Osservatorio: come fare a disdire il contratto con la compagnia telefonica

 

 

Quando ci sono dei problemi con l’operatore della linea telefonica, oppure troviamo delle proposte più convenienti, come le offerte di Infostrada, quelle di Tiscali o Telecom, dobbiamo effettuare una disdetta del vecchio contratto per sottoscriverne uno nuovo.

 

Ecco che allora sapere qual è la tariffa per il telefono fisso più conveniente tra le tante che ci propone il mercato è importante se vogliamo risparmiare oppure se non vogliamo avere più problemi con l’operatore. Ma come fare? Vediamolo insieme in questa breve guida.

 

Per prima cosa, quando pensiamo a una disdetta della compagnia telefonica, dobbiamo sapere il costo che tutto questo ci richiederà. Quello che ci viene richiesto dalla compagnia è stato concordato con l’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni, l’Agcom, ma l’importo varia da gestore a gestore. Quindi per controllare che questa cifra non sia troppo alta ci basterà andare sul sito dell’Agcom e controllare.

 

Inoltre l’Autorità ha anche emanato delle delibere in cui ha stabilito le fasi del passaggio da un operatore a un altro, chiamate donating e recipient,  per poi capire quali sono le spese addebitabili al cliente per l’esercizio della facoltà di disdetta del contratto.

 

In una di queste delibere si legge che possono essere posti a carico dell’utente solo i costi effettivamente sostenuti dall’operatore per la disattivazione del servizio, e la spesa deve essere dimostrabile secondo “il concetto di pertinenza del costo che dovrà essere interpretato in senso oggettivo ed imparziale, valido per tutti gli operatori e secondo criteri di causalità/strumentalità dei costi/ricavi” come scritto.

 

Tra i costi per il consumatore c’è anche la migrazione,  cioè tutto quell’insieme di attività di disattivazione del profilo preesistente e poi le lavorazioni tecniche da effettuarsi in fase di attivazione del nuovo operatore, che è il recipient.  Eventuali costi di disattivazione posti a carico dell’utente “non sono in linea di massima giustificati” perché già previsti dal nuovo operatore.

 

Ogni operatore ha dovuto sottoporre all’Autorità le spese forfetarie chieste per la disattivazione e la migrazione, secondo uno schema grafico che mostra in particolare i costi della dismissione delle offerte e delle opzioni ad esse collegate. Ci possono essere i casi dei contratti di voce e Adsl, per esempio, dove si va dai 34,90 euro agli 84.

 

Quando i consumatori si accorgono di avere delle richieste di costi non in linea con quelli previsti, possono denunciare la vicenda all’Autorità, compilando l’apposito modello D che è reperibile sul sito, oppure
possono promuovere un tentativo di conciliazione secondo le indicazioni reperibili sempre sul sito web dell’Autorità, alla pagina dedicata.

 

Per quanto riguarda i costi chiesti per l’esercizio del recesso delle promozioni che sono vincolate alle condizioni contrattuali esistenti al momento della sottoscrizione delle offerte, qui dipende sempre dalle penali presentate dall’operatore.

 

Il suggerimento più importante quindi è sempre valutare bene i pro e i contro della disdetta del contratto perché in alcuni casi può anche essere un costo troppo alto mentre sarebbe più utile effettuare solamente la migrazione del contratto.

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