Moneta elettronica per piccoli pagamenti: funzionerà?

Pagare col bancomat e con la carta di credito anche il caffè e la colazione al bar e comunque le piccole spese. Questo l’obiettivo di un emendamento alla legge di Stabilità, presentato dal Partito democratico in Commissione Bilancio alla Camera, che punta a cancellare il tetto dei 30 euro al di sotto del quale i commercianti possono rifiutare i pagamenti elettronici, tagliare le commissioni per le transazioni al di sotto dei cinque euro e a introdurre sanzioni per gli esercenti che non si dotano dei pos o non permettono il pagamento con moneta elettronica. Funzionerà?

Da una parte c’è dunque l’aumento della soglia per l’uso del contante a 3 mila euro. Dall’altra il tentativo di far aumentare la diffusione della moneta elettronica anche per pagamenti di piccolo importo. Le associazioni dei consumatori apprezzano l’ipotesi, gli esercenti un po’ meno. Adiconsum ad esempio ricorda che l’uso della moneta elettronica in Italia non è ancora decollato, nonostante i vantaggi legati alla riduzione della possibilità di subire un furto e alla diminuzione della possibilità di perdere il contante. Dice l’associazione: “Vero è che i costi del POS si aggirano in media sui 2.000 euro l’anno, comprendendo l’installazione, il canone annuale e il noleggio della macchinetta, ma è anche vero che i costi del commerciante vengono poi scaricati sul prezzo di vendita del prodotto che viene acquistato dal consumatore, sia che usi sia che non usi le carte di pagamento. Un emendamento alla Legge di stabilità in discussione – ricorda Adiconsum – prevede l’introduzione della possibilità di pagare con le carte di pagamento anche importi di 5 euro e sanzioni per i commercianti/professionisti che non si dotano del POS e non consentono ai consumatori il pagamento con la moneta elettronica. Del resto la norma sull’obbligo del POS in vigore dal 2014 senza sanzioni non ha avuto quel potere deterrente che ci si attendeva. Vedremo se tale emendamento entrerà a far parte dell’impianto della nuova Legge di stabilità”.

Si proceda a passo spedito sulla scelta di potenziare la moneta elettronica – dichiara Pietro Giordano, presidente nazionale di Adiconsum – Essa rappresenta il futuro, un futuro che ci vede fortemente indietro rispetto a molti paesi dell’Europa. Il pagamento con le carte non è solo una questione di maggiore comodità ma è anche di costi e di sicurezza. Il denaro circolante, infatti, costa agli italiani circa 10 miliardi e andare in giro con denaro contante è pericoloso per le fasce deboli come gli anziani, spesso vittime di furti. Inoltre, le carte di pagamento sono anche un valido strumento di lotta all’evasione fiscale. In Europa – continua Giordano – si paga ormai con gli smartphone e noi siamo ancora a discutere se è giusto o meno pagare con le carte di pagamento. È chiaro che i maggior costi non devono ricadere come al solito sui consumatori ma dovranno essere supportati anche dal sistema bancario che in tal senso risparmia non poco, purtroppo,  in termini occupazionali (chiusura e informatizzazione degli sportelli) e sui costi fissi per il trasporto, la conservazione e la messa in sicurezza del denaro circolante”.

L’emendamento è promosso anche dal Codacons. “Sul fronte dei pagamenti con carte l’Italia è il fanalino di coda d’Europa – denuncia il presidente Carlo Rienzi – Mentre all’estero è consuetudine oramai da anni pagare anche il caffè con il bancomat, nel nostro paese si registrano resistenze ed ostacoli assurdi. Basti pensare che oggi la legge obbliga gli esercenti ad accettare pagamenti con carta di credito solo per importi superiori ai 30 euro, ma non prevede alcuna sanzione per chi impedisce ai consumatori di utilizzare strumenti di pagamento elettronici. Praticamente l’anarchia più totale a esclusivo vantaggio degli esercenti, che finora hanno beneficiato di tale lacuna normativa”. L’associazione da parte sua chiede “sanzioni pesantissime” per chi rifiuterà il pagamento con bancomat anche per piccoli importi.

Sul fronte opposto ci sono gli esercenti, preoccupati soprattutto del costo del provvedimento. “È giusto favorire l’utilizzo della moneta elettronica, ma bisogna assolutamente evitare di creare nuovi vincoli ed obblighi per le imprese e che i costi dell’operazione ricadano interamente su di esse – dice Confesercenti – Come abbiamo sempre sostenuto, un maggiore uso della moneta elettronica sarebbe senz’altro positivo, perché diminuirebbe i rischi ed i costi connessi alla gestione del contante e andrebbe nella direzione di una maggiore possibilità di scelta da parte dei cittadini. Occorre però stare attenti ai possibili effetti collaterali per le imprese: infatti il previsto taglio delle commissioni sotto i 5 euro, efficace solo nel caso in cui sia totale, comunque non basta. La maggior parte delle attività commerciali vende prodotti di prezzo superiore, e l’aggravio portato dall’obbligo di Bancomat potrebbe raggiungere, secondo le nostre stime, i 1.700 euro l’anno per impresa”. Per Confesercenti il costo delle commissioni “si potrebbe rivelare fatale per tutti quegli esercizi caratterizzati da pagamenti di piccola entità ma di grande volume – come i gestori carburanti, bar, tabaccai ed altri – che vedranno il proprio margine, già messo a dura prova dalla crisi, ridursi ulteriormente”. Quale dunque la proposta? “Se davvero vogliamo favorire la moneta elettronica, – dice Confesercenti – sarebbe meglio percorrere la strada degli incentivi fiscali, da riservare alle imprese e ai consumatori che usano carte di debito e di credito. Una strategia che, nei Paesi dove è stata applicata ha dato ottimi risultati, dando vita a un vero boom di transazioni elettroniche”.

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