Etichette alimentari: italiano e me ne vanto. Un prodotto su quattro si dichiara “made in Italy”

 

Italiano e me ne vanto. O meglio: se ne vanta una crescente quota di prodotti alimentari che dichiarano esplicitamente di essere made in Italy. Lo fanno in etichetta, sempre più biglietto da visita dei prodotti, dove hanno grande successo la bandierina italiana, oppure le diciture “prodotto in Italia” e “100% italiano”. Senza dimenticare le Dop e le Igp. Oggi un alimento confezionato su quattro si presenta come “orgogliosamente italiano” in etichetta. Un settore che nel 2016  ha generato un giro d’affari di 5,5 miliardi di euro e che sta crescendo.

A evidenziarlo è l’Osservatorio Immagino, nuovo approccio allo studio dei fenomeni di consumo creato da GS1 Italy e Nielsen, che ha estrapolato dai 41 mila prodotti presenti nel suo database quelli che riportano sulla confezione claim come “made in Italy”, “product in Italy”, “solo ingredienti italiani”, “100% italiano” e loghi quali “IGP”, “DOP” e “bandiera italiana”. E ha trovato 9.876 prodotti alimentari “orgogliosamente italiani”, per un giro d’affari di 5,5 miliardi di euro di giro d’affari, in crescita del 2,3% rispetto al 2015. Scrivono i ricercatori dell’Osservatorio: “Oggi un prodotto alimentare su quattro dichiara esplicitamente in etichetta la sua italianità rimandando così a valori che attengono l’origine garantita, la sicurezza alimentare, la difesa delle tipicità, la promozione dell’economia locale, la riscoperta della biodiversità e il rispetto della tradizione“.

Il richiamo all’italianità del prodotto è diventato quindi un fattore importante per conquistare i consumatori non solo all’estero, ma anche in Italia, dove è soprattutto l’uso della bandierina tricolore il fattore trasversale che “conquista” più fasce di consumatori, quelli senior e le famiglie con bambini, mentre l’acquisto dei prodotti a denominazione è prerogativa soprattutto di persone mature e ad alto reddito. “La segnalazione o l’enfatizzazione dell’italianità sulle confezioni, realizzate usando claim o immagini, sono frutto di una precisa scelta di comunicazione che si inserisce nella crescente preferenza espressa dai consumatori nei confronti dei prodotti agroalimentari “made in Italy”. Un atteggiamento che appare sempre più diffuso e che sta crescendo in modo ininterrotto da un triennio”, evidenzia l’Osservatorio.

Per enfatizzare sulle etichette l’uso di materie prime italiane, comunicare l’origine nazionale o il carattere di produzione tradizionale, le aziende hanno usato soprattutto la bandierina tricolore (presente sul 14,6% dei prodotti). In molti casi hanno utilizzato anche le dizioni “prodotto in Italia” (12,2% dei prodotti) o “100% italiano” (1,9% dei prodotti).

C’è poi il comparto delle denominazioni d’origine: tutte insieme, Doc, Dop, Docg e Igp coprono il 5% dei prodotti e il 4% circa delle vendite complessive del mondo del largo consumo alimentare italiano. Si tratta di un settore dinamico, che segna per il 2016 vendite in aumento (+8,1% per i prodotti Igp, +2,1% per gli alimenti Dop, +3,3% per i vini Doc e +9,5% per i vini Docg) anche se si tratta di una filiera frammentata, in cui le prime dieci produzioni generano oltre l’80% del giro d’affari di questo settore. Molto caratterizzati sono inoltre gli acquirenti di prodotti di questo tipo: Dop, Igp, Doc e Docg sono acquistati soprattutto dagli abitanti di Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta, e da famiglie a reddito alto o comunque sopra la media. E infatti sono soprattutto gli over 50 a comprare Dop e gli over 65 anni ad acquistare Igp, mentre le fasce più giovani sono più interessate all’acquisto del “prodotto in Italia”e dei prodotti con la bandiera italiana. Il claim che conquista tutti perché è il più trasversale alle diverse fasce d’età è “prodotto in Italia”, un plus che accomuna le famiglie con bambini sotto i 7 anni e quelle con responsabile acquisto over 55 anni. Il più trasversale dei bollini, naturalmente, è la bandiera italiana.

“La segnalazione e l’enfatizzazione dell’italianità sulle confezioni sono la risposta alla crescente richiesta di conoscere l’origine di quello che si acquista e alla preferenza espressa dai consumatori nei confronti dei prodotti agroalimentari “made in Italy” – commenta Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy – Le aziende hanno colto queste istanze e hanno rimodulato l’approccio ai prodotti, enfatizzando l’uso di materie prime italiane o promuovendone l’adozione. E hanno iniziato a comunicare l’origine nazionale dei loro prodotti, cominciando proprio dal medium che arriva direttamente nelle mani del consumatore: l’etichetta”.

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