L’antica tradizione dei bagni di fieno

fieno

Anticamente i contadini delle nostre montagne, dopo una dura giornata di lavoro, trovavano sollievo dalle loro fatiche dormendo sul fieno. Il mattino seguente, rinvigoriti dal benefico abbraccio del fieno, erano di nuovo pronti ad affrontare i pesanti lavori che scandivano le loro giornate. A fine ‘800 quest’antica usanza si è trasformata in una vera e propria terapia, il “bagno di fieno”. Il riconoscimento di questi bagni come “terapia termale” è avvenuta solo pochi anni fa, in seguito ad una ricerca dei primi anni ’90 che vedeva coinvolto un team di medici, botanici ed agronomi.

Questa ricerca, condotta in collaborazione con la Cattedra di Reumatologia dell’Università di Verona, verificò l’effettiva validità terapeutica delle immersioni nel fieno nel caso soprattutto di reumartropatie. Oggi la fitobalneoterapia viene praticata soprattutto in Trentino, Alto-Adige e Austria, essa sfrutta il calore che si produce dal processo di fermentazione del fieno – composto da molte erbe con proprietà medicamentose: arnica, camedrio, tarassaco, colchico, marella, piantaggine, genziane varie,
brugo, betonica… – L’erba viene raccolta prima del sorgere del sole in modo che conservi tutta l’umidità accumulata durante la notte – più è umida più aumenta la temperatura durante la fermentazione – quindi viene lasciata macerare per qualche giorno.

Durante la fermentazione il fieno raggiunge una temperatura di circa 50-60°, a questo punto è pronto per accogliere i propri “ospiti”. Le prime sedute durano circa 15-20 minuti per arrivare ad un massimo di 30 minuti nelle successive. Dopo l’immersione a corpo nudo nel fieno, i pazienti, avvolti in coperte di lana, restano distesi su di un lettino per circa 40-60 minuti. Durante questo lasso di tempo avviene la reazione sudorale post-bagno, reazione che continua, anche se meno intensamente, nelle 3 o 4 ore successive.

In generale questi trattamenti, oltre a rilassare mente e corpo, lasciano la pelle tonica – grazie alla stimolazione della circolazione sanguigna – e liscia – grazie all’espulsione di tossine tramite la sudorazione e all’assorbimento dei principi attivi rilasciati dalle erbe – disintossicano, rafforzano il sistema immunitario e stimolano le attività
ormonali degli organi interni. Effetti questi che derivano
principalmente dall’azione del caldo sul corpo, dal
ricambio idrosalino provocato dalla sudorazione, e dalle
proprietà delle erbe che compongono il fieno.

Effetti benefici:
artrosi – forme reumatiche particolari (dolore cronico del
rachide, artropatia psoriasica, periatrite scapolo
omertale, fibromialgia, sindrome del tunnel carpale) –
spasmi muscolari – rigidità articolari – dolori
post-traumatici – osteoartrosi primarie e secondarie – cellulite

I bagni di fieno sono controindicati in caso di:
dermatiti – artriti – periostiti ed osteiti – tubercolosi
polmonare – manifestazioni emorragiche – dermatosi
atopiche e bollose – malattie cardiocircolatorie –
arteriosclerosi grave – ipertensione – cardiopatie artiche
– insufficienza coronaria – convalescenze post-infartuali
– flebo-trombosi e tromboflebiti –varici – broncoèatie
croniche ostruttive – epatopatie – nefropatie – turbe
endocrine – ipertiroidismo – iposurrenalismo – epilessia –
neoplasie.
Questo tipo di trattamento non è controindicato per chi
soffre di allergia poiché nel fieno umido tutti i pollini
vengono abbattuti.
Una breve carta d’identità di tre delle tante erbe che
compongono il fieno “benefico” della fitobalneoterapia.
Genziana Maggiore (Genziana lutea)
Appartiene alla famiglia delle Genzianacee. Di questa
pianta si utilizza la radice che viene raccolta in
settembre/ottobre o marzo/aprile. I suoi principi attivi
sono: genziopicrina – sostanza amara – genzianina –
alcaloide – zuccheri ed enzimi.
La genziana viene utilizzata in particolare per le sue
proprietà digestive e febbrifughe – i suoi principi amari
agiscono stimolando e bilanciando la secrezione di succhi
gastrici e biliari – Oltre ad essere ingrediente
principale di liquori amari, aperitivi e digestivi, è un
ottimo rimedio contro la febbre – grazie alla
genziopicrina –

Come si utilizza
Decotto: far bollire in 100 ml d’acqua 2 g di radice – per
circa mezz’ora – Assumere una tazzina di decotto prima dei pasti.

Tintura: far macerare per 8 giorni 20 g di radice in 100
ml di alcool. Assumere ½ cucchiaino prima dei pasti.
Tintura vinosa: far macerare per 8 giorni 3 g di radice in
100 ml di vino. Berne un bicchierino prima dei pasti.
Per le pelli grasse: utilizzare un decotto concentrato o
la tintura diluita in acqua quattro volte. Fare degli
impacchi direttamente sulla pelle pulita – mantenete
l’impacco per qualche minuto -
Piantaggine (Plantago maior)
Appartiene alla famiglia delle Plantaginaceae. Di questa
pianta si utilizzano foglie e semi, le prime vengono
raccolte da giugno ad agosto, i secondi in
agosto/settembre – dalle spighe – I suoi principi attivi
sono: sostanze amare, glucoside aucubina, tannini e
mucillaggini.
Le foglie della Piantaggine possono essere utilizzate in
caso di diarrea come astringenti intestinali. Favoriscono
la diuresi. Utili anche in caso di mal di gola ed
infiammazioni delle mucose orali. Data la loro azione
antinfiammatoria e antipruriginosa, sotto forma di
impacchi o cataplasmi costituiscono un efficace rimedio in
caso di: tracheiti e gengiviti, piccole ustioni, punture di insetti e acne.

Come si utilizza
Foglie (tosse e mal di gola, disturbi intestinali)
Infuso: mettere 3 g di foglie in infusione in circa 100 ml
d’acqua. Assumere 2 o 3 tazzine al giorno.
Semi (antinfiammatorio ed emolliente da utilizzare sia per
la bocca sia per l’intestino)

Decotto: far bollire 5 g di semi in 100 ml d’acqua.
Utilizzare il decotto per fare sciacqui, gargarismi oimpacchi.

Tarassaco (Taraxacum Officinale)
Appartiene alla famiglia delle Asteraceae. Nota soprattutto con il nome di Dente di Leone. Di questa
pianta si utilizzano: i boccioli – si mettono sott’aceto – le foglie – si mangiano in insalata crude o cotte – le radici – una volta tostate vengono utilizzate come surrogato del caffè – il rizoma – viene raccolto in
settembre/ottobre o a febbraio – I suoi principi attivi sono: carotenoidi, fitosteroli, colina, tannini e, nella radice, taraxina e taraxacina – sostanza amara –In generale il Tarassaco agisce sull’intero organismo grazie alle sue proprietà depurative. In particolar modo sono interessati dalla sua azione fegato, reni ed intestino, le cui funzioni vengono regolate e stimolate
dai principi attivi della pianta. Succo, infuso o tintura di Tarassaco possono essere assunti in caso di:
insufficienze epatiche, calcoli biliari, itterizia, inappetenza e dispepsie. Sembra avere anche un leggero
potere lassativo ed agirebbe come lenitivo in caso di infiammazioni emorroidali. Anche la pelle può godere delle proprietà depurative del tarassaco, in particolar modo la pelle impura.

Come si utilizza il rizoma
Azioni: depurazione dell’organismo; azione sulla funzionalità di fegato, reni, intestino
Succo: si possono assumere fino a 4 cucchiaini al giorno.

Infuso: mettere 3 g di tarassaco (rizoma) in infusione in 100 ml d’acqua. Assumere un massimo di 3 o 4 tazze al giorno lontano dai pasti.
Tintura: far macerare per 10 giorni 20 g di tarassaco in 100 ml di alcool – 20° – Assumere non oltre i 3 o 4 cucchiaini al giorno lontano dai pasti.

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