Le stime dell’inflazione diffuse oggi dall’Istat dicono che a novembre l’indice dei prezzi al consumo diminuisce dello 0,4% rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,1% nei confronti di novembre 2014, con una riduzione di due decimi di punto percentuale rispetto al valore registrato a ottobre (+0,3%). In particolare, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,3% su base mensile e dell’1,3% su base annua (in rallentamento rispetto al +1,5% di ottobre). Mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto non variano in termini congiunturali e registrano una flessione tendenziale stabile e pari a -0,1%.

Il rallentamento dei prezzi di alimentari e beni per la casa e per la persona è accolto con un certo sollievo dall’Unione Nazionale Consumatori. “L’impennata del carrello della spesa dei mesi scorsi era preoccupante. E’ una buona notizia, quindi, che i prezzi della spesa di tutti i giorni rallentino la loro corsa, invertendo il trend – dice il segretario dell’associazione Massimiliano Dona – Ovviamente c’è anche il rovescio della medaglia. Questa flessione nella dinamica dei prezzi dimostra che la crisi dei consumi è ancora in atto e che la domanda è ben lungi dal decollare. Se vogliamo che i consumi ripartano, urge una riforma fiscale che aiuti le famiglie più in difficoltà”.

Per Federconsumatori e Adusbef il quadro complessivo delle stime diffuse dall’Istat rivela “un andamento ancora altalenante, lo stesso che si riscontra anche su altri versanti, dai consumi alla produzione. Questo significa, non ci stancheremo mai di ribadirlo, che l’Italia non è affatto fuoriuscita dalla profonda crisi di questi anni – dicono le due associazioni – Crisi che ha visto profonde rinunce da parte delle famiglie persino nei settori più delicati ed importanti, quali quello alimentare (-11% dal 2008 ad oggi) e quello della salute (-28,8%)”.