Quixa-RDS: gli italiani e la crisi, dalla rinuncia al consumo consapevole

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Quando è sceso il reddito, la prima tattica è stata quella di rinunciare alle spese, anche a quelle fondamentali come le cure mediche, finite in un cambiamento della “scala di valori” dei consumi che ha riguardato abbigliamento, cultura, viaggi. Ma il numero di cittadini che sta facendo rinunce progressivamente va ora diminuendo perché si stanno adottando nuove strategie di risparmio: si riscopre il fai da te, soprattutto per la gestione della casa, si incontrano gli amici a casa e non nei locali, si fanno acquisti sul web e si sviluppa un consumo più consapevole. In questo percorso, negli anni della crisi il rapporto fra cittadini e istituzioni è diventato estremamente critico e solo negli ultimi tempi gli italiani stanno riacquistando fiducia. E se si guarda all’informazione, buona parte dei cittadini è “disaffezionata” perché quest’ultima è vista come veicolo di ansia. Sono questi alcuni dei principali risultati del ritratto degli italiani, e del loro rapporto con il contesto sociale, culturale e politico dal 2011 a oggi – anni di crisi – fotografati dalla ricerca “Stetoscopio – Il sentire degli italiani”, un’indagine quali-quantitativa, promossa dalla compagnia online QUIXA e da RDS Radio Dimensione Suono e condotta dall’istituto di ricerca MPS Marketing ProblemSolving, che per quattro anni ha analizzato periodicamente il vissuto degli italiani, per capire quanto e in che modo sono cambiati come cittadini e come consumatori.

Il profilo tracciato è quello del consumatore italiano dal 2011 a oggi. Punto uno: la crisi ha toccato indubbiamente il reddito degli italiani. Nel 2012 il 49% ha dichiarato di aver visto diminuire il proprio reddito. E se la riduzione è continuata nel tempo, erodendo anno dopo anno i budget familiari, sembra però che il numero complessivo di coloro che hanno registrato e prevedono ulteriori peggioramenti economici stia diminuendo: sono scesi al 43% nel 2013, arrivati al 27% nei primi mesi del 2014 e le previsioni per il 2015 si assestano al 7%.

Meno risorse significa rinunciare a molte spese: nel 2012 il 95% degli intervistati ha affermato di aver dovuto fare rinunce, e anche in questo caso i risultati riferiti al 2014, con una percentuale pari all’82% segnano un miglioramento. Nel tempo è cambiata la scala di valore dei consumi: alcuni, che prima erano considerati essenziali, sono diventati solo utili, oppure procrastinabili, oppure accessori. Fra questi in realtà sono finite anche le spese mediche, che fra il 2011 e il 2013 per molti sono diventate “procrastinabili”. Stessa sorte è toccata ad abbigliamento e calzature. Anche gli hobbies sono diventati consumi del tutto accessori nel 2012, così come la cultura. I lunghi viaggi e l’aiuto domestico, nella maggioranza dei casi, sono usciti del tutto dai consumi delle famiglie. Secondo la ricerca, però, “la spirale sembra essersi fermata. Nel primo semestre del 2014 i consumatori italiani hanno cominciato a dare nuova priorità a molti beni e servizi che erano stati messi da parte: le spese mediche sono tornate a essere considerate almeno tra i consumi utili, mentre la cultura e gli hobbies hanno assunto un ruolo ancora più rilevante rispetto al 2011 e oggi sfiorano il livello di spese utili”.

L’alternativa è diventata un consumo più consapevole e strategie di risparmio che permettono di mantenersi vicini al proprio stile di vita senza sforare il budget disponibile. Rileva la ricerca: “Dai dati rilevati dal focus dedicato alle strategie di risparmio promosso da QUIXA è emerso, innanzitutto, che in questi anni gli italiani hanno riscoperto il “fai-da-te”: tutto ciò che può essere fatto in prima persona fa risparmiare. Una delle principali aree di spesa alle quali sono state applicate strategie di questo tipo è la gestione della casa: oltre l’82% degli intervistati ha imparato a utilizzare meglio gli elettrodomestici di casa,il 79% provvede da solo alle piccole riparazioni di casa. Anche il guardaroba è gestito con più attenzione: il 79% adatta e mantiene meglio i propri vestiti e il 63% ha rinunciato alla tintoria. Lo stesso vale per il tempo libero, dove gli incontri in casa hanno sostituito quelli nei locali nel 73% dei casi; d’altronde si cucina anche di più, se è vero che il 19% delle persone fa la pizza o il pane in casa. Nel campo dei trasporti, oltre la metà degli italiani (56%) ha diminuito l’utilizzo dell’auto a favore di mezzi pubblici, bicicletta o di sane passeggiate. Il 13% degli automobilisti, inoltre, ha installato un impianto a metano per risparmiare sul carburante”. Il risparmio per gli italiani si abbina al commercio elettronico: fra i beni e servizi ritenuti più vantaggiosi sul web ci sono abbigliamento, scarpe e accessori (43%), prodotti culturali e di intrattenimento come libri, cd, dvd e giochi (31%), elettronica (28%), biglietti aerei (18%) e new device come smartphone e tablet (16%). Per riuscire ad effettuare acquisti vantaggiosi, il 45% dei consumatori si rivolge a siti di vendita multimarca come Amazon o Yoox.

Uno sguardo al rapporto con le istituzioni mette in evidenza che c’è stata una crisi profonda che ora si accompagna e segnali di miglioramento. Secondo l’indagine, “nel 2012 e nel 2013 il 62% degli italiani definiva il proprio rapporto con le Istituzioni “sterile e passivo”. Forte la percezione di incomunicabilità con gli organi governativi (67% nel 2012 e il 71% nel 2013 dichiara di sentirsi poco o per niente ascoltato dalle Istituzioni). L’avvento del Governo Renzi sembra aver riavvicinato parzialmente gli italiani alle Istituzioni (il 40% torna a sentirsi abbastanza attivo nel rapporto con loro)”.

Altro tema interessante riguarda infine il rapporto con i mezzi di comunicazione: se si rinuncia a cinema e concerti, l’intrattenimento fornito dai media assume maggiore importanza. Però, spiega la ricerca, gli italiani hanno cominciato a rifiutare l’ansia da “cattive notizie”: “Per una buona parte degli italiani i mezzi di comunicazione sono troppo spesso veicolo di cattive notizie che generano preoccupazione, tanto da creare una sorta di rifiuto nei confronti dei media. Anche in questo settore emerge, quindi, la necessità di un approccio positivo, in cui venga dato spazio anche a “buone notizie” che consentano di trovare elementi di ottimismo in uno scenario instabile”.

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