Vestiti, Greenpeace-Swg: un italiano su due ha più abiti del necessario. E il 20% è shopping addicted

Armadi pieni di abiti che aspettano di essere indossati e con l’etichetta ancora attaccata. Più scarpe del necessario, più borse di quante ne servano. Il senso di euforia dello shopping fatto d’istinto seguito da un vuoto ancora maggiore. E qualche spesa decisamente fuori budget. Il risultato? Un quinto degli italiani può essere considerato shopping addicted. E i vestiti in eccesso si traducono in una montagna di rifiuti tessili difficili da smaltire.

Così Greenpeace ha fotografato le abitudini di acquisto degli italiani in un’indagine condotta per l’associazione da Swg su un campione di mille italiani e relativo alle abitudini nell’acquisto di capi di abbigliamento. Un paio di dati rende bene l’idea di quale fenomeno si stia indagando: un italiano su due dichiara di possedere più capi di abbigliamento di quelli che davvero gli servono e il 46% afferma di avere nel guardaroba abiti mai utilizzati o addirittura ancora provvisti di etichetta. “La presenza di offerte e promozioni rappresenta una tentazione irresistibile per tre italiani su quattro ma, viste le basse percentuali di riciclo degli abiti, questo genera un elevato impatto ambientale – commenta Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – Il sondaggio mostra che un quinto degli italiani è dipendente dallo shopping, si tratta dei cosiddetti shopping-addicted. Se queste abitudini non cambiano, nei prossimi anni il nostro pianeta sarà invaso da montagne di rifiuti tessili. È necessario invertire la rotta: prima di effettuare il nostro prossimo acquisto abbiamo il dovere di chiederci se ne abbiamo realmente bisogno”.

L’associazione da anni è impegnata nella campagna Detox, che chiede di eliminare l’uso delle sostanze chimiche pericolose nell’industria tessile, settore produttivo fra i più inquinanti. Anche a causa del grande impiego di fibre sintetiche derivanti dal petrolio come il poliestere, il riciclo dei capi di abbigliamento a fine vita è molto difficile, spiega Greenpeace, e da qui si comprende il senso dell’indagine, che evidenzia quanto tanti consumi siano eccessivi – e come i consumatori lo sappiano bene. Aggregando infatti le risposte in cui ci si dichiara parzialmente d’accordo, per lo più d’accordo e completamente d’accordo, dall’Indagine sulle abitudini degli italiani nell’acquisto di capi di abbigliamento emerge che il 51% degli intervistati dichiara di avere più vestiti di quanti ne abbia bisogno; il 39% dichiara di possedere più borse di quante ne abbia davvero bisogno; il 44% più scarpe e il 45% più accessori.

Per il 54% degli intervistati lo shopping è considerato un’ottima cura contro la noia e per il 48% uno dei metodi usati per alleviare lo stress. Ma il 33% dice anche che dopo l’euforia e la soddisfazione di aver fatto spese folli si sente ancora più vuoto. Lo shopping dunque dà euforia, ma il 24% degli intervistati confessa di comprare spesso oggetti che non può permettersi e fuori dal suo budget.

Per tre persone su quattro le promozioni sono una tentazione irresistibile: il 72% dice che gli capita di fare acquisti non programmati solo perché ci sono articoli in promozione, scontati, o senza spese di spedizione; il 25% dice di acquistare prodotti “raccomandati dalle celebrità” anche se non ne ha bisogno; il 27% afferma che se è un prodotto è “in edizione limitata” lo acquista sempreil 36% spesso dice a se stesso di limitare gli acquisti e spese ma non ci riesce quasi mai.

Così gli armadi si riempiono di vestiti in attesa di essere indossati. Il 46% degli intervistati dichiara di trovare almeno qualche volta nel guardaroba abiti che non ha mai indossato o con ancora addosso l’etichetta. Per il 42% vedere consigli di moda e tendenza su Facebook e Instagram aumenta la voglia di fare shopping. Il 34% dice di comprare prodotti che vanno oltre il suo budget.

Quasi il 30% delle persone subisce una qualche influenza dai social media in fatto di moda. Nel dettaglio, il 21,6% dimostra un’influenza media, per cui alcuni outfit o consigli di moda lo invoglia a fare shopping, mentre c’è un nucleo del 7,6% che subisce una forte influenza dai consigli di moda presenti sui social.

Dalla ricerca emerge il profilo di coloro che sono considerati shopping addicted. Il 20% degli intervistati afferma di non riuscire a stare più di una settimana senza fare shopping. Sono persone che risiedono soprattutto nel nord-ovest e al sud, fra i 30 e i 39 anni, con una scolarità inferiore alla media ma con reddito personale e familiare in media più elevato – rispettivamente di 2000 e 2500 euro. La ricerca dice che gli shopping addicted spendono in media ogni mese circa 80 euro, anche se è probabile – riconosce l’indagine – che quanto dichiarato sottostimi la reale spesa, perché si accompagna a una scarsa attitudine a controllare il proprio bilancio personale. I dipendenti dallo shopping hanno più vestiti, più accessori e più scarpe di quante ne abbiamo bisogno ma vedono lo shopping come un modo per contrastare noia e stress e per tirarsi su di morale. Sono più sensibili degli altri ai consigli di moda sui social e alle raccomandazioni delle celebrity preferite, spesso spendono più di quanto potrebbero permettersi e tendono a tenere nascoste le proprie spese.

@sabrybergamini

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