Ecoshopper, IMQ chiarisce dubbi dei consumatori (almeno sulla sicurezza)

 Presi in serie da quattro o cinque, strappati dai loro compagni di rotolo senza alcuna pietà, sfregati tra le mani nella speranza di separarne le parti, riempiti di ogni cosa e poi buttati via come un qualsiasi rifiuto. I sacchetti per ortofrutta stanno vivendo dall’inizio dell’anno una notorietà che fino alla fine del 2017 non avevano mai avuto, diventando argomento di grande attualità e campo per dibattito politico. I dubbi e le leggende che circolano sui sacchetti sono tanti e spaziano dalla loro efficacia in termini di impatto ambientale, alla loro effettiva igiene: sono in molti anche a chiedersi se è possibile utilizzare buste portate da casa. Le conseguenze di questa confusione sono già visibili.

Come emerge da un sondaggio realizzato dal Monitor Ortofrutta di Agroter, che ha analizzato la reazione ai sacchetti sul territorio nazionale nei primi dieci giorni dell’anno, il 12% degli italiani ha preferito acquistare prodotti già confezionati per non dover pagare l’extra, un effetto che va totalmente contro alla logica sostenibile che guida l’introduzione dei nuovi sacchetti bio, a minore impatto ambientale. Il 21% si è rivolto al fruttivendolo, che utilizza sacchetti di carta e non a pagamento, invece che al supermercato, ma c’è addirittura un 7% che dichiara di aver comprato meno frutta e verdura.

Il laboratorio Food-Packaging-Materials di CSI, società del gruppo IMQ, esperto nella verifica della conformità dei materiali a contatto con gli alimenti, risponde a tutte le domande dei consumatori sui nuovi sacchetti biodegradabili per l’ortofrutta.

Si parte da due termini che vanno a braccetto con i nuovi sacchetti: compostabilità e biodegradabilità. La compostabilità è la capacità di un materiale organico di trasformarsi in compost mediante processo di compostaggio. Questo processo sfrutta necessariamente la biodegradabilità dei materiali di partenza per trasformarli in compost. La biodegradabilità è la capacità di materiali organici di potersi degradare in costituenti più semplici (quali acqua, metano, biomassa, CO2) grazie all’attività di microorganismi che si possono trovare in differenti ambienti (acqua, acqua marina, terreno).

Gli eco-shopper per ortofrutta, oltre alla tutela dell’ambiente, devono rispettare anche i requisiti di sicurezza alimentare. Il legislatore richiede il controllo puntuale delle materie prime con cui vengono prodotti i materiali e/o gli oggetti destinati al contatto con alimenti (definiti con l’acronimo MOCA) nonché il controllo che il MOCA, appunto, non mini la salute del consumatore, non modifichi inaccettabilmente l’alimento e non ne alteri gli aspetti organolettici.

Questo (forse) può aiutare a comprendere perché occorre fare attenzione alle buste riutilizzabili portate da casa. Queste, quando derivanti da precedenti utilizzi, possono essere state conservate in condizioni che favoriscono lo sviluppo microbico, soprattutto in presenza di umidità, residui di alimento, in particolare se sono custodite in luoghi poco puliti. In queste condizioni, i microrganismi, anche patogeni, possono moltiplicarsi e aderire alla busta contaminando gli alimenti e le superfici con cui la busta viene a contatto. Ma non è solo la contaminazione microbiologica. Anche quella chimica può essere pericolosa: i luoghi di conservazione dei sacchetti, le cross-contamination, l’utilizzo incondizionato e/o improprio potrebbero inficiare la sicurezza chimica del sacchetto stesso.

L’introduzione degli eco-shopper a pagamento per l’ortofrutta sfusa, nei primi dieci giorni dell’anno ha segnalato uno spostamento verso i prodotti già confezionati. Accanto a questo, vi è il 21% del degli italiani, secondo l’indagine curata da Roberto Della Casa, docente di marketing dei prodotti agroalimentari all’Università di Bologna, ha preferito rivolgersi al fruttivendolo – che tradizionalmente utilizza sacchetti di carta, quindi non soggetti a pagamento obbligatorio – invece che al supermercato.

C’è anche un 7% di consumatori che indica di aver comprato meno frutta e verdura. Il 56% degli intervistati, invece, risponde di aver fatto spesa come al solito: un comportamento più marcato nei giovani (61%) rispetto agli over 55 (53%).Il 6% vorrebbe i vecchi sacchetti in plastica gratuiti.

 

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