Jobs act e maternità: tutte le novità sui congedi parentali

coppia coperta

Jobs act e maternità: raddoppiano i tempi del congedo parentale. Il permesso viene esteso anche alle lavoratrici autonome e, inoltre, può essere utilizzato fino a sei mesi oppure se ne può usufruire su base oraria con una forma di part time al 50%. 

“Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”, insomma, così come dichiara ufficialmente il Consiglio dei ministri che venerdì scorso ha varato un decreto legislativo, il celebre “Jobs act” appunto, di cui quelle le principali novità riguardo alla maternità, ora al vaglio delle Camere.

Si tratta in buona sostanza di un provvedimento che aggiorna parte del Testo unico del 2001 sulla maternità e sulla paternità (Dlgs 151), estendendo i termini dei diritti di sospensione dall’attività lavorativa per l’assistenza dei figli naturali o adottivi. Per esempio, si potrà usufruire del congedo parentale fino al dodicesimo anno di età del figlio (prima era l’ottavo), mentre per il trattamento economico collegato (30% dello stipendio nel semestre) l’estensione va dai primi 3 anni del bimbo ai primi 6 anni.

In più, le indennità di maternità sono estese anche alle lavoratrici autonome e a quelle del settore agricolo che potranno assentarsi per 5 mesi con un assegno pagato. Una misura che sarà garantita in maniera automatica a tutte le lavoratrici iscritte alla gestione separata, anche nel caso in cui il datore di lavoro non avesse versato i relativi contributi (ora invece in questo caso l’indennità non viene pagata). Ancora, in materia di congedi di paternità, il padre libero professionista potrà ricevere l’indennità di maternità in caso di impossibilità della madre di goderne.

NATI PREMATURI 

In caso di parto prematuro, i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post partum anche se la somma dei due periodi dovesse superare il limite complessivo dei 5 mesi. In caso di ricovero del neonato, si può chiedere la sospensione del congedo di maternità, a fronte di una certificazione medica che attesti il buono stato di salute della madre, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto.

VIOLENZE DI GENERE 

Grande novità riguarda la possibilità per queste lavoratrici dipendenti di imprese private di astenersi dal lavoro, per un massimo di tre mesi, garantendo l’intera retribuzione e la maturazione delle ferie. Viene anche introdotto il diritto di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale su richiesta della lavoratrice.

Qualcosa si muove, dunque, sul fronte del rilancio dell’occupazione femminile? Beh, quello che sembra è che è sempre troppo poco, soprattutto se il nostro sguardo va verso altre realtà europee. Siamo fermi da anni su una condizione della donna che al lavoro così come in famiglia non è più uguale agli anni ’50 o ’60. Il problema del mercato del lavoro del Belpaese è la (ri)qualificazione del capitale umano in sé, le sue posizioni, le sue mansioni, le sue tutele, ma regna sovrano un gran brutto caos di cui a farne le spese sono le categorie più deboli.

Staremo a vedere. Per ora queste nuove misure hanno carattere sperimentale soltanto per il 2015 e sono finanziate con 222 milioni di euro prelevati dall’apposito fondo da 2,2 miliardi previsto per quest’anno dalla legge di Stabilità.

Germana Carillo

Fonte: www.greenme.it

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