Tassazione rendite finanziarie, da domani si passa dal 20 al 26%

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Da domani, 1° luglio, la tassazione sulle rendite finanziarie (gli interessi dei conti bancari e i guadagni delle azioni, le obbligazioni, i fondi comuni e alcune categorie di polizze sulla vita) aumenta di 6 punti, passando dall’attuale 20% al 26%. Sono esclusi i titoli di Stato e i Buoni fruttiferi, la cui tassazione resta al 12,5%. Non vengono, inoltre, toccati gli interessi maturati al 30 giugno. Un cambiamento che ha fatto e farà ancora discutere.

Semplificando, l’aliquota di tassazione del 26% si applica:

  • sugli interessi e altri proventi di conti correnti, depositi bancari e postali, maturati dal 1° luglio 2014;
  • sui redditi derivanti da obbligazioni, titoli simili e cambiali finanziarie, sugli interessi, premi e altri proventi derivanti dalle obbligazioni, maturati a partire dal 1° luglio 2014, indipendentemente dalla data di emissione dei titoli.

Con la circolare n.19/E del 27 giugno 2014, l’Agenzia delle Entrate ha illustrato le novità introdotte dal D.L. n. 66/2014 (c.d. Decreto Renzi), fornendo le indicazioni operative per la corretta applicazione delle nuove disposizioni. Si ricorda che è stata mantenuta l’applicazione di aliquote ridotte per talune tipologie di redditi di natura finanziaria al fine di salvaguardare alcuni interessi generali di carattere pubblico oppure specifici interessi meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento. Rimane dunque confermata l’aliquota del 12,5% per i titoli pubblici italiani (come titoli del debito pubblico, Boc, Bor, Bop, buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti) e titoli equiparati, emessi da organismi internazionali, nonché per le obbligazioni emesse da Stati esteri white list e da loro enti territoriali.

In via generale, la nuova aliquota del 26% si applica ai redditi di capitale per i quali il diritto a percepirli ovvero il diritto ad esigerne il pagamento sia sorto dal 1° luglio 2014 in poi. Per quanto riguarda i dividendi, ai fini dell’applicazione dell’aliquota nella misura del 26%, si deve fare riferimento esclusivamente alla data di incasso degli utili mentre, non assumendo dunque rilevanza la data di delibera dei dividendi. Definita anche la decorrenza per le varie tipologie di obbligazioni. Sui redditi di capitale percepiti in dipendenza di contratti assicurativi, nonché sulle plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso dei predetti contratti, le relative imposte sostitutive sono ora dovute nella misura del 26%, e tale misura si applica ai redditi di capitale derivanti da contratti sottoscritti dal 1° luglio 2014 e alle plusvalenze realizzate a decorrere da tale data indipendentemente dalla data di stipula dei contratti.

La circolare prosegue poi individuando i diversi regimi di tassazione per gli organismi di investimento collettivo del risparmio (sia per i partecipanti, sia per gli OICR), le gestioni individuali di portafoglio ed infine per i redditi diversi di natura finanziaria (come le plusvalenze).
Un attenzione particolare viene posta anche all’affrancamento che consente ai contribuenti di assumere come costo fiscalmente riconosciuto delle attività finanziare il valore alla data del 30 giugno 2014, in luogo dell’originario costo. Ai fini dell’affrancamento, l’imposizione sostitutiva è applicata, sia nell’ambito del regime dichiarativo che amministrato, con l’aliquota del 20% sulla differenza fra il valore delle attività finanziarie al 30 giugno 2014, determinato secondo i criteri previsti dal decreto affrancamento, e il valore o costo di acquisto delle stesse o il valore già precedentemente affrancato. Infine il documento di prassi si sofferma sull’abrogazione della ritenuta del 20%, prevista dal D.L. n. 66/2014, che esplica effetti ai fini dell’esonero dall’obbligo di compilazione del quadro RW da parte dei contribuenti e di segnalazione da parte degli intermediari.

“La gestione del cambiamento di aliquota – commenta Olivia Zonca, responsabile dell’area fiscalità finanziaria di BNP Paribas Securities Services – è questione estremamente complessa. Oltre ad adeguare le procedure, occorre informare la clientela circa la possibilità di “affrancare” i capital gain maturati sugli strumenti finanziari detenuti su un certo conto titoli  alla data del 30 giugno. In questo caso il contribuente può scegliere  di assicurarsi  la tassazione al 20% pagando, senza vendere i titoli, un’imposta sostitutiva sulla plusvalenza “latente” ai valori di borsa del 30 giugno, con l’effetto che solo i proventi realizzati dopo tale data saranno tassati al 26%”. “Occorre tuttavia – precisa Olivia Zonca – che ogni situazione sia attentamente vagliata caso per caso con l’aiuto del proprio intermediario, perché le variabili da considerare sono tante. Si tenga ad esempio conto della presenza di eventuali minusvalenze non ancora utilizzate sul proprio dossier titoli, che possono quindi essere “spese” per ridurre il valore della plusvalenza latente da tassare al 20%, eventualmente richiedendo questa informazione alla propria banca.  Il cliente deve però anche considerare che per essere effettiva, la procedura di affrancamento prevede la messa a disposizione dell’intermediario della provvista per versare le imposte sulle plusvalenze latenti”.

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