Aiuto, mi si sono ristretti i fazzoletti. Stesso prezzo e minor contenuto, la Shrinkflation è servita

 Aiuto, mi si sono ristretti i fazzoletti di carta. Il pacchetto di fazzolettini si è rimpicciolito, come pure qualche confezione di biscotti e marmellata. Forse il detersivo pesa un po’ meno del solito. E la carta igienica ha meno strappi. Si sta facendo avanti un fenomeno strisciante, per ora percepito solo dai consumatori più attenti, che vede diventare più piccole le confezioni di alcuni beni alimentari, per la casa e per l’igiene personale. Neanche a dirlo, gli hanno dato un nome inglese: Shrinkflation.

Si potrebbe chiamare riporzionamento. O tout court rimpicciolimento delle confezioni. La parola inglese viene dall’unione di shrinkage (contrazione) e inflation (inflazione) e fotografa un fenomeno che consiste nella riduzione delle confezioni di prodotti di largo consumo, che mantengono però lo stesso prezzo. Ma sono stati segnalati anche aumenti, per non parlare del rincaro di fatto che deriva dal comprare meno prodotto a prezzo uguale, senza rendersene ben conto. Sostiene l’Adoc che la shrinkflation è “la subdola arte di far pagare di più un prodotto riducendone le dimensioni”.

“Shrinkflation è quel fenomeno per cui le dimensioni di prodotti di largo consumo vengono ridotte ma il prezzo rimane invariato o, addirittura, aumentato. Tutto ciò sotto gli occhi del consumatore, che non può rendersi conto delle variazioni e che quindi paga di più per avere di meno”, prosegue l’Adoc.

Il fenomeno è stato studiato bene dall’Istituto di statistica inglese, che ha scoperto come da gennaio 2012 a giugno 2017 si siano rimpiccioliti diversi prodotti, soprattutto cioccolato e beni per l’igiene personale, come il dentifricio. In sostanza, cosa accade? I rotoli di carta igienica si accorciano: da 250 strappi si passa a 230. Le barrette di cioccolato pesano di meno. Nel dentifricio ci sono 75 ml di prodotto invece di 100 ml. Si riducono le chips nei pacchetti di patatine. Diminuisce un po’ il contenuto delle bevande in lattina, che passa da 33 ml a 25 ml. Cala il peso in grammi dei prodotti. Il prezzo però rimane invariato. In Italia il fenomeno sembra essere un po’ meno marcato, ma le associazioni dei consumatori hanno cominciato a segnalarlo. Si parla di riduzioni del contenuto di confetture, biscotti, miele e zuccheri. E appunto dei fazzolettini di carta, che in un pacchetto sono diminuiti da 10 a 9. Il problema, dunque, esiste.

Spiega a Help Consumatori Roberto Tascini, presidente dell’Adoc: “Purtroppo è un fenomeno che come Adoc stiamo indagando da diversi mesi. Il termine Shrinkflation è anglosassone, è stato esaminato in maniera dettagliata in Inghilterra e consiste in una strategia delle aziende produttrici di beni che sostanzialmente non incrementano più i prezzi dei prodotti ma rivedono la composizione dei beni e riducono la quantità di prodotto presente. Oltre ai fazzoletti, questo riguarda la pasta e i biscotti. A parità di prezzo il consumatore si trova di fronte a confezioni che hanno una grammatura inferiore. Di fatto si assiste a un incremento del prezzo per unità, e quindi a un incremento anche dell’inflazione”.

Ci sono esempi concreti in Italia? “Abbiamo constatato che nel settore del detersivi, che hanno un costo consistente e incidono sulla spesa di una famiglia, c’è una riduzione del contenuto della confezione – dice Tascini – Lo abbiamo riscontrato in qualche confezione di biscotti e di pasta. È un fenomeno probabilmente ancora non diffusissimo. Ma è una strategia che le imprese stanno adottando e che si estende per certi versi anche alle aziende che forniscono i servizi. Nella controversia fra le associazioni dei consumatori e le aziende telefoniche, anche lì abbiamo assistito di fatto a un incremento inizialmente occulto, perché si riduceva la validità del contratto a 28 giorni e di fatto a fine anno invece di 12 mensilità ne avevamo 13 e un incremento dell’8,6%”.

Il fenomeno non è sfuggito all’Istat. Su Qui Finanza spiegava qualche giorno fa Federico Polidoro, responsabile delle statistiche sui prezzi a consumo dell’Istat: “Seppur limitatamente ad alcune classi di prodotti, la pratica di ridurre il confezionamento dei prodotti venduti al dettaglio senza una proporzionale riduzione del prezzo da parte delle imprese produttrici o distributrici, può produrre effetti di sottostima dell’inflazione, che l’Istat scongiura grazie a un monitoraggio attento del fenomeno, la cui entità appare comunque limitata e la cui quantificazione esatta sarà oggetto delle future analisi”.

Si tratta di una scelta delle aziende per non aumentare i prezzi? Sostiene Tascini: “Non siamo usciti completamente dalla crisi. La crisi attanaglia le famiglie, e il mercato di fronte a un incremento secco di un prezzo magari avrebbe reazioni scomposte o non acquisterebbe quel prodotto. Questa è una manovra soft e apparentemente indolore in cui il consumatore più disattento è convinto di acquistare lo stesso prodotto allo stesso prezzo ma subisce un aumento occulto. Va dato atto – puntualizza il presidente Adoc – che stiamo ricevendo parecchie segnalazioni e questo testimonia che c’è un consumatore sempre più attento, che prima toglieva il prodotto dallo scaffale in maniera distratta e ora  va a leggere l’etichetta nutrizionale e il contenuto in grammi e millilitri. E rifugge da coloro che adottano queste strategie”.

Sembra quindi questo uno dei modi individuali per difendersi – prestare particolare attenzione agli acquisti, leggere etichette e peso dei prodotti – considerata la difficoltà che si può incontrare nel comprare prodotti sfusi. Prosegue Tascini: “Il modo di difendersi, da parte della associazioni dei consumatori, è quello di denunciare il fatto e sollecitare interventi formali dell’Istat su questo fenomeno. Vorremmo che le aziende avessero un comportamento più lineare e trasparente. Come Adoc stiamo da tempo perseguendo un discorso legato alla sostenibilità consumeristica e alla corretta azione delle aziende che devono tener conto del rispetto dell’ambiente e dei cittadini consumatori. Da parte nostra li incalzeremo. Se ci sono esigenze di bilancio economiche che richiedono un incremento – conclude il presidente Adoc – è più serio adottarlo piuttosto che ridurre le porzioni”.

 

@sabrybergamini

 

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