Vi presentiamo l’Associazione Uomini Casalinghi

“Il governo del mondo alle donne, il rigoverno della casa ai maschi”. E’ questo lo slogan dell’AsUC., Associazione Uomini Casalinghi. Gli associati hanno dai venti ai sessanta anni circa e appartengono alle più varie categorie professionali; la maggior parte sono sposati. Alcuni si dedicano totalmente alla casa, altri lo fanno con piacere al ritorno dal lavoro e altri infine sono single che hanno preso coscienza dell’importanza di provvedere da soli a tutte le esigenze domestiche. Poi ci sono uomini in pensione che hanno scoperto tardivamente il piacere di stare in casa. L’elemento fondamentale che li accomuna tutti è considerare le faccende domestiche come qualcosa di molto piacevole e per niente svilente della dignità maschile, come invece vengono solitamente intese. Gli uomini casalinghi d’Italia sono un fenomeno sempre più diffuso e molto osservato ma poco capito. Per uscire un po’ dai fraintendimenti e dai luoghi comuni questi signori si sono riuniti in un’associazione che oggi conta oltre seimila iscritti in tutta la penisola.                                

La nascita del Movimento Uomini Casalinghi, dal quale nel 2003 è scaturita l’Associazione, risale già al 1985. I promotori si proponevano di dar vita ad uno strumento di crescita culturale ed esistenziale per tutti i maschi che avessero aderito al percorso di emancipazione ed evoluzione da loro proposto.                                                                          

L’Associazione è nata per offrire agli uomini una doppia opportunità: prendersi cura della dimensione interiore della propria identità maschile e prendersi cura della dimensione domestica della propria casa. L’AsUC opera affinché l’uomo condivida le responsabilità casalinghe con gli altri membri della famiglia e soprattutto affinchè recuperi o ri-scopra con gusto il proprio spazio domestico.  La dimensione casalinga è un modo di essere che appartiene a ogni uomo : manager, professionista, operaio, impiegato, sportivo. Smessi i panni professionali tutti gli uomini possono essere anche bravi casalinghi, svolgendo qualsiasi faccenda domestica all’interno della casa e investendo attenzioni ed energie nella cura dei propri figli. Questa è una parte del sé che aiuta l’uomo ad acquisire pienezza della propria identità. In sintesi l’associazione ha lo scopo di promuovere la figura del maschio casalingo perchè tutti i maschi, nessuno escluso, possano essere casalinghi ispirati e compiaciuti.                                                                          

I sostenitori della “casalinghità” declinata al maschile teorizzano l’importanza di recuperare l’autorevolezza della figura femminile caratteristica delle società precedenti al patriarcato.                                                                                                                   

Proponiamo agli uomini di riscoprire il piacere che possono dare le attività di accudimento (erroneamente e spesso considerate umilianti o poco dignitose per un vero maschio) sostenendo che tali mansioni più delle altre contribuiscono a sviluppare i migliori attributi “umani” delle persone.   Proprio per dare rilievo a questa idea sul logo dell’Associazione è stato raffigurato un ippocampo. La particolarità dei cavallucci marini riguarda il modo di riproduzione: è il maschio che incuba le uova e che partorisce i piccoli.

Gli associati cercano di comunicare che essere casalinghi può essere uno status sociale non inconciliabile con lo svolgimento di altre attività e che attualmente può considerarsi addirittura un privilegio potersi occupare completamente e a tempo pieno della casa. Quasi tutti gli associati si sentono coinvolti nelle attività domestiche pur svolgendo le più varie attività lavorative; il cambio sta nella visione del ruolo che, mentre prima veniva considerato svilente, adesso deve diventare fonte di orgoglio. L’associazione è nata per la volontà (o per la necessità) di alcuni uomini di dar corpo ad un pensiero che da tempo li motiva tutti: l’esigenza di vivere la casa e le faccende domestiche come una realtà viva e vitale, fonte non di stress ma piuttosto di piacere. Il ruolo di maschi “serviti e riveriti” già da tempo sembrava loro disdicevole (posizione condivisa da sempre più uomini) e sentirsi in prima persona gratificati nel riscoprire la dimensione domestica è stato un passo necessario. Si tratta di un movimento di pensiero che sovverte modelli fortemente e da lungo tempo consolidati. Ciò non può che provocare delle reazioni e proprio questo conferma la portata dei cambiamenti in atto nel modo di gestire la vita sociale e familiare.    

L’Uomo casalingo ama il suo lavoro. Quando sceglie di fare questo come lavoro principale aderisce all’attributo casalingo concettualmente, praticamente e giuridicamente. L’uomo domestico è pacifista e ripudia ogni cultura di guerra in quanto ha aderito ad un sistema di relazioni umane centrate sull’ascolto dell’altro. Alla guerra delle armi contrappone le armi del dialogo. Suo obbiettivo non è cambiare il mondo, ma migliorare il proprio e quello delle persone vicine a lui.                   

 Dedicarsi anche o solo alle faccende domestiche è in entrambi i casi una scelta di valore in quanto significa vivere in modo assertivo un cambiamento epocale che vede l’uomo assumere la totale responsabilità domestica quando la donna lavora fuori casa. Si tratta di una sensibilità culturale che può appartenere, naturalmente, all’uomo come alla donna.                    

 L’uomo casalingo è cittadino e testimone del suo tempo perché favorisce la donna nei nuovi ruoli sociali e vive attivamente e consapevolmente il cambiamento della società. Anche se non capillarmente diffusa, l’abitudine a occuparsi con piacere della casa comincia a entrare nellamentalità maschile, soprattutto da parte dei trenta-quarantenni in coppia con partner impegnate nel lavoro esterno. Non è più un fatto rarissimo la conquista da parte maschile della capacità tradizionalmente femminile nel percepire tutti gli aspetti della realtà domestica. Questa sensibilità individua e valorizza dettagli apparentemente insignificanti che fanno però dell’abitare un’arte che avvolge la famiglia di sicurezza e comfort. Tutto ciò si può imparare? Gli uomini casalinghi dicono che oggi si può.   

Lei lavora, lui sta in casa ad accudire il nido: è il nuovo equilibrio tra le coppie. In America lo chiamano “trophy husband”, “marito trofeo”.
In Italia, secondo i dati delle ricerche pubblicitarie, gli uomini che cercano di dedicare almeno una parte del loro tempo alle faccende domestiche sono circa quattro milioni. I massai italiani a tempo pieno, secondo i dati disponibili, non sarebbero più di 3-400 mila; la maggior parte però si occupa delle faccende di casa perché costretto da necessità e fattori contingenti, non per una libera scelta.  

 Ma cosa distingue un casalingo da un comune uomo che ogni tanto si cimenta a far da mangiare o a stirare le camicie? Fare il casalingo vuol dire abbracciare una filosofia di vita prima sconosciuta al sesso forte: riappropriarsi di quegli spazi finora negati e godere di un rapporto nuovo con le quattro mura.
I casalinghi per vocazione sono soprattutto uomini sposati, per lo più mariti di donne manager che le sostituiscono in tutto e per tutto nelle faccende domestiche. È errato immaginarli come delle colf che lavorano incessantemente tutto il giorno. Il massaio riesce a trovare lo spazio per dedicarsi alle proprie passioni e ai propri hobby, non rinuncia alle amate partite di calcio e non inizia a vedere le soap opera solo perché riveste questo ruolo. Sono tutti luoghi comuni da sfatare.
Gli stereotipi intorno alla figura del maschio, che è tanto più forte quanto più evita i fornelli e la lavatrice, sono ancora molto diffusi, in particolare nelle regioni del sud Italia. Il massaio vive prevalentemente al centro-Nord, dove peraltro è maggiore il numero delle donne in carriera. Nonostante il forte radicamento di visioni tradizionali sui ruoli famigliari, anche in Italia comincia a crescere il numero di uomini che danno una mano alle  partner nella gestione della casa (il 79% secondo un’indagine della Swg di Trieste). E mentre fino a ieri, se lo facevano, si vergognavano a riferirlo in giro, oggi sta diventando un punto di merito, almeno in alcuni casi.  

Coloro che si vergognano a dire in giro che sanno spolverare o stirare credono che questo comprometta la loro immagine virile. È anche per questo che il fenomeno risulta ancora per lo più «sommerso» e difficile da fotografare.  

Generalmente gli uomini tendono a scegliersi i lavori più semplici, come portare fuori la spazzatura o passare l’aspirapolvere. Soprattutto apparecchiano, sparecchiano mettendo i piatti nella lavastoviglie, fanno la spesa e cucinano. Alle donne lasciano le attività delicate: sono ancora le mogli nella maggior parte dei casi ad accudire i bambini e ad occuparsi dei parenti anziani. Arriva a stirare solo il 16 per cento degli uomini e il 13 per cento degli intervistati dichiara invece che le faccende casalinghe non sono roba da uomini. 

Allo scopo di incrementare la tendenza alla ripartizione delle responsabilità domestiche le mamme sono quindi caldamente invitate a coinvolgere fin dall’infanzia i figli maschi in collaborazioni attive.  

Secondo i casalinghi per le nuove generazioni di uomini è ormai inevitabile impegnarsi ad abbandonare il modello di maschio guerriero (carico di responsabilità e schiacciato dalla razionalità) per riscoprire la cura di sé, del proprio corpo, del proprio ambiente privato e delle relazioni sociali. Questa è l’idea da promuovere per pervenire a una nuova figura di maschio.
Nell’ uomo esiste un’ indole domestica che deve essere assolutamente riscoperta per portare alla luce valori dispersi e dimenticati nell’ affannosa ricerca quotidiana del successo nel campo del lavoro.
Compito dell’AsUC. è supportare questa nuova figura di “uomo delicato” che si sta affermando a discapito del vecchio rude macho.

La prospettiva auspicabile per famiglie moderne ed evolute è una divisione equa dei compiti domestici che rispecchi le inclinazioni di entrambi i partner.  

La mentalità di molti uomini sta notevolmente cambiando: vogliono essere coinvolti nelle dinamiche della vita domestica e pensano che ciò sia diventato un diritto e un dovere. Questa evoluzione culturale che riequilibra le responsabilità domestiche comporta un attivo aiuto reciproco all’interno della coppia, con l’effetto di migliorare la complicità e la relazione tra i partner. 

Ciò che nettamente distingue single e casalinghi è che i secondi non solo ricercano l’autosufficienza domestica, ma desiderano anche sostenere le proprie compagne nella vita di tutti i giorni.

Il maschio casalingo in quanto uomo liberato predica il superamento dei modelli tradizionali di maschio e femmina, investendo il punto centrale della cosiddetta questione femminile. Sottraendosi al mito patriarcale della corsa al successo sul lavoro e nel sociale sostiene che il potere in mano agli uomini ha storicamente prodotto guerre, inquinamenti e devastazioni. Al contrario, le società matrilineari avevano un altissimo grado di cultura e raffinatezza. Senza armi né fortificazioni né dominio di un sesso sull’altro. Per questo vanno appoggiate le donne che intendono lavorare fuori casa ed espletare mansioni sociali; è necessario che occupino posti di rilievo nelle professioni, in politica, e nel sociale mentre l’uomo può davvero sostituire in tutto e per tutto la casalinga. L’uomo domestico propone ed è rappresentante in prima persona di un nuovo modo di vivere i ruoli della famiglia.     

Nuovi maschi: forti, autonomi, indipendenti e liberi. Non sono donne e soprattutto non sono rammolliti… sono i nuovi “re della casa”.                                    

L’uomo casalingo è uomo alla potenza, in quanto può occuparsi da solo delle faccende domestiche e ne assume tutte le responsabilità quando la donna lavora fuori casa. L’uomo casalingo è un uomo libero, perchè si occupa della casa in modo libero e senza costrizioni. 

L’uomo casalingo ama il suo lavoro perchè colui che sceglie di fare il casalingo a tempo pieno rivendica la sua professione ed è attento a ogni problematica. Ma cosa fa esattamente un massaio di professione?                                                          Ore 8.00: il manager della casa, per l’occasione senza giacca e cravatta, rifà i letti. Ore 9.00: la lavastoviglie è piena. Ore 11.00: pranzo avviato. Ore 12.00: preparazione pranzo. L’ importante vivere le faccende domestiche senza ansia, senza spreco di energie, riuscendo a ritagliare anche del tempo per se stessi. 

Ecco un messaggio preciso: gestire la casa può essere un accadimento piacevole, moderno e intelligente.

Fiorenzo Bresciani (Presidente dell’ AsUC) descrive con gusto le sue gioie domestiche. “Non si immagina il godimento di un padre che può elargire alle figlie una bella stirata!” – racconta il Presidente con ironia- “Stirare è una cosa seria. Certo mi rilassa e mi conforta, ma è un vero impegno. Ho imparato da ragazzo perché nessuno soddisfaceva la mia vanità: camicie perfette e piega dei pantaloni sempre inappuntabile. Ora stiro per il piacere di farlo e scelgo solo capi complicati come, per esempio, le bluse di seta plissettata di mia moglie … Ma io sono bravissimo. Stiro in solitudine, non tolgo mai gli occhi da quello che sto facendo, aspetto lo sbuffo del vapore e via, vado avanti anche per due ore di fila. Quando progetto una bella stirata mi rincuoro perché so che potrò non pensare a niente o riuscirò a concentrarmi meglio su qualcosa”.

“L’uomo nuovo” coltiva i sentimenti e le relazioni sociali: è un maschio ludico e conviviale capace di abbattere le barriere di genere e di dialogare con le donne in un’ottica di ascolto reciproco. Purtroppo i pregiudizi di genere e una cultura rigidamente legata agli stereotipi del maschio macho e virile hanno penalizzato gli uomini, privandoli ad esempio della capacità di prenderci cura delle persone che vivono con loro.   Michele Polidori, vice Presidente dell’AsUC, pone l’attenzione sul bisogno dell’uomo di rimpossessarsi di un ruolo attivo e consapevole e dell’autonomia che gli spetta .

Questo necessita di nuove concezioni collettive e spinge verso un riconoscimento culturale e burocratico dell’attività di casalingo. Superato un primo periodo di stupore e di attenzioni più improntate all’ironia che al desiderio di comprendere le ragioni di una scelta tanto anticonformista, anche l’opinione pubblica sembra accettare con maggior rispetto la scelta dell’uomo che intende dedicarsi, o di fatto già si dedica, ai lavori domestici. Appare così sempre più “normale” scegliere di essere casalingo senza sentirsi “donnicciola” o frustrato. 

Crisi di ruoli? Al contrario. L’uomo si sta finalmente accorgendo che anche con il grembiulee un bebè da cullare non perde in fascino e mascolinità. 

I migliori cuochi, parrucchieri e sarti spesso sono uomini. Ciò dimostra quanti talenti possono sviluppare in casa. “Facciamo un cambio”- propone la scrittrice Harumi Setouchi – “le donne sviluppino i loro talenti all’esterno e gli uomini prendano il loro posto fra le mura domestiche”.

 

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