UE boccia l’etichetta a semaforo

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“Finalmente l’Unione Europea ha capito come il sistema di etichettatura adottato in Gran Bretagna sia fuorviante per i consumatori e penalizzante i prodotti “Made in Italy”. Con queste parole Lamberto Santini, presidente dell’Adoc, commenta la decisione della Commissione che oggi ha deciso di aprire una procedura d’infrazione contro il governo britannico, per l’introduzione di un sistema di etichettatura a ‘semaforo’ sugli alimenti.

Per il momento, l’esecutivo europeo ha dato il via libera all’invio a Londra di una lettera di messa in mora in cui non si mette in causa l’obiettivo perseguito dal Regno Unito di informare i consumatori e di proteggere la loro salute, ma si contesta il modo in cui viene perseguito l’obiettivo, attraverso, appunto l’etichetta a semaforo.

“La decisione della Commissione Ue sul sistema di etichettatura a semaforo inglese conferma l’opportunità dell’iniziativa che abbiamo assunto da tempo su questo strumento e le preoccupazioni espresse dalla maggioranza dei Paesi membri nell’ambito del Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dell’Ue. La salute dei consumatori e la loro corretta e trasparente informazione sugli alimenti sono valori assolutamente condivisi da tutti gli Stati dell’Unione europea, ma vanno tutelati attraverso metodi adeguati e efficaci. L’etichettatura a semaforo, invece, fornendo informazioni approssimative e fuorvianti, penalizza prodotti di qualità, come quelli a denominazioni d’origine, tutelati dall’Europa proprio per il loro valore” ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina.

“La corretta alimentazione è frutto di un delicato equilibrio, che coniuga la qualità dei prodotti con le giuste quantità. Chi è obeso, a meno che non sia affetto da una patologia, ha rotto questo equilibrio. Ha bisogno di ricomporlo ed ha bisogno di farlo attraverso una corretta informazione. L’etichetta a semaforo non può assolvere tale compito, in quanto informazioni basilari per il consumatore, quali la composizione, la provenienza, il disciplinare adottato, non possono ridursi ad un’etichetta a semaforo” è il commento, invece, di Pietro Giordano, presidente nazionale Adiconsum.

L’etichetta nutrizionale britannica ha fatto molto discutere anche nel nostro Paese: secondo Coldiretti, ad esempio, nemico del semaforo, l’etichetta “mette ingiustamente a rischio circa 2,5 miliardi di export di prodotti made in Italy, dai formaggi ai salumi, fino all’olio d’oliva”. L’etichettatura nutrizionale varata dal Regno Unito, spiegano gli agricoltori, rappresenta “una scelta dettata dalla volontà di diminuire il consumo di grassi, sali e zuccheri ma che, non basandosi sulle quantità effettivamente consumate ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti come l’olio extravergine d’oliva e promuovere, al contrario, le bevande gassate senza zucchero, fuorviando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale. Il semaforo rosso penalizza, infatti, la presenza di materia grassa superiore a 17,5 grammi, quello giallo tra 17,5 grammi e 3 grammi e il verde fino a 3 grammi. Una scelta che è già stata adottata in molti supermercati e che, pur non essendo legge, mette ora in pericolo alcuni settori cardine dell’export made in Italy in Gran Bretagna”. A rischio ci sarebbero, dice Coldiretti, i salumi e le preparazioni di carni, i formaggi, compresi il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano, l’olio d’oliva e i dolci.

Il dibattito ha interessato anche le associazioni dei consumatori nel nostro Paese dove tutte si sono schierate contro l’etichetta a semaforo ad eccezione di Altroconsumo che, invece la appaoggia sostenendo che “l’etichetta a semaforo fa paura perché funziona”. Sull’altro versante, il Movimento Difesa del Cittadino, afferma che “la logica del semaforo non dice nulla sulla quantità da mangiare o da evitare, non tiene conto se chi mangia è un bambino di 5 anni o un adulto di 30, una donna incinta o un atleta, un diabetico o un iperteso”.

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