Bio, supermercati vs specializzati. Ecco chi vince secondo il Focus Bio Bank

 Nel 2016 la Grande Distribuzione sorpassa i negozi specializzati per le vendite di prodotti biologici. I negozi bio, abituati a costanti aumenti di fatturato, oggi devono confrontarsi con competitor che puntano sui prezzi. Ma il gioco è aperto: gli specializzati hanno dalla loro parte la tradizione, l’ampia gamma di offerta, il legame con i produttori e il contatto con i consumatori fatto di personale motivato e formato, di corsi e incontri e di profumi delle loro gastronomie. Il confronto fra i due canali distributivi, quello storico degli specializzati e quello emergente dei supermercati, è al centro del Focus Bio Bank – Supermercati & Specializzati 2018, redatto appunto dalla Banca Dati del Bio.

Nel 2017 Bio Bank ha censito 22 catene Gdo con marche di alimenti biologici che vantano ben oltre 3.500 referenze. Coop è leader con 604 referenze seguita da Iper (371) e Carrefour (308). E proprio Coop è la prima catena a puntare sul bio nel 1992, iniziando con la vendita dell’ortofrutta. La novità è un apripista che porta a un aumento, anno dopo anno, dei supermercati che propongono frutta bio: 130 nel 1996, 357 nel 1998 e 1.439 nel 2000. La svolta decisiva arriva nel novembre 1999 quando Esselunga lancia Esselunga Bio, prima marca in Italia di una Gdo dedicata interamente ai prodotti biologici. Nell’arco di anni le referenze sono aumentate di cinque volte passando dalle 644 del 2001 alle 3.529 del 2017. Ma le novità potrebbero non finire qui, perchè in Francia sono già diverse le realtà della Grande distribuzione che stanno aprendo negozi specializzati brandizzati.

E nei supermercati, accanto al bio, non può mancare l’equo solidale. L’arrivo sugli scaffali avviene negli anni Novanta, quando nasce Fairtrade Italia (1994). E nel decennio seguente si impone il lancio delle marche equosolidali dei supermercati. Oggi le catene con una marca equo sono 6 con 62 referenze e Coop ancora leader. Come accade nel biologico, crescono a due cifre le vendite nella Gdo, mentre sono in contrazione quelle nel canale storico, come le Botteghe. E’ Fairtrade il principale certificatore in Italia dei prodotti sugli scaffali dei supermercati (90%) e private label (70%).

Il bio ha inoltre sbarcato nel mondo della cosmesi: sono 8 le catene che hanno questo comparto ai clienti offrendo 135 referenze. Se agli inizi la cosmesi naturale bio si trovava solo nei negozi specializzati, nel 2000 avviene lo sbarco nell’e-commerce dedicati alle bioprofumerie. L’attenzione del mercato è sempre più forte e così si apre la sezione con le private label di cosmesi naturale e biologica certificata nella Gdo.

E i negozi specializzati? Sono 1.437 nel 2017 secondo Bio Bank: la Lombardia è in testa con 278 punti vendita seguita dal Veneto (160) e dal Piemonte (148). Sono stati i centri esclusivi della vendita bio, diffusi in varie città d’Italia a metà degli anni Settanta erano alternativi con una scarsa gamma di prodotti. Ma questa esclusiva oggi si è trasformata in una concorrenza sul mercato sempre più agguerrita.

Nel pieno rispetto della teoria di Darwin – si legge nel Focus – i negozi bio stanno cambiando, per amore o per forza. Una selezione naturale che determina la loro selezione. E’ vero gli specializzati sono più che raddoppiati passando dai 682 del 1993 ai 1.437 del 2017, ma c’è voluto quasi un quarto di secolo. Negli ultimi 4 anni la crescita è stata del 13%, con un ritmo annuale del 3%.

 

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