Fisco, Consumatori: dal 1° luglio più semplice il pignoramento del conto corrente

 

Cartelle non pagate? Dal 1° luglio sarà più semplice il pignoramento del conto corrente del debitore. “La nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione (ovvero la vecchia Equitalia) avrà accesso, infatti, ai dati dell’Anagrafe Tributaria e dell’Inps e potrà procedere al pignoramento del conto corrente senza richiedere autorizzazione al giudice”, denunciano Federconsumatori e Adusbef. In realtà la procedura non sarà immediata e fa capo a una legge che risale al 2005, puntualizza Equitalia. Ma cosa sta succedendo?

Come si legge su La Stampa, Equitalia dal 1° luglio confluirà “in Agenzia delle Entrate che diventerà anche riscossore. Questo passaggio permetterà a Equitalia di attingere dalle varie banche dati in possesso del Fisco e di poter quindi vedere anche le somme sui conti correnti del contribuente. Di conseguenza potrà decidere di pignorare il conto più sostanzioso (prima Equitalia poteva solo ricevere informazioni sul numero di conti correnti intestati al contribuente e per arrivare al suo obiettivo li pignorava tutti)”. Non sarà una procedura automatica: il contribuente avrà 60 giorni di tempo per pagare, chiedere la rateizzazione o fare ricorso.

In realtà, ha precisato Equitalia dopo la diffusione della notizia su diverse testate, le norme sui pignoramenti risalgono al 2005. Dice Equitalia in una nota: “L’azione di pignoramento presso terzi è disciplinata da una norma del 2005 (dl 203/2005 che ha introdotto l’art. 72 bis del DPR 602/1973) la quale prevede l’azione diretta da parte di Equitalia sui crediti del debitore detenuti da terzi (ivi comprese le eventuali somme sul conto corrente). La norma, inoltre, prevede l’intervento dell’Autorità giudiziaria in via eventuale laddove il terzo pignorato o il contribuente stesso abbiano elementi validi per contestare l’azione dell’Agente della riscossione”. Il ricorso al pignoramento dovrebbe porsi come extrema ratio. Prosegue la nota: “In particolare, Equitalia procede alle azioni esecutive solo dopo che il contribuente non ha dato seguito agli atti che gli sono stati notificati (cartella di pagamento, solleciti di pagamento, avvisi di intimazione), né provvedendo al loro pagamento, neanche in forma rateale, né contestandone il contenuto”. L’interazione delle banche dati introdotta dal dl 193/2016 – conclude – va nella direzione di poter migliorare l’attività di riscossione che non si muoverà più ‘a fari spenti’ relativamente alle azioni esecutive ma soprattutto di limitare al minimo, grazie ad informazioni più puntuali, l’impatto sul debitore e sulle sue attività professionali”.

In ogni caso si tratta di una possibilità che solleva una levata di scudi dalle associazioni dei consumatori. Spiegano Federconsumatori e Adusbef che  “trascorsi 60 giorni dalla data in cui la cartella esattoriale viene notificata, se il debitore non provvede al pagamento, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione avvia la procedura per prelevare l’importo del debito direttamente dal conto corrente del debitore. L’unico modo per evitare il pignoramento è quello di presentare, entro 60 giorni dalla notifica della cartella, una richiesta di rateizzazione. Dopo che questa sarà accettata, verrà prelevata la prima rata del piano di ammortamento e successivamente si potrà richiedere lo sblocco del conto corrente”. Per le due associazioni si tratta di un provvedimento “inaccettabile” perché “con arroganza ed invadenza si bloccano le disponibilità dei cittadini, senza alcuna valutazione che prenda in considerazione situazioni di estrema difficoltà e disagi di carattere socio-economico”.

Le due associazioni bocciano la norma. “Riteniamo improponibile questa norma, che travalica l’autorità giudiziaria ed il diritto fondamentali dei cittadini ad essere puntualmente informati su ogni step della procedura – affermano – Inoltre, specialmente in una fase delicata come quella che il Paese sta vivendo, con un aumento della povertà e delle situazioni di disagio economico, agire in maniera indiscriminata procedendo al pignoramento dei conti correnti denota un alto grado di insensibilità e cecità. Per questo chiediamo urgentemente di disporre opportune modifiche in tal senso e, allo stesso tempo, di attuare veri e ben più consistenti piani per la lotta all’evasione fiscale”.

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