Efsa: infezioni da Listeria in aumento per over 75 e giovani donne

 Anziani e donne in età fertile sono le due fasce di popolazione nelle quali sono in aumento le infezioni da Listeria. La listeriosi è rara ma ha conseguenze gravi e viene veicolata soprattutto dal consumo di cibo contaminato. I casi sono aumentati nelle fasce vulnerabili della popolazione: persone sopra i 75 anni e donne fra i 25 e i 44 anni, si presume in relazione allo stato di gravidanza. Questo quanto evidenziato da un recente parere scientifico dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, sul batterio Listeria monocytogenes e sui rischi per la salute pubblica derivanti dal consumo di alimenti pronti contaminati.

Il parere riguarda il periodo 2008-2015 ed è stato fatto dopo che un rapporto Ue del 2015 sulle malattie zoonotiche di origine alimentare aveva messo in luce una crescente tendenza alla listeriosi nel periodo 2009-2013. La maggior incidenza di listeriosi fra gli anziani, dice l’Efsa, è probabilmente legata all’aumento della percentuale di persone di età superiore a 45 anni già sofferenti di malattie come cancro e diabete.

La tendenza all’aumento dei casi potrebbe essere legata anche al miglioramento del sistema di  monitoraggio e, al tempo stesso, all’aumento del consumo di alimenti pronti. La maggior parte delle persone, spiega infatti l’Efsa, viene infettata tramite il consumo di cibi pronti come pesce affumicato e stagionato, carne sottoposta a trattamento termico e formaggi molli e semi-molli. Tuttavia anche altri alimenti, come le insalate pronte, possono causare le infezioni. E non c’è da stare sicuri neanche in casa: gli esperti hanno stimato che un terzo delle infezioni da Listeria siano legati alla presenza del batterio negli alimenti preparati e conservati a casa in frigorifero. Per questo l’Autorità sottolinea l’importanza di rispettare le temperature e i tempi di conservazione dei cibi. La cottura a temperature superiori a  65 °C uccide i batteri ma questi possono essere presenti in diversi alimenti pronti e, a differenza di molti altri batteri di origine alimentare, tollerano gli ambienti salati e le basse temperature (tra +2 °C e 4 °C). Organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliano di refrigerare gli alimenti a temperature inferiori ai 5° C.

 

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