Servizi non richiesti, Antitrust apre indagine su Vodafone, Telecom, Wind e H3G

gelosia

Compagnie telefoniche nel mirino dell’Autorità Antitrust che contesta ai principali operatori – Vodafone, Telecom, Wind e H3G – l’attivazione di servizi a pagamento non richiesti o richiesti inconsapevolmente. Il professionista, spiega l’Autorità, “avrebbe fornito agli utenti di telefonia mobile servizi a pagamento (cd. servizi premium) non richiesti e/o richiesti inconsapevolmente e addebitato i relativi importi sul credito telefonico dei consumatori”.

La segnalazione è arrivata dai consumatori e dal Codacons e riguarda l’omissione di informazioni rilevanti sui contratti di telefonia mobile, il ricorso a sistemi automatici che finiscono per addebitare sul credito telefonico del cliente servizi non attivati in modo consapevole, il ricorso a meccanismi che fanno accedere inconsapevolmente a servizi a pagamento (ad esempio quando si sfiora lo schermo con la mano).

Spiega l’Antitrust nel suo bollettino: “Nello specifico, sarebbero state attuate le seguenti condotte: a) l’omissione di informazioni rilevanti e/o la diffusione di informazioni non rispondenti al vero circa l’oggetto del contratto di telefonia mobile e, in particolare, l’abilitazione dell’utente alla ricezione di servizi a pagamento durante la navigazione in mobilità, le caratteristiche essenziali, le modalità di fornitura e di pagamento dei suddetti servizi, nonché circa l’esistenza del c.d. blocco selettivo e la necessità per l’utente di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco; b) l’implementazione da parte dell’operatore di telefonia mobile di un sistema automatico di trasferimento del numero di telefono dell’utente (cd. “enrichment”) dal gestore ai Content Service Provider (CSP) che editano i contenuti digitali a pagamento e il successivo automatico addebito del servizio sul credito telefonico dell’utente senza che quest’ultimo abbia mai inserito il proprio numero telefonico o si sia, in altro modo consapevole, reso riconoscibile”.

Nei confronti di Telecom Italia e H3G, fra le pratiche contestate si aggiunge “l’utilizzo da parte dei CSP e degli operatori di telefonia (anche in qualità di Internet Service Provider ISP) di modalità di presentazione dei messaggi volti a promuovere i servizi a pagamento (link, pop up e banner presenti nelle app o sui siti web) contenenti informazioni non rispondenti al vero e/o omissioni informative circa gli elementi principali dell’offerta (caratteristiche, prezzo ecc.) e i diritti dei consumatori nella contrattazione a distanza (recesso ecc.), nonché caratterizzate da meccanismi che determinano l’accesso ai predetti servizi e la loro attivazione con conseguente relativo addebito sul credito telefonico, in modo accidentale o, comunque, in assenza di una espressa manifestazione di volontà del consumatore (sfioramento manuale dello schermo da parte dell’utente, clik sul pulsante che identifica il comando di chiusura del relativo banner)”.

Ha detto il presidente del Codacons Carlo Rienzi: “Si tratta di servizi che gli utenti non avevano mai richiesto, e che si ritrovavano a pagare loro malgrado. Ora, se saranno accertati comportamenti scorretti e violazioni dei diritti dei consumatori, avanzeremo azioni risarcitorie nei confronti delle 4 società telefoniche, finalizzate a far ottenere ai loro clienti il rimborso delle somme ingiustamente addebitate sul credito telefonico”.

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