Pari opportunità, MDC e Codacons: discriminate a lavoro 8 donne su 10

Le pari oppoLogoPariOpportunità1-198x300rtunità, in Italia, sono ancora dispari: le donne guadagnano meno degli uomini, fanno meno carriera e difficilmente occupano posti ai vertici di aziende e istituzioni. Ma, dato ancora più preoccupante, oggi hanno grandi difficoltà ad entrare o ri-entrare (magari dopo la nascita di un figlio) nel mondo del lavoro. E’ il quadro emerso da un’indagine condotta da Movimento Difesa del Cittadino e Codacons nell’ambito del progetto “Dalle pari opportunità alla partecipazione protagonista”.

Sarà complice la crisi, ma la condizione delle donne italiane ha davvero bisogno di essere messa al centro di decisioni importanti. E questo non vale solo per la politica: anche il mondo associativo ha bisogno di fare passi avanti e di riconoscere alla donna un ruolo maggiore.

Se alcuni dati ci sembrano ormai quasi scontati (ad esempio il fatto che le donne siano poco rappresentate nella sfera politica e istituzionale), altri dovrebbero allarmarci ancora di più: il 70% degli intervistati dichiara di aver avuto un’esperienza diretta o indiretta di discriminazione di genere sul lavoro (l’80% delle donne). Oltre alla diferrenza salariale o contrattuale e a tutti quelli aspetti ancora troppo legati ad uno stereotipo della donna non pienamente inserita nel mondo del lavoro, ci sono enormi difficoltà pratiche: in primis la maternità che in Italia è ancora vista come un ostacolo alla carriera o a qualsiasi impegno lavorativo. Non solo non ci sono le tutele adeguate e i servizi necessari, ma è il mondo stesso del lavoro a non essere tanto “aperto” alle donne madri.

Non parliamo del Sud dove la donna che lavora è già di per sé un’eccezione. Nel Mezzogiorno la percezione di essere discriminate è  presente anche nelle giovani donne, mentre nella media aumenta con l’aumentare dell’età.

Un altro dato eclatante riguarda i casi di discriminazione in ambito lavorativo: come si risolvono? Nel 30% dei casi non si risolvono, nel 20% si risolvono con il licenziamento e nel 25% con un cambio di mansione. Solo il 12% dei casi si risolve per vie legali e il 5% con una segnalazione ai mass media.

Non servono molti altri dati per spiegare come l’Italia sia indietro, almeno rispetto ad altri Paesi europei, sul tema delle pari opportunità. E lo dimostra anche la fotografia scattata nell’ambito del progetto di MDC e Codacons sulla presenza delle donne nel mondo delle associazioni: mentre da una parte le donne consumatrici sono molto attive (il 53% dei nuovi iscritti alle associazioni ogetto di indagine nel 2013 è donna) dall’altra il loro ruolo all’interno di queste associazioni non è poi così riconosciuto. Certo sono tante le donne che ci lavorano, ma in poche occupano posti la vertice e nessuna associazione ha ne suo statuto una norma sulle quote rosa. Tra le associazioni oggetto dell’indagine ci sono anche Legambiente e Telefono Azzurro, che forse dovrebbero fare qualcosa in più.

 

Su questo punto il Presidente del Movimento Difesa del Cittadino, Antonio Longo, ha preso un impegno: “Faremo di tutto per dare seguito a questo progetto e partiremo proprio da un’alleanza nel mondo delle associazioni volta ad approfindire il tema del ruolo della donna nel nostro mondo. Solo se riusciamo ad avere una percezione concreta e completa del quadro possiamo pensare di dare un supporto vero alle donne. Da qui poi possiamo passare al piano politico-istituzionale dove già qualcosa si è mosso. Questo Governo – ha aggiunto Longo – comunque la si pensi, è stato già protagonista di un grande cambiamento dando molto spazio alle donne anche ai vertici di alcune delle più importanti aziende italiane. Noi possiamo cercare interlocutori politici, portando alla loro attenzione il nostro lavoro e cercando di dare risposte concrete ai bisogni delle donne”.

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