Insalate pronte: davvero sicure

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Insalate, frutta, minestroni, pane, spiedini: sono solo alcuni degli alimenti che gli italiani preferiscono nella versione “pronto in tavola”, ovvero pulito, tagliato, imbustato e sigillato. Ecco quanto emerge da un’indagine sulle abitudini alimentari nostrane svolta dal mensile Dimagrire.

Quali sono le motivazioni di questa tendenza? Sicuramente la mancanza di tempo, la voglia di “comodità” e il fatto che il momento del pasto abbia perso la sua valenza rituale: si mangia sempre più spesso da soli (perché i ritmi all’interno della famiglia sono differenti) o davanti alla Tv. Ma la motivazione d’acquisto principale resta la convinzione che il preconfezionato sia garanzia di una maggiore igiene.

Ma è davvero così?
Se analizziamo il caso delle insalate pronte, la situazione è ben diversa.

La diffusione della tecnologia MAP – modified atmosphere packaging – ha permesso di aumentare del 50% la conservabilità del prodotto: ma non è priva di rischi per la salute. A questo proposito è interessante un libro-denuncia, Non c’è sull’etichetta, scritto da una giornalista inglese, Felicity Lawrence, che per scoprire cosa veramente finisce sulle nostre tavole si è finta anche lavorante in uno stabilimento di pollame.

Le insalate pronte vengono raccolte, selezionate e tagliate, per poi essere lavate in una soluzione disinfettante a base di acqua e cloro: in questa soluzione, la percentuale minima di cloro corrisponde a un valore venti volte superiore a quello presente nell’acqua di una piscina, ovvero circa 50mg per litro.

E questo processo influisce anche sulle proprietà nutritive del prodotto: alcuni ricercatori dell’Istituto nazionale per la nutrizione di Roma hanno confrontato le analisi del sangue tra due gruppi diversi di volontari. Il primo gruppo aveva consumato lattuga fresca, il secondo lattuga confezionata in atmosfera modificata: ebbene, il primo gruppo aveva acquisito le sostanze nutritive dell’insalata, il secondo no.
Un ulteriore, ottimo motivo, per scegliere sempre cibo fresco.

Fonte: bicarbonato.it

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