Patronati, Consumatori contrari al taglio dei fondi

 

I Consumatori sono contrari al taglio ai patronati previsto nella legge di Stabilità: sarebbe un danno per milioni di cittadini che si rivolgono a questo servizio, e non poche sono le persone “a rischio” – disoccupati, migranti, pensionati – che proprio qui trovano un’occasione unica per far valere i propri diritti. Nel frattempo una petizione lanciata dai patronati contro i tagli ha già raccolto un milione di firme che saranno consegnate oggi al presidente del Senato Pietro Grasso che riceverà i presidenti del Centro Patronati.

L’incontro, spiega una nota, era stato richiesto dai quattro patronati nei giorni scorsi, con una lettera nella quale richiamavano l’urgenza di modificare la norma contenuta nella legge di Stabilità 2015, approdata all’esame del Senato, che “taglia 75 milioni di euro le risorse al Fondo patronati sulle attività già svolte non ancora saldate, riduce al 62 per cento l’acconto dei finanziamenti su attività e servizi già erogati e taglia del 20 percento in modo strutturale il Fondo dei Patronati, alimentato dai contributi previdenziali dei lavoratori, destinato alla tutela gratuita dei cittadini”. Acli, Inas, Inca e Ital consegneranno al presidente del Senato il milione di firme dei cittadini, raccolte a sostegno della petizione “No ai tagli ai Patronati”.

No ai tagli è anche la posizione di diverse associazioni di Consumatori. “Tagliare i fondi ai patronati significa tagliare la tutela dei diritti a oltre 50 milioni di cittadini consumatori – dichiarano Adiconsum, Adoc, Adusbef, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Lega Consumatori in una nota – i patronati rappresentano un servizio imprescindibile di difesa dei diritti concernenti la contribuzione da lavoro, la salute, la cittadinanza, l’assistenza sociale ed economica, la previdenza pubblica e complementare. A loro si rivolgono non solo i lavoratori e le famiglie ma anche i disoccupati, i pensionati, i cittadini stranieri, che rappresentano il 18% degli utenti. Ovvero tutte quelle fasce di popolazione a rischio, i soggetti più deboli e svantaggiati, i meno tutelati, che vedono nei Patronati l’occasione di vedere difesi i loro diritti, di vedere ascoltate le loro richieste e i loro dubbi. I Patronati svolgono, inoltre, una fondamentale funzione di radicamento sul territorio, costituendo un momento di aggregazione, civiltà e solidarietà soprattutto nelle aree più svantaggiate”. Le associazioni denunciano inoltre che senza i patronati “sulla Pubblica Amministrazione graverebbe un danno di oltre 650 milioni di euro, necessari per poter svolgere le funzioni ad oggi in capo ai Patronati. Per tutti questi motivi riteniamo sia impensabile prevedere tagli ai fondi, così come quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2015. Un pensiero condiviso da oltre un milione di cittadini che hanno già firmato la petizione per difendere l’accesso gratuito ai loro diritti”.

I centri patronati hanno denunciato che il taglio previsto mette in pericolo l’assistenza gratuita ai cittadini italiani e stranieri su decine e decine di tipologie di servizi: “La riduzione del 35% dell’aliquota previdenziale destinata ad alimentare il fondo patronati non costituisce un risparmio per nessuno. Lo 0,226% dei contributi sociali versati da circa 21 milioni di lavoratori oggi assicura a oltre 50 milioni di persone la possibilità di usufruire dei servizi gratuiti dei patronati”, hanno detto in una nota unitaria i patronati Acli, Inas, Inca e Ital. I tagli alle risorse sono dunque considerati “un attacco diretto contro i cittadini. Se venissero confermati – si legge sul sito delle Acli – questi istituti, che difendono e promuovono i diritti previdenziali e socio-assistenziali, non potrebbero più garantire i servizi finora offerti. Inoltre il numero di coloro che rischiano di perdere il lavoro si attesta attorno al 70% degli organici complessivi dei vari patronati, ovvero migliaia e migliaia di persone”.

Per questo, afferma ancora il comunicato congiunto, si tratta di “una scelta scellerata che metterà in ginocchio la rete di solidarietà dei Patronati che rimangono l’unico welfare gratuito a favore dei disoccupati, dei pensionati, dei lavoratori, dei cittadini stranieri e degli italiani all’estero. Tutti loro si troveranno a pagare per un servizio oggi gratuito, con il rischio di dover rinunciare alle tutele previdenziali e assistenziali cui hanno diritto. L’uguaglianza di accesso ai diritti sarà cancellata. Ed inoltre, per svolgere lo stesso lavoro, oggi compiuto dai Patronati, la Pubblica amministrazione dovrebbe aprire e gestire circa 6.000 nuovi uffici permanenti e aumentare gli organici di oltre 5.000 persone. Il costo complessivo per la Pubblica amministrazione (Inps, Inail e ministero dell’Interno) sarebbe di 657 milioni di euro“.

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