Pasqua, UNC: occhio a prezzi e qualità sulla tavola della festa

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Come scegliere l’uovo di Pasqua e la tradizionale colomba? Possiamo fidarci della  tipica carne in commercio? In vista della Pasqua dall’Unione Nazionale Consumatori arrivano alcuni consigli per acquisti sicuri e più consapevoli, sia sul versante della qualità dei prodotti sia su quello dei prezzi. Dice Agostino Macrì, esperto di sicurezza alimentare dell’associazione: “Uova di cioccolato, colombe pasquali e altre tipicità: saranno i protagonisti delle tavole di Pasqua, ma attenzione a prezzi e qualità”.

Capitolo uova. “Le uova di cioccolato -spiega Macrì- sono una ‘derivazione’ delle uova sode che venivano colorate in occasione della Pasqua; oggi sono la gioia di ogni bambino, anche se si fa sempre meno caso alla qualità del cioccolato, al suo peso e al costo unitario. Pur essendo tutta la cioccolata sicura dal punto di vista nutrizionale, la quantità di cacao è determinante per differenziare un cioccolato di pregio da uno di minore valore: un cioccolato fondente in cui il cacao è molto superiore al 50 per cento, ad esempio, dovrebbe costare di più di un cioccolato al latte, anche se non sempre è così.  Nella scelta dell’uovo – prosegue l’esperto – è sempre bene leggere attentamente le etichette, facendo attenzione alla data di scadenza del prodotto e alla qualità del cioccolato: solo il ‘cioccolato puro’ non contiene oli tropicali o altri grassi vegetali; in caso contrario, deve essere riportata la dicitura ‘contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao’, dicitura che deve essere ben visibile e chiaramente leggibile in modo da essere di facile e immediata consultazione per il consumatore. Non dimentichiamo, infine, che l’etichetta può fornire indicazioni utili anche sul prezzo adeguato del prodotto: considerato il contenuto in cacao della cioccolata (inferiore al 50%) e valutati i costi di produzione, di confezione e della sorpresa, un prezzo ragionevole dovrebbe aggirarsi tra i 35 e i 45 euro al Kg”.

Ci sono poi le colombe. Anche in questo caso, spiega Macrì, i costi possono variare in funzione non tanto della qualità e della sicurezza, quanto delle strategie di vendita: “E’ infatti possibile trovare una colomba della stessa marca con prezzi molto diversi tra i vari punti di vendita: in alcuni casi si tratta di vendite ‘civetta’ per indurre i consumatori a fare altri acquisti nello stesso esercizio commerciale – spiega l’esperto – Bisogna soltanto evitare di abboccare e di limitarsi ad acquistare soltanto i prodotti i cui costi sono effettivamente convenienti”.

“Per quanto riguarda la carne – afferma Macrì- ne esistono di diversi tipi e i costi di produzione sono molto diversi, tuttavia non sempre si riflettono sul prezzo al consumatore finale. Attualmente parte della carne ovina in commercio è di importazione e diviene sempre più difficile riuscire a distinguerla: non si può escludere che venga venduta carne importata (magari dall’Australia) come italiana, senza adeguate indicazioni in etichetta. Si tratta quindi di fare molta attenzione e confidare nella serietà dei rivenditori”.

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