Ricette mediche in farmacia, Garante Privacy: “Sì ma in busta chiusa”

Dottore

Addio alle ricette lasciate presso gli studi medici o le farmacie? Falso allarme: non c’è nessun problema, le ricette mediche potranno essere lasciate presso le farmacie o gli studi per il ritiro da parte dei pazienti “purché siano messe in busta chiusa” in modo da tutelare la riservatezza dei pazienti. È quanto afferma il Garante Privacy che in questo modo vuole ridimensionare un allarme che s’era diffuso nei giorni scorsi. La paura era che non si potesse più lasciare la ricetta al paziente senza una consegna diretta.

La stessa Federazione dei medici di famiglia (FIMMG) nei giorni scorsi ha ripreso una notizia che parla di un aumento dei controlli da parte della Guardia di Finanza e di una “stretta” a medici e pediatri a cui viene richiesta maggior attenzione verso i dati sensibili dei pazienti, pena multe che potrebbero arrivare fino a 50 mila euro. “Alcuni medici di famiglia hanno già adottato contromisure: in futuro le richieste di ricette e le ricette compilate potranno essere consegnate e ritirate solo in determinati giorni e orari, e solamente nelle mani del medico in persona o della sua segretaria. Addio quindi al vecchio schedario in cui finivano i foglietti di tutti”, scriveva la Fimmg.

Oggi il Garante per la Protezione dei dati personali ha diffuso una comunicazione che mira a rasserenare gli animi: le ricette possono essere lasciate ma in busta chiusa. Dice il Garante: “Le ricette mediche possono essere lasciate presso le farmacie e gli studi medici per il ritiro da parte dei pazienti, purché siano messe in busta chiusa. Lasciare ricette e certificati alla portata di chiunque o perfino incustodite, in vaschette poste sui banconi delle farmacie o sulle scrivanie degli studi medici, viola la privacy dei pazienti”.

Con una lettera inviata al Presidente della federazione italiana medici di medici generale (Fimmg), il Presidente del Garante per la privacy, Antonello Soro, è intervenuto per “sgombrare il campo da allarmi ingiustificati su presunti divieti dell’Autorità, che si sono diffusi nei giorni scorsi a seguito di articoli e lettere dei lettori apparsi su alcuni quotidiani – prosegue la nota – Il Garante ha dunque precisato che le procedure, in vigore già da tempo, consentono ai medici di lasciare ai pazienti ricette e i certificati presso le sale d’attesa dei propri studi o presso le farmacie, senza doverglieli necessariamente consegnare di persona. Per impedire la conoscibilità da parte di estranei di dati delicati, come quelli sanitari, è però indispensabile che ricette e certificati vengano consegnati in busta chiusa. La busta chiusa è tanto più necessaria nel caso in cui non sia il paziente a ritirare i documenti, ma una persona da questi appositamente delegata”. Si tratta fra l’altro di “semplici regole di buon senso” che permettono di rispettare la riservatezza delle persone senza creare aggravi e difficoltà.

“Ingiustificati anche i timori riguardo a un particolare “accanimento” nei controlli ispettivi del Garante nei confronti dei medici di base – precisa il Garante Privacy – Nella lettera l’Autorità ha sottolineato che l’attività di verifica, svolta a tutela della riservatezza e della dignità dei pazienti, riguarderà infatti il settore sanitario nel suo complesso – a partire dai rischi connessi alle grandi banche dati sanitarie, al fascicolo sanitario elettronico, alla telemedicina – e non specificamente i trattamenti svolti dal singolo medico”.

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