L’Italia del Censis: ecco la visione dei Consumatori

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Boom dell’informazione sanitaria online. Stato di “salute” delle famiglie. Consumi zero: nel 2013, per il secondo anno consecutivo, le spese degli italiani si sono attestate a livelli inferiori a quelli dei primi anni Duemila. Sono tantissimi i dati che si possono “pescare” nel rapporto Censis sulla situazione sociale del paese presentato oggi e sono proprio quei numeri, e i fenomeni che sottendono, a sollevare l’attenzione delle associazioni dei consumatori. Una delle dimensioni analizzate dal Censis è ad esempio quella del boom dell’informazione sanitaria, effetti negativi compresi. La pratica dell’e-health si è sempre più diffusa e ormai il 41,7% degli italiani cerca informazioni online sulla salute. Scrive il Censis: “La pratica dell’e-health, sempre più diffusa (il 41,7% degli italiani nel 2014 cerca informazioni online sulla salute) ha inevitabilmente contribuito a ridisegnare il rapporto che il paziente instaura con il medico. Non di rado le informazioni reperite online vengono chiamate in causa al momento del confronto diretto con il medico e utilizzate per discutere e confrontarsi sui risultati, ma anche per contestare al medico l’esattezza della sua diagnosi”. Un aspetto negativo, aggiunge il Censis, è legato al fatto che la conoscenza sui temi sanitari non è perfettamente adeguata anche in chi è direttamente coinvolto in una particolare patologia. Spesso non è facile selezionare le informazioni affidabili, dunque è sempre più ampia e va crescendo la percentuale di italiani che pensa che troppe informazioni sulla salute rischiano di provocare confusione.

Sull salute online si sofferma il Movimento Difesa del Cittadino che evidenzia gli aspetti positivi: “Gli italiani iniziano a capire l’importanza del web anche per la salute, adottare sistemi di  telemedicina comporterebbe un risparmio di 14 milioni, non solo per i cittadini ma anche per il Servizio Sanitario Nazionale, con una riduzione del numero dei ricoveri e prestazioni sempre più efficaci – dice l’associazione – Una possibile risposta anche alla chiusura dei piccoli ospedali sempre più scelta dalle Regioni, per via telematica infatti si possono inviare radiografie, fare diagnosi, seguire pazienti cronici. Le nuove tecnologie rappresentano una risorsa e una possibilità di autotutela importante e, anche se l’Italia rispetto agli altri Paesi Europei è ancora molto indietro, il fatto che 4 italiani su 10 siano meno timorosi dei potenziali rischi del web che vedono come contenitore di informazioni utili anche per contestare le diagnosi del medico, lascia ben sperare”.

“Come associazione – prosegue MDC – ci stiamo impegnando per rafforzare la conoscenza e promuovere un uso consapevole delle nuove tecnologie, come supporto e integrazione ai servizi tradizionali offerti in campo medico, proprio per i vantaggi in termini di costi e tempi di attesa e che consentirebbe a tante persone impossibilitate a muoversi di accedere comunque ai principali servizi. Per questo, nell’ambito del progetto Consumatori 2.0, abbiamo realizzato una Guida alla salute online, scaricabile gratuitamente dal nostro sito e attivato una mail, saluteonline@mdc.it, gestita da un esperto pronto a rispondere alle domande dei cittadini”.

C’è poi la dimensione delle famiglie e delle loro difficoltà insieme alla paura di finire in povertà. Dice l’Unione Nazionale Consumatori: “La spesa per generi alimentari delle famiglie italiane è diminuita nel periodo di crisi 2007-2013 del 12,9 in termini reali, contro una dinamica complessiva della spesa per consumi pari a -8%”. “E’ la povertà, il timore di non farcela e l’incertezza per il futuro che hanno spinto le famiglie a smettere di consumare, mandando il tilt il sistema economico – ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori – Quella che stiamo vivendo è una crisi di consumi. Per questo la priorità del Governo dovrebbe essere la riforma fiscale, una riforma che, in attesa che gli equilibri di bilancio possano consentire di far scendere la pressione fiscale, sposti la tassazione dagli italiani più in difficoltà a quelli che stanno meglio”.

Le famiglie devono dunque tornare al centro delle politiche sociali, dice l’Adoc. Sostiene il presidente dell’associazione Lamberto Santini: “Le famiglie devono tornare al centro delle politiche sociali ed economiche, senza un aiuto serio si rischia il crollo. Nel corso degli anni sono state progressivamente abbandonate, gravate di troppe spese e troppe responsabilità, senza nessun aiuto. Le famiglie italiane vivono al limite delle loro possibilità, hanno già dovuto drasticamente tagliare consumi, risparmi e investimenti. Siamo fortemente convinti che, adottando un modello simile a quello presente in Francia e nel Nord Europa, ovvero più figli più aiuti, le famiglie, vera spina dorsale del Paese, possano tornare a respirare e a reinvestire. E a fare figli”.

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