Legambiente, Ecosistema Urbano: in città tira una “brutta aria”

smog

Nelle città italiane l’inquinamento atmosferico rimane a livello di emergenza, la mobilità nuova (uso delle biciclette e del trasporto pubblico) è ancora lontana, l’acqua è una risorsa gestita male in numerose città. Il tasso di motorizzazione è ancora in crescita, la gestione dei rifiuti è altalenante (ci sono città virtuose e altre molto carenti nella differenziata) e il trasporto pubblico ha una marea di problemi. Nei centri urbani insomma tira “una brutta aria”, dice Legambiente presentando Ecosistema Urbano. Si tratta del rapporto sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani, realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore e giunto alla ventunesima edizione.

Le città italiane, dice l’associazione ambientalista, vanno a tre velocità: ci sono quelle lente, quelle lentissime e quelle statiche. Anche i comuni che registrano risultati migliori non sono affatto perfetti. Dice Legambiente: “Le prime cinque città in classifica sono Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone ma per capire la brutta aria che tira nei nostri centri urbani basta sbirciare le prestazioni dei comuni che dovrebbero essere al top. Trento, per intenderci, ha valori eccessivi di biossido di azoto, Verbania e Belluno perdono un terzo dell’acqua immessa in rete, Pordenone depura poco più della metà dei suoi scarichi fognari. Non è difficile, allora, immaginare qual è la situazione in fondo alla classifica, dove si collocano Agrigento e Isernia, Crotone e Messina, Catanzaro e Reggio Calabria”.

Il rapporto si concentra soprattutto sulla qualità delle politiche ambientali seguite dai capoluoghi di provincia, per osservare l’azione (o la mancata azione) dell’amministrazione comunale per migliorare la mobilità, la gestione dei rifiuti e delle acque e, in generale, la qualità del proprio territorio. “L’insieme dei dati ci dice, ancora una volta, che le città italiane vanno a tre velocità: sono lente, lentissime e statiche”, afferma Legambiente, che nel rapporto ha preso in considerazione 18 indicatori fra i quali indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), sulla gestione delle acque (consumi, dispersione della rete e depurazione), sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), sul trasporto pubblico (sull’offerta e sull’uso che ne fa la popolazione), sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), sull’incidentalità stradale, sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili).

Quali i risultati? Intanto, l’inquinamento atmosferico è ancora a livello di emergenza e aumentano le situazioni critiche nelle città più grandi: per il biossido di azoto (NO2), Trieste, Milano, Torino e Roma fanno registrare valori oltre i 50 μg/mc e le politiche urbane sulla mobilità, uno tra i principali fattori di pressione sulla qualità dell’aria, non sembrano ancora portare i risultati sperati. Il tasso di motorizzazione è ancora in leggero aumento e i dati sugli spostamenti in auto e moto evidenziano che la diffusione di una nuova mobilità, che unisca la possibilità di andare a piedi, in bicicletta e di usare il trasporto pubblico, è ancora lontana. Fra l’altro nel trasporto pubblico non raggiungono la soglia dei 100 passeggeri per abitanti Bari (57 pass./ab), Napoli (56 pass/ab), Catania (47 pass/ab) e Palermo (37 pass/ab).

La produzione dei rifiuti risente della crisi economica e nel 2013 quella procapite scende a una media di 541 kg/abitante (-3,4% rispetto all’anno precedente), mentre la raccolta differenziata arriva al 40,8% (+3,9%). Al di là del valore medio, lo sviluppo della raccolta differenziata mostra ancora gruppi fortemente polarizzati e differenze grandi da città a città: un terzo dei comuni non raggiunge nemmeno l’obiettivo del 35% previsto per il 2006 mentre altre città superano abbondantemente il 50%. Otto comuni- tra cui due città campane, Benevento e Salerno – hanno praticamente raggiunto o superato l’obiettivo di legge del 65%, ponendo le basi per lo sviluppo di un’economia circolare basata sul riciclo e riuso delle risorse che è una dei pilastri fondamentali dell’agenda europea per il 2020.

Altra nota dolente riguarda la gestione delle risorse idriche. La dispersione dell’acqua è molto differenziata: si ferma all’8% a Foggia, a Pordenone e Monza è pari all’11%, a Udine al 13%, a Piacenza e Mantova al 14% e a Vercelli è del 15%. Questi sono però i risultati migliori. Sull’altro fronte, si registrano perdite di rete idrica pari al 70% a Latina, al 76% a Ragusa e Frosinone, al 77% a Cosenza 77%. Ancora oggi in 52 città più del 30% dell’acqua immessa nella rete viene dispersa; in 19 le perdite sono addirittura superiori al 50% (Bari, Como, Chieti, Matera, Messina, Palermo, Massa, Rieti, Gorizia, Catanzaro, Salerno, L’Aquila, Vibo Valentia, Potenza, Sassari, Latina, Ragusa, Frosinone, Cosenza).

Per la depurazione, in testa alla classifica di Legambiente ci sono 43 capoluoghi in grado di servire più del 95% degli abitanti, tra questi 11 raggiungono quota 100%, riuscendo a coprire la totalità della popolazione. Quattro, invece, i comuni, tutti meridionali, in cui viene servita dal depuratore solo la metà, o meno, della popolazione: Benevento (21% di capacità di depurazione), Catania (24%), Messina (48%) e Palermo (49%).

Complessivamente la situazione migliore è per le città medio-piccole, soprattutto nel Nord Italia, anche se fra le prime dieci città in classifica ci sono (dopo Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone) tre città del centro: Oristano, L’Aquila e Perugia.

“Non mancano i segnali di cambiamento: il successo della raccolta differenziata a Milano e Andria, il car-sharing a Roma e Milano, le pedonalizzazioni a Bologna, la mobilità a Bolzano – ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – pochi segnali positivi in una situazione bloccata. Eppure la discussione nel paese sta ripartendo, complice il dibattito sui fondi strutturali e le questioni aperte dalla istituzione delle città metropolitane. Al suo ventunesimo anno, Ecosistema Urbano ripete con evidenza che c’è bisogno di una strategia positiva di trasformazione delle città. Quello che davvero manca è la capacità di immaginare il traguardo, il punto d’arrivo verso cui tendere, sia nel breve che nel lungo o lunghissimo periodo”. Per il presidente di Legambiente “ serve un piano nazionale che assegni alle città un posto di primo piano nell’agenda politica che superi la frammentazione dei singoli provvedimenti e mostri una capacità politica di pensare un modo nuovo di usare e vivere le città”.

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