Osservatorio: meno prestiti alle donne, i dati di Banca d’Italia

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Trovare un prestito può essere facile se si sa come cercarlo: in alcuni casi è sufficiente sfruttare le occasioni che si presentano online, altre volte è meglio informarsi sui prestiti Inpdap, nel caso si appartenga alla categoria dei dipendenti pubblici, oppure, se si è lavoratori dipendenti, è possibile ottenere la cessione del quinto o, ancora, si può offrire alla banca un garante. Le possibilità per riuscire ad avere l’erogazione del prestito che ci interessa quindi non mancano se si conoscono e si sanno utilizzare le proprie carte.

La richiesta di un prestito, tuttavia, potrebbe essere più ostica di quanto già non sia nel caso il richiedente fosse una donna: la maggior parte delle donne a guida di un nucleo familiare, infatti, presenta una situazione di fragilità economica che impedisce l’accesso al credito. Questa e altre interessanti considerazioni emergono dall’elaborazione dei dati di Banca d’Italia sui Bilanci delle famiglie italiane nel 2012, effettuata dall’istituto di ricerca Red Sintesi.

La crisi c’è per tutti. Ma, è inevitabile, non tutti la vivono allo stesso modo o ne pagano gli effetti in egual misura. La differenza di salario tra uomini e donne, ad esempio, è un forte criterio di disparità che si riflette, non senza conseguenze, anche sulle famiglie. Ulteriori effetti si riscontrano prendendo in considerazione il rapporto tra famiglie e credito; chi più ha, in pratica, più è in grado di ottenere.

Quella che emerge è una forte disparità tra le famiglie guidate da uomini e quelle che hanno in donne under 65 il loro capofamiglia: queste ultime, da altre statistiche, risultano più istruite ma allo stesso tempo guadagnano meno, possiedono meno beni durevoli e ricorrono più facilmente a prestiti in famiglia, evitando, se possibile, di rivolgersi alle banche. Il primo dato significativo è quello che riguarda la ricchezza netta (immobili, attività reali e finanziarie).

Le famiglie con un capofamiglia di sesso femminile, infatti, hanno una ricchezza netta di 105mila euro, inferiore di ben 40 mila euro rispetto a quella di nuclei familiari guidati da un uomo. Rispetto al periodo precedente alla crisi economica le donne hanno visto crollare la ricchezza della propria famiglia del 21%, gli uomini solo dell’8,5%. Le famiglie capitanate da una donna posseggono in media un reddito annuo di 27.700 euro, contro i 33.700 dei maschi.

Scendendo ancora di più nel dettaglio, essendo il reddito la fonte primaria di ricchezza, notiamo che le lavoratrici dipendenti guadagnano in media 1200 euro al mese, ben 400 in meno rispetto ai colleghi uomini. Analizzando i risultati che emergono dalle statistiche di Banca d’Italia, gli esperti di Red Sintesi parlano di una fragilità economica in aumento: le donne infatti fammo meno acquisti di beni durevoli e soprattutto tendono a non chiedere soldi alle banche ma preferiscono rivolgersi all’aiuto di parenti e amici.

“Sono gli uomini che acquistano più auto e mobili – scrivono gli esperti di Red Sintesi – mentre le donne tendono a rimandare a tempi migliori acquisti così impegnativi. Non solo, anche carte di credito e conti online sono più appannaggio dei capofamiglia maschi”. I capofamiglia donne tendono a indebitarsi di meno anche per l’acquisto della casa. Solo il 60% dei nuclei familiari guidati da una donna possiede la casa in cui vive, contro il 65% delle famiglie con a capo un uomo.

“Si tratta di appartamenti di dimensioni più piccole rispetto a quelle degli uomini, per nuclei familiari più ristretti: nella maggior parte dei casi non hanno più di tre componenti -  spiegano gli esperti di Red Sintesi - Anche questo, insieme al ricorso al credito per canali informali, è il sintomo di una maggiore instabilità economica delle donne, che optano per scelte di acquisto più caute e meno onerose”. Anche se in alcuni casi questa tendenza si potrebbe spiegare anche con una minore propensione al rischio e alla volontà di impedire a tutti i costi ricadute sul proprio nucleo familiare.

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