Senza zuccheri e senza olio di palma: il boom dei prodotti free from

 

Senza conservanti, naturalmente. Senza coloranti. Con pochi grassi e soprattutto senza zuccheri aggiunti. No Ogm, grazie. E ovviamente, senza olio di palma. Gli esperti li chiamano “free from”: sono quei prodotti che dichiarano espressamente in etichetta di essere privi di un ingrediene, di un additivo, di un nutriente. Ormai quasi 19 prodotti alimentari su cento si dichiarano senza qualcosa e sono almeno 13 i claim di questo tipo riscontrati sulle etichette di oltre 6700 prodotti, che in pochi anni sono arrivati a pesare per il 28,4% sul giro d’affari dell’alimentare in Italia.

Il mondo del free from piace sempre di più, conquista gli italiani e rappresenta un settore particolarmente dinamico. Ormai non si tratta più di consumi di nicchia, destinati a pochi consumatori con esigenze particolari. Il free from piace e fra le migliori “performance” in termini di mercato – con un aumento percentuale di vendite consistenti – ci sono i prodotti “senza zuccheri aggiunti” e quelli “senza olio di palma”, questi ultimi il vero “caso” del 2016. A rilevare questo andamento è l’Osservatorio Immagino, lo studio sui fenomeni di consumo creato da GS1 Italy e Nielsen,  che ha analizzato il richiamo al free from sulle etichette e sul packaging di 36 mila prodotti alimentari venduti in supermercati e ipermercati di tutta Italia (esclusi acqua e alcolici). I prodotti caratterizzati dall’assenza o dalla riduzione di alcuni componenti, come additivi o zuccheri, sono diventati parte dei consumi di massa. Si legge nello studio: “Ne ha fatta di strada, in pochi anni, il “free from”. Tanto che quella che era una tipologia di prodotti creata per rispondere alle particolari esigenze di un target specifico e nata come nicchia para-farmaceutica, oggi nel food & beverage è diventata assolutamente mainstream. Anzi, è arrivata a rappresentare la famiglia più “pesante” in termini di giro d’affari del mondo alimentare, escluso acqua e alcolici, rilevato nell’Osservatorio Immagino: ben 6.711 prodotti per un venduto che, nel corso del 2016, ha superato i 6 miliardi di euro, in crescita annua del 2,3%. In altre parole, più del 28% del giro d’affari è generato dai prodotti presentati come ‘senza’“.

L’Osservatorio ha identificato i diversi claim presenti sulle etichette, dal  “senza conservanti” al “senza Ogm”, dal “senza grassi idrogenati” al “poche calorie”. “Gli stili di consumo e le scelte di acquisto fatte emergere dall’Osservatorio Immagino raccontano la nascita e la crescita di nuovi segmenti che vanno oltre le tradizionali categorie merceologiche – ha detto Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy – Il free from ne è il migliore esempio: nato con pochi prodotti destinati a pochi consumatori, ha ampliato e segmentato l’offerta arrivando ad assecondare richieste e tendenze salutistiche sempre più peculiari e specifiche sia sul fronte della naturalità che del salutismo”.

Il claim più diffuso fra i free from è “senza conservanti”, presente sull’8,5% dei 36 mila prodotti alimentari monitorati per una quota complessiva del 12,7% sul giro d’affari complessivo. Nella stessa linea si inseriscono anche il claim “senza coloranti”, che accomuna il 4,3% dei prodotti, quello “senza OGM” (presente sull’1,9% delle etichette), il “senza grassi idrogenati” (1,7%) e il “senza aspartame” (0,1%). L’Osservatorio evidenzia però che le vendite a valore di questi prodotti sono complessivamente in calo, mentre crescono altri claim che rispecchiano meglio le nuove sensibilità dei consumatori. Sono i “senza additivi”, presente sull’1,9% delle etichette e con un business in aumento annuo del 3,8%, insieme a un’attenzione sempre più alta per l’assenza di grassi, zuccheri e olio di palma. Il bilancio, spiega l’Osservatorio, è positivo per le vendite di prodotti “senza sale” (+15,2%), “senza olio di palma” (+13,5%), “senza zuccheri aggiunti” (+10,5%), “senza grassi saturi” (+6,9%), con “poche calorie” (+3,3%), privi o a minor contenuto di grassi (+2,2%) o di zuccheri (+2,1%).

Particolare il caso dei prodotti che rivendicano in etichetta l’assenza di olio di palma, che si sono moltiplicati nell’arco di poco tempo. Scrive ancora l’Osservatorio: “Il vero “fenomeno” del 2016 è stato l’olio di palma. Il tam-tam mediatico che ha riguardato questo prodotto, il dibattito tra chi lo accusa e chi lo difende, le prese di posizioni e le controprese di posizione, l’hanno fatto diventare il componente più eliminato dai prodotti alimentari. In 12 mesi le vendite di prodotti senza olio di palma sono aumentate del 13,5% arrivando a una quota complessiva del 5,7%”.

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