Sovraindebitamento: 12 linee di credito e la famiglia non ce la fa più

Famiglia Bella

Sdebitiamoci: come? Fra pluriaffidamento, pagamento di oneri eccessivi e spesso sconosciuti, società di recupero crediti che talvolta corrono dietro al consumatore con fare persecutorio, il fenomeno del sovraindebitamento da un lato sta crescendo e coinvolge sempre più famiglie, dall’altro chiama in causa la necessità di rivedere i rapporti fra consumatori, banche, finanziarie e società di recupero crediti. Qualcosa si sta muovendo: l’Unirec (Unione nazionale di imprese a tutela del credito) ha avviato a maggio la Fondazione Forum Unirec-Consumatori.

Sovraindebitamento. C’è il consumatore costretto a rivolgersi alla finanziaria per pagare il conguaglio di una bolletta. C’è il lavoratore dipendente cui la cessione del quinto si porta via 810 euro sulla busta paga e a cui rimangono solo 140 euro al mese per sopravvivere. C’è la consumatrice che cambia lavoro, passa da full time a part time, ma il quinto che le viene prelevato è sempre lo stesso, col risultato che si vede prelevare 500 euro al mese su 800 disponibili. E c’è chi arriva a chiedere aiuto perché ha attivato dodici linee di credito e non riesce a pagare. Sono questi i problemi delle famiglie che si ritrovano in una situazione di sovraindebitamento, tema affrontato oggi nell’incontro “Sdebitiamoci” organizzato a Roma da Federconsumatori e dall’Ambulatorio Antiusura per “provare a risolvere alcuni problemi fra banche, finanziarie, società di recupero crediti e consumatori”, come ha detto in apertura Sergio Veroli, vicepresidente Federconsumatori.

Veroli ha ricordato i numeri del fenomeno: nel 2000 in Italia c’erano 190 mila famiglie sovraindebitate, pari allo 0,9%; nel 2012 sono diventate 1 milione 200 mila, pari a circa il 5% del totale. Tutto questo in un contesto che non promette bene: i redditi non aumentano, la disoccupazione sale, i costi dei servizi sono in costante rincaro e volano più dell’inflazione, fatta eccezione per i servizi telefonici, e l’Italia conta numeri da primato in Europa per quanto riguarda i costi di energia, assicurazioni e banche. Nel rapporto con banche e finanziarie l’asimmetria del consumatore è ampia e riguarda sia le informazioni che ha a disposizione sia il suo potere contrattuale. “Non basta neanche la trasparenza, perché ci vuole correttezza e onestà”, ha detto Veroli che si è poi soffermato su tre aspetti critici ricorrenti nei casi di sovraindebitamento.

Il primo riguarda il pluriaffidamento: le persone sono affidate a più finanziarie e a più banche. Proprio di recente il Tribunale di Catania ha omologato un piano del consumatore nel quale la famiglia era stata affidata a sette finanziarie e due banche. Il secondo – ha detto Veroli – riguarda gli oneri eccessivi che si pagano: spesso gli indebitati non conoscono il tasso di interesse delle proprie carte revolving o della cessione del quinto. Il terzo aspetto riguarda la persecuzione attuata da alcune società di recupero crediti”. Per Veroli non basta l’approvazione di un codice di condotta con le società di recupero crediti: bisogna chiamare in causa la “corresponsabilità” di banche e finanziarie nel momento in cui si affidano a una società di recupero crediti. Non solo. Aggiunge Veroli: “Dal 2009 c’è l’Arbitro Bancario Finanziario: è importante e funziona. Ci aspettiamo però che la Banca d’Italia non intervenga solo ex post. La Banca d’Italia deve intervenire a monte dei problemi”.

Dove c’è sovraindebitamento si sviluppano inoltre, ha spiegato l’avvocato Gabriella Arcuri di Federconsumatori, i “professionisti della soluzione del debito”che promettono online di “sistemare i debiti senza soldi”. Dall’Ambulatorio Antiusura (che gestisce circa mille utenti l’anno) arriva poi una denuncia su quelle che sono le modalità vessatorie fatte da alcune società di recupero crediti: telefonate ossessive anche nei giorni di festa, presentazione alla porta di casa di personale che si qualifica come “esattore” e simula una telefonata col giudice, arrivo nella posta di buste simili alle notifiche degli atti giudiziari, cui si aggiunge il cambiamento continuo di interlocutori per cui si passa da una società di recupero crediti a un’altra. Chi si ritrova in questo “girone infernale” rischia di impazzire. Il che non significa che non ci sia la necessità di promuovere un uso responsabile del denaro e maggiore consapevolezza da parte dei consumatori. Ma “un recupero corretto è anche un modo per garantire un recupero più efficace”, ha detto Luigi Ciatti, presidente dell’Ambulatorio Antiusura, sottolineando ancora una volta l’espansione del fenomeno. Nel 2013 c’è stato un aumento del 20% delle richieste di aiuto arrivate all’Ambulatorio, su una tendenza già in crescita nel 2012 e che manterrà questo trend anche quest’anno. Negli anni di attività dell’Ambulatorio è inoltre cambiata l’utenza assistita: prima si trattava soprattutto di imprenditori, artigiani, commercianti, ora “il sovraindebitamento riguarda per più del cinquanta per cento le famiglie”, i lavoratori dipendenti e i pensionati. E se serve una campagna di prevenzione del fenomeno, è anche vero che “il problema è l’eccesso di credito che viene fatto – aggiunge Ciatti – Ci sono persone che arrivano con dodici linee di credito. Chiediamo una verifica attenta nell’erogazione del credito”.

Il salto di qualità ci sarà quando banche e finanziarie si impegneranno ad affidare il recupero crediti a società che rispettano determinate linee guida. Anche “dall’altra parte della barricata”, per così dire, le iniziative non mancano. Anche se si ribadisce come il confronto internazionale veda l’Italia in una situazione di minore indebitamento rispetto ad altri paesi. I numeri dati da Giuseppe Piano Mortari, direttore operativo Assofin (Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare) dicono che sul piano internazionale l’indebitamento dei privati a livello procapite è pari a circa 70 mila euro in Svizzera contro i circa 10/11 mila euro in Italia e che il peso medio delle rate rispetto al reddito delle famiglie è del 9,2%, in flessione negli ultimi anni. Piano Mortari ha ricordato le iniziative attuate per affrontare il problema del sovraindebitamento: la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con Unirec sulle condizioni generali di contratto e di un codice deontologico che le associate si impegnano ad adottare; il progetto Monitorata che intende dare la possibilità di valutare preventivamente la sostenibilità dell’impegno finanziario che si vuole attivare; il progetto “cosa fare in caso di difficoltà” per rivedere determinati piani di rimborso; il sostegno all’iniziativa legislativa per l’introduzione della disciplina sulla procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento. “Non vedo difficoltà”, ha risposto il direttore operativo Assofin, alla domanda sulla possibilità di sottoscrivere un codice di condotta che impegna ad affidarsi solo a società di recupero crediti che seguano determinate linee guida.

Un’esperienza di dialogo con le associazioni di consumatori è quella che viene da Unirec (Unione nazionale imprese a tutela del credito) che dialoga con le associazioni dal 2004 e che a maggio ha lanciato il Forum Unirec-Consumatori (insieme ad Adiconsum, Cittadinanzattiva, Federconsumatori, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino). Le finalità del Forum, ha spiegato il presidente Unirec Gianni Amprino, sono la realizzazione di un codice comportamentale – “Se l’associato non rispetta questo Codice lo cacciamo” – l’attivazione di strumenti di conciliazione fra consumatori e imprese del recupero crediti, il monitoraggio del rapporto, delle attese e della soddisfazione dei consumatori nei confronti dei servizi di recupero crediti, la possibilità di consentire scelte consapevoli da parte dei consumatori e quella di definire regole certe per gli operatori. L’intento finale è dunque quello di promuovere azioni di collaborazione con le imprese titolari del credito, le loro associazioni e le authority.

Insieme al lancio dei primi piani del consumatore, qualcosa si sta muovendo.

 

di Sabrina Bergamini

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