Vendite al dettaglio ancora giù, Istat: a luglio -2,5% di alimentari

spesa-supermercato

Ancora una contrazione delle vendite al dettaglio: l’Istat registra per il mese di luglio un calo dello 0,1% su giugno, con una flessione maggiore per i prodotti alimentari (-0,5%). L’indice trimestrale maggio-luglio 2014 segna una flessione dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti, ma è il confronto con luglio 2013 che lascia perplessi: le vendite sono scese dell’1,5%, con una forte flessione di quelle alimentari che in un anno sono calate del 2,5% (-1% per i prodotti non alimentari).

Le vendite diminuiscono per tutte le forme distributive, sia per la grande distribuzione (-0,9%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-2,0%). Nel primi 7 mesi del 2014, l’indice grezzo diminuisce dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Una variazione negativa di pari entità (-1,1%) si è registrata sia per le vendite di prodotti alimentari sia per quelle di prodotti non alimentari.

“Quasi la metà delle famiglie (47%) dichiara che le difficoltà economiche hanno avuto un effetto negativo sui consumi con la ricerca di prodotti e varietà low cost, rinuncia alle primizie e la ricerca di punti vendita più economici, con tre milioni di famiglie che vanno nei discount”.  E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio.

Secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ nel carrello della spesa il 23% degli italiani ha ridotto i quantitativi di ortofrutta, il 21% acquista prodotti e varietà che costano meno, il 16% rinuncia a prodotti che costano troppo (dalle ciliegie ai frutti di bosco), il 13% è andato alla ricerca di punti vendita con prezzi più bassi. Le difficoltà economiche hanno dunque costretto molti italiani a preferire l’acquisto di alimenti più economici e la Coldiretti mette in guardia dai rischi che possono nascondersi dietro prezzi troppo bassi: ricette modificate o uso di ingredienti di minore qualità, fino a vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri. “E una quota rilevante di cittadini compra meno perché  ben 8 su 10 – conclude la Coldiretti – ha addirittura scelto di mangiare il cibo scaduto, con una percentuale che è aumentata a maggio del 18% dall’inizio del 2014 secondo il rapporto 2014 di Waste watcher knowledge for Expo”.

Condividi questo articolo