Etichetta a semaforo, Unione Nazionale Food: non è adatta all’alimentare italiano

 

È appena nata ma si pone già un obiettivo ambizioso: valorizzare e tutelare i prodotti simbolo dell’alimentare italiano. È questa infatti la mission di Unione italiana Food, la più grande associazione di settore per l’alimentare in Europa che mette insieme le più rappresentative associazioni di categoria del nostro Paese: AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) e AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari). La nuova associazione (che ha come presidente Paolo Barilla di Barilla SpA, e come vice presidente Marco Lavazza di Luigi Lavazza Spa) rappresenta 450 imprese di oltre 20 settori merceologici, che danno lavoro a 65mila addetti e sviluppano un fatturato di oltre 35 miliardi di euro, di cui 10 miliardi di export.

Alla luce di questi dati complessivi, risulta evidente il motivo per il quale è necessario proteggere il settore, soprattutto dalla minaccia dei cosiddetti “Big Food”, ovvero dai colossi multinazionali del comparto alimentare. A destare preoccupazione è la proposta avanzata qualche giorno fa si estendere il sistema delle etichette a semaforo, già adottato dalla Gran Bretagna e sostenuto dai Big Food, anche al resto dell’Europa.

 Il sistema “semaforico” fu introdotto nel 2013 su base volontaria dalla Gdo britannica col sostegno delle associazioni dei consumatori e poi recepito nel 2014 dall’amministrazione sanitaria d’oltremanica allo scopo di contrastare l’obesità. Consiste nell’apporre sulle confezioni dei prodotti alimentari una sintetica informazione sul contenuto di grassi, zuccheri e altri nutrienti, utilizzando i colori verde, giallo e rosso in misura delle quantità contenute e delle loro possibili ripercussioni sull’equilibrio di una sana alimentazione.

Questo tipo di etichettatura però appare piuttosto grossolano, così molte industrie alimentari e i governi di molti paesi, Italia compresa, hanno preso una decisa posizione contraria su un sistema di indicazioni sul cibo che potrebbe penalizzare i prodotti tipici di alcune aree, come quella mediterranea.

“La strada italiana”, ha spiegato Paolo Barilla, “che è quella di inserire i prodotti all’interno di ricette non è esattamente la strada dei semafori che è più pragmatica, ma è fatta di divieti che le persone non capiscono. Investire nella cultura degli individui soprattutto a scuola dove i ragazzi possano apprendere i fondamenti della buona alimentazione” (Fonte: repubblica.it)

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