio l’inflazione continua a ristagnare (+0,7%), i prezzi di quello che normalmente si trova nella busta del supermercato quando facciamo la spesa sono aumentati del doppio, cioè dell’1,3% rispetto a gennaio 2013 (a dicembre erano aumentati dell’1,7%). Si tratta di prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona: dalla pasta allo shampoo, dal dentifricio al detersivo per i piatti. Un insieme di beni che l’Istat fa rientrare nell’indice “grocery”, che fornisce per la prima volta il dato sulle variazioni delle “glocery” ovvero le drogherie.  Per drogheria si intendono tutti i luoghi dove si fa la spesa giornaliera, che comprende il cibo, ma anche i prodotti per le faccende domestiche e tutto quello che serve per l’igiene personale (dal dentifricio al deodorante), compresi i prodotti di bellezza, come le diverse creme. L’Istat rende nota anche la variazione mensile dell’indice grocery (+0,3%), che quindi si aggiunge a un altro indicatore, quello sui prezzi degli acquisti più frequenti, in cui ad esempio rientrano pure i carburanti. Indice che a gennaio sale dell’1,2% su base annua (stesso valore di dicembre) e dello 0,4% rispetto al mese precedente. Il Codacons si concentra sul dato generale dell’inflazione sottolineando come, a fronte del crollo dei consumi in atto, dovrebbe essere addirittura negativa. I prezzi dovrebbero scendere, se ci fosse un libero mercato. L’Associazione auspica che il prossimo Governo faccia le liberalizzazione, misure a costo zero che possono però ridurre le spese obbligate di famiglie ed imprese. Misure necessarie anche perché l’inflazione della spesa di tutti i giorni, che si fa al supermercato, è doppia rispetto all’altra. “I segni di ripresa si manifestano anche con l’aumento registrato dall’Istat sui prezzi al consumo definitivi di gennaio di quest’anno, ma il vero problema – dichiara Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum  - non è in questo momento l’inflazione che rischiava di trasformarsi in deflazione con effetti devastanti per l’economia del Paese, ma è la contrazione del reddito delle famiglie dovuto alla pesante tassazione diretta ed indiretta e ad una disoccupazione giovanile femminile pesantissima accompagnata dalla diffusione degli ammortizzatori sociali come cassa integrazione e mobilità per l’assenza di occupazione. Il costituendo Governo Renzi – prosegue Giordano - ha di fronte a sé sì la partita importantissima delle riforme istituzionali, ma soprattutto il tema del rilancio dell’economia che va accompagnato con un taglio drastico delle spese parassitarie, clientelari e inutili dello Stato, prime fra tutte le province seguite da un lungo elenco di sprechi”. Secondo Adiconsum al primo posto il Governo Renzi dovrà porre il taglio sostanzioso del cuneo fiscale restituendo reddito ai lavoratori e ai pensionati e far così ripartire i consumi e il taglio dei costi delle aziende, incentivando così la ripresa dell’occupazione. “Infine, ma non ultimo – conclude Giordano – il Governo Renzi dovrà anche rimettere mano alla partita delle liberalizzazioni, smantellando caste e lobby che purtroppo insistono dentro e fuori il Parlamento”. “È necessario che il Governo intervenga con la massima urgenza per fronteggiare una situazione divenuta ormai insostenibile per le famiglie e per l’intera economia. La continua diminuzione dei consumi, accelerata dall’aumento dei prezzi, continua infatti ad alimentare crisi, fallimenti, disoccupazione e cassa integrazione.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef  – È indispensabile che il Governo avvii un intervento mirato al rilancio immediato del potere di acquisto delle famiglie ed alla ripresa dell’occupazione, in particolar modo quella giovanile. Bisogna vincolare a tale scopo tutti i ricavi derivanti da tagli a sprechi, inefficienze e privilegi, nonché quelli scaturiti da una seria e attenta lotta alla evasione fiscale. Inoltre è necessaria una seria azione di controllo e di contrasto alle speculazioni in atto sulle filiere produttive, che continuano a determinare aggravi immotivati, dannosi per l’intera economia”.

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