Legambiente e Radicali: Manifesto per una nuova fiscalità ambientale

risparmio energetico

Nel fisco italiano, nelle regole di sfruttamento di molte risorse naturali, nelle bollette dell’energia si annidano costosi sussidi diretti e indiretti al consumo di ambiente. Questo manifesto propone di correggere queste distorsioni eliminando sussidi e sconti fiscali alle fonti fossili e introducendo regole di tutela, di tassazione e di assegnazione trasparenti in tutta Italia per cave, acque minerali, concessioni balneari, consumo di suoli”: esordisce in questo modo il Manifesto comune sulla fiscalità ambientale redatto da Legambiente e dai Radicali italiani, che intende cambiare la fiscalità sulle risorse energetiche e ambientali per premiare l’innovazione, seguendo il principio del “chi inquina paga”.

Oggi in Italia il sistema fiscale avvantaggia l’uso di risorse ambientali non rinnovabili e l’inquinamento, mentre il Paese tassa il lavoro molto più della media UE. Nel fisco italiano si annidano sussidi costosi e sconti ingiustificati al consumo di ambiente: accade ad esempio nelle bollette dell’energia e nelle regole di sfruttamento delle risorse naturali, dalle acque minerali alle concessioni balneari. Da qui l’azione propugnata dal Manifesto, nel quale si legge: “Chi depaupera le risorse ambientali deve sostenerne il costo sociale, con la doppia finalità di contribuire alle azioni di compensazione e di essere indotto a comportamenti più sostenibili. Si tratta del principio “chi inquina paga” presente anche nel Trattato fondativo dell’UE e ripreso nel Protocollo di Kyoto che impegna esplicitamente i firmatari a eliminare i sussidi alle attività climalteranti”.

Gli interventi proposti dal Manifesto prevedono la contemporanea riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e impresa, con aumento del potere d’acquisto per tutte le categorie che oggi non beneficiano di sconti antiecologici. “Il Manifesto – informa una nota congiunta di Legambiente e Radicali – indica modifiche da realizzare in campo energetico, perché sono individuabili esenzioni alle accise sui consumi energetici pari ad almeno 5,7 mld/a nel 2014, quasi tutte a vantaggio del consumo di fonti fossili, in gran parte nei trasporti. Nelle bollette dell’energia pesano sussidi alle fonti fossili pari a oltre 2 miliardi di Euro (dato relativo al 2012), inoltre, gli oneri generali di sistema non sono caricati in modo proporzionale bensì con un sussidio incrociato a favore soprattutto dei consumatori di taglia più grande e di quelli con più grande incidenza dei costi energetici”.

Sul fronte dell’ambiente, la fiscalità è iniqua: i canoni di concessione per l’attività di escavazione stabiliti dalle Regioni sono estremamente bassi o pari a zero, argomentano i promotori del Manifesto, mentre i canoni di concessione per le acque minerali stabiliti dalle Regioni sono bassi, perfino in aree dove vi sono difficoltà di approvvigionamento idrico. Ancora: i canoni per le concessioni balneari sono in larga parte del Paese modesti, le assegnazioni avvengono senza gara, premiano rendite di posizione e hanno generato abusi edilizi e illegalità nei confronti del diritto di accesso alle spiagge, mentre anche la tassazione sulla trasformazione di suoli agricoli e naturali è bassa rispetto alla rendita generata e non spinge al riuso delle aree dismesse o da riqualificare, contribuendo in questo modo al consumo di suolo.

Le proposte di Legambiente e Radicali italiani prevedono, nel settore dell’energia, “l’abolizione di tutte le esenzioni alle accise sui prodotti energetici; la rimodulazione delle accise sui prodotti energetici, a parità di aliquota media, con una componente proporzionale al contenuto energetico e una proporzionale alle emissioni climalteranti; l’eliminazione dalle bollette dell’energia dei sussidi alle fonti fossili e dei sussidi incrociati a favore dei grandi consumatori e dei consumatori energivori, la riduzione dei sussidi agli impianti di generazione da fonti rinnovabili in misura del recupero di competitività determinato dalla riduzione dei sussidi alle fonti fossili”.

Sul fronte dell’ambiente, invece, viene richiesto di introdurre un canone minimo nazionale per le concessioni di escavazione di cava e la fissazione di un’ecotassa minima per lo smaltimento in discarica, di adeguare i canoni per le concessioni balneari in tutta Italia e di recepire la direttiva europea per il rinnovo delle concessioni attraverso gare, nonché di introdurre un contributo per il consumo di suolo agricolo e naturale.

“Dalla crisi si deve uscire attraverso idee nuove, investimenti in riqualificazione e innovazione ambientale – ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – Trovare le risorse è possibile: nel Manifesto abbiamo individuato 10 miliardi tra rendite e sussidi anti-ecologici che devono essere cancellati e spostati su investimenti in efficienza energetica e qualità ambientale, senza dimenticare i benefici di un ripristino della legalità e della trasparenza in settori importanti come le cave e il demanio marittimo, il consumo di suolo, lo sfruttamento delle risorse idriche”. Sostiene a sua volta il Tesoriere dei Radicali Italiani Valerio Federico: “Anche in ambito ambientale l’Italia vìola i principi presenti nelle giurisdizioni internazionali. Nello specifico il trattato fondativo dell’Unione Europea fa riferimento al principio “chi inquina paga”. In Italia chi inquina e chi consuma l’ambiente viene invece premiato. Le proposte di Radicali Italiani e Legambiente promuovono nello stesso tempo concorrenza e tutela dell’ambiente, legalità e riduzione della spesa pubblica. Renzi e Cottarelli siano coraggiosi: rottamino i sussidi per abbassare le tasse su imprese e lavoro”.

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