Mdc-Mastercard: la lunga strada verso la cashless society

L’uso del contante costa troppo. La stima più recente parla di 60 miliardi di euro l’anno in tutta Europa. Promuovere la diffusione di nuova cultura cashless è quindi fondamentale per abbassare questa cifra che costituisce inoltre un notevole costo sociale in termini di sostentamento della black economy. L’e-payment al centro di un seminario che si è tenuto ieri a Roma, presso la facoltà di Economia dell’Università Roma 3, uno dei centri di eccellenza italiani in materia.

carte-prepagateIl seminario fa parte delle attività promosse dallo IEPC- Italian E-Payment Coalition, un’idea di quattro associazioni di consumatori italiane (MdC, Cittadinanzattiva, Confconsumatori e Assoutenti), per sensibilizzare cittadini e istituzioni al corretto uso della moneta elettronica, sfruttandone i principali punti di forza, ossia la velocità, la sicurezza e l’accessibilità, ed ha avuto nella giornata di ieri un partner d’eccezione: MasterCard. Il noto marchio di carte di credito e prodotti di pagamento “virtuale”, universalmente utilizzato ed accettato, è infatti impegnato in questo periodo in una campagna di educazione all’uso della moneta elettronica, “Master Your Card”. A discutere dell’argomento, il Dott. Hemant Baijal, Vicepresidente Public Affairs MasterCard Worldwide.

Per anni fanalino di coda europeo e mondiale oggi “il mercato italiano sta progressivamente diventando più dinamico e attivo sul fronte della diffusione dei sistemi di pagamento elettronico. Lo dimostrano le cifre: dal 2007 al 2013 il numero dei possessori di carte di debito è passato da 34,4% a 45,7% e quelle delle prepagate dal 5,8% al 19,8%. Inoltre l’87% della popolazione adulta ha un account di pagamento”, dichiara Baijal, “Tuttavia, a fronte di questa crescita degli strumenti a disposizione, il denaro rappresenta la forma di pagamento più utilizzata sia in termini di numero di transazioni eseguite (56%) sia in termini di valore complessivo dei pagamenti (95%)”.

Quali sono dunque i motivi principali di questa situazione, per certi versi “anomala”? “Credo sia innanzitutto un fattore culturale ad ostacolare la diffusione di una cashless society”, spiega Baijal, “Secondo i dati a mia disposizione, in Italia l‘uso degli strumenti di pagamento elettronico è fermo al 43-44%, contro il 93% del contesto generale. E questa è una condizione che deve cambiare”.

Quali sarebbero i vantaggi per i cittadini-consumatori? “Lo spostamento verso l’uso del denaro elettronico non rappresenta un vantaggio solo per il singolo consumatore che può effettuare i suoi acquisti ovunque, in maniera veloce e sicura, ma anche e soprattutto per l’intera società che ne guadagnerebbe in termini di maggiore trasparenza ed equità”. La promozione dell’utilizzo di questi strumenti diventa quindi necessaria in un contesto come quello italiano, in cui la lotta all’evasione e all’economia sommersa rappresentano una priorità. “L’impegno del Governo a stabilire partnership con soggetti finanziari per sostenere campagne di educazione dei cittadini è quanto mai necessario”, precisa ancora l’esperto, “bisogna aumentare la percezione che i cittadini hanno dei vantaggi ottenibili da questi strumenti. I giovani chiaramente sono più ricettivi a riguardo, specie per quanto riguarda il mobile payment, settore in cui l’Italia è effettivamente ancora indietro rispetto ad altri contesti. Ed è proprio sul segmento “Young” che bisogna concentrarsi maggiormente, evidenziando anche i rischi connessi con un uso sconsiderato del denaro virtuale”.

Altri aspetti tutti italiani da prendere in considerazione sono poi la difficoltà di pagamento tramite Pos e le commissioni interbancarie, sui quali IEPC sta conducendo da tempo vere e proprie battaglie. La direttiva europea che obbliga l’installazione del Pos per i commercianti a partire dal 1 luglio ha avuto un’applicazione sui generis nel nostro Paese, dal momento che all’obbligo non corrisponde alcuna sanzione per chi non lo rispetta; mentre per quanto riguarda le commissioni interbancarie, nell’Eurozona si prevede un cap unico sulle transazioni. Questo sistema causerà minori introiti per le banche e maggiori risparmi per i commercianti, ma i cittadini vedranno i costi dei loro conti correnti crescere e i prezzi dei beni di consumo invariati. Il passaggio ad una vera e propria società del denaro “virtuale” è insomma ancora piena di ostacoli, piccoli e grandi, da superare.

 

di Elena Leoparco

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