8 marzo, Commissione Ue: la strada per l’emancipazione delle donne è ancora lunga

 Il 44% degli europei pensa che le donne debbano occuparsi della casa e della famiglia. In un terzo degli stati Ue, la pensa in questo modo almeno il 70% dei cittadini. Quando si parla di emancipazione femminile e di parità di genere bisognerebbe forse partire proprio da questo dato, che fotografa la presenza di stereotipi ancora molto radicati. Le donne sono sottorappresentate in politica e nelle imprese, continuano a guadagnare meno, e si scontrano con un orizzonte di pensiero evidentemente ancorato al passato.

Le percentuali vengono dalla Relazione 2018 sulla parità di genere pubblicata dalla Commissione europea in occasione della Giornata della donna e diffusa insieme a uno studio sulle donne nell’era digitale. “La strada da percorrere è ancora lunga”, riconosce la Commissione europea. La relazione sulla parità di genere indica che in alcuni settori è stallo: le donne si fanno carico della maggior parte delle responsabilità di assistenza nelle famiglie, il divario retributivo di genere è fermo da anni al 16% e la violenza contro le donne resta un problema. Sostiene Frans Timmermans, primo Vicepresidente: “La questione della parità di genere è prioritaria, ma all’atto pratico i progressi sono ancora lenti. Affinché si verifichi un reale cambiamento per le donne, dobbiamo trasformare la consapevolezza e le intenzioni in azioni concrete. In questo senso occorre adottare le nuove norme proposte dalla Commissione sull’equilibrio tra vita professionale e privata, aderire alla convenzione di Istanbul e attuare le politiche già concordate per contrastare il divario retributivo di genere e lottare contro la violenza sulle donne.”

Le donne sono più istruite ma meno rappresentate dove si prendono le decisioni importanti. La relazione sulla parità di genere evidenzia infatti che sebbene siano più istruite degli uomini (il 44% delle donne tra i 30 e i 34 anni disponeva di una qualifica universitaria nel 2016 rispetto al 34% degli uomini), le donne europee sono ampiamente sottorappresentate nelle posizioni decisionali all’interno delle imprese e continuano a guadagnare in media il 16% in meno rispetto agli uomini in tutta l’Ue. Le donne non sono rappresentate a sufficienza in politica: in sei paesi europei (Grecia, Croazia, Cipro, Lettonia, Ungheria e Malta) rappresentano meno del 20% dei membri del parlamento. Il media, evidenzia Bruxelles, il 44% degli europei pensa che le donne debbano occuparsi della casa e della famiglia e in un terzo degli Stati membri dell’UE almeno il 70% dei cittadini europei la pensa così. A questo si aggiunge la diffusione della violenza e delle molestie: in Europa una donna su tre ha subito violenza fisica e/o sessuale fin dai 15 anni di età e il 55% delle donne ha subito molestie sessuali.

Sostiene Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere: “La parità di genere non riguarda solo le donne, ma incide anche sulla nostra società, sulla nostra economia e sulla nostra demografia. Vogliamo far sì che tutte le donne siano davvero uguali agli uomini davanti alla legge. Continueremo inoltre a lavorare per emancipare le donne, affinché possano fare le proprie scelte relative alla carriera e alla famiglia.”

Sempre oggi arriva dalla Commissione europea un focus sulle donne nell’era digitale. Anche in questo settore servono passi avanti, perché la partecipazione femminile nel digitale e nelle telecomunicazioni non è migliorata molto negli ultimi anni. Le donne europee, e con loro l’intera economia dell’Europa, potrebbero perdere le opportunità offerte dall’era digitale, che promette di creare mezzo milione di posti di lavoro entro il 2020. “Le donne e le ragazze non possono essere escluse dalla trasformazione digitale dell’economia e della società – ha detto Mariya Gabriel, Commissaria per l’Economia e la società digitali – Il nostro programma per le donne nel digitale darà a donne e ragazze la capacità di colmare il divario digitale di genere, le emanciperà, le incoraggerà e darà loro la giusta motivazione.”

Dallo studio della Commissione emerge che se un numero maggiore di donne fosse occupato nel settore del digitale, si potrebbe avere un aumento annuo del PIL pari a 16 miliardi di euro nell’UE. Tuttavia, solo il 24,9% delle donne che accedono all’istruzione universitaria si laurea in discipline tecnologiche. E se si guarda all’imprenditoria nel settore tecnologico, lo studio ha rilevato che le start-up di cui le donne sono proprietarie hanno maggiori probabilità di successo, ma solo il 14,8% di chi fonda una nuova impresa è rappresentato da donne. Fra i piani della Ue per aumentare la presenza delle donne nel digitale, c’è la lotta agli stereotipi, la promozione di competenze e istruzione digitale e l’incentivazione a una maggiore presenza delle donne nell’imprenditoria digitale e dell’innovazione.

 

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