Rapporto FareAmbiente: le “etichette packaging” al top tra le frodi alimentari

uomo supermercato

Vietare le etichette dei prodotti alimentari è più facile ed economico che sofisticarli. E’ il fenomento delle “etichette packaging” il più diffuso secondo il Rapporto sulle frodi agroalimentare di FareAmbiente. La contraffazione di denominazioni e origini dichiarate è in forte crescita: nel 2013 la contraffazione di etichetta da parte dei Nac (Nucleo Anticontraffazione dei Carabinieri Politiche agricole) ha regisrato oltre 3,3 milioni di sequestri contro i 643mila dell’anno precedente.

 “La criminalità ha intuito il business grandissimo che vi è nel settore agroalimentare e sempre più spesso oltre che contraffare, impone i prodotti della loro catena”, ha detto il presidente dell’associazione ambientalista, Vincenzo Pepe. Un esempio sono i kit creati a tavolini per l’autoproduzione di vino e formaggio partendo da polvere di mosto, acqua, additivi chimici o polvere di caglio nel caso dei prodotti caseari.

“Il 2013 sarà ricordato anche per la grande falla scoperta nel sistema dei controlli europei con lo scandalo della carne equina – ha ricordato la professoressa Anna Zollo coordinatrice del rapporto, sottolineando che la situazione “è critica non solo dal punto di vista delle etichette e della tracciabilità”. E di fronte una evidente crescita del numero di irregolarità sorge una domanda: si amplia anche la dimensione della criminalità? Paolo Russo, membro della Commissione agricoltura alla Camera non è pessimista: “Vedo la risposta nell’aumento dell’attenzione sul fronte della sicurezza e qualità agroalimentare anche grazie a norme che hanno consentito di migliorare le performance di contrasto”.

D’altra parte si afferma da più parti che il sistema dei controlli italiano sia il migliore al mondo e i dati di ispezioni e sequestri lo confermano. Alla citata attività dei Nac si sottolineano, nel 2013, i circa 12mila controlli dei Nas presso il Ministero della Salute, gli oltre 180 reati accertati dal Corpo Forestale, le 12mila tonnellate di prodotti irregolari sequestrate dalla Guardia di Finanza a cui si aggiungono 280mila ettolitri di prodotto. Nella filiera ittica si segnalano le attività della Guardia Costiera che ha elevato lo scorso anno circa 5mila sanzioni  e gli oltre 36mila controlli dell’Ispettorato centrale della tutela qualità e repressione delle frodi.

Controlli che hanno portato alla luce casi di carenze di igiene, impiego di sostanze pericolose, ma anche contraffazione e imitazioni che seppur non vanno a minare la salute umana sono un enorme danno un paese dove la vocazione agricola e gastronomica rappresentano la base dell’economia italiana. E in questo contesto “la globalizzazione – ha detto Maurizio Gasparri, vice Presidente del Senatoè una grande opportunità ma ci espone anche a molti rischi. Pensiamo all’esempio di prodotti base provenienti da paesi con normative diverse da quelle italiane e che vengono trasformati nel nsotro paese come nel caso delle conserve di pomodoro”.

A cura di Silvia Biasotto

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