Francia, scandalo per salmonella nel latte per neonati

 In Francia è ormai uno scandalo sanitario e le associazioni dei consumatori francesi si preparano a una mega causa contro Lactalis. Il latte per neonati contaminato da salmonella, oggetto di un richiamo già a dicembre, nelle ultime settimane è rimasto sugli scaffali della grande distribuzione. Il richiamo aveva interessato prodotti a marchio Picot, Milumel e Taranis destinati al mercato francese ed estero. La contaminazione  è avvenuta nello stabilimento di Craon. I prodotti non sono commercializzati in Italia. Questo però non rassicura più di tanto le associazioni dei consumatori di casa nostra.

Il caso è scoppiato quando, dopo che 35 neonati si sono ammalati di salmonella, lo scorso 9 dicembre – come spiega La Stampa – un decreto governativo aveva imposto il ritiro dal commercio di 600 lotti sospetti, pari a 11 mila tonnellate di prodotti. Racconta La Stampa: “Il problema, però, è che nelle scorse settimane confezioni di quel latte contaminato hanno continuato a essere vendute dalle principali catene di supermercati in Francia, come Carrefour, Leclerc, Auchan e Intermarché. Questi gruppi della grande distribuzione hanno ammesso «errori» ma accusano Lactalis di «confusione» nella gestione della crisi, per aver trasmesso in modo errato i riferimenti dei prodotti a rischio”. Le associazioni francesi si preparano a una mega-causa e il governo ha chiesto sanzioni.

Lactalis, che in Italia controlla Parlamat, ha precisato che i prodotti interessati dai richiami di dicembre non vengono commercializzati in Italia. Questo però non rassicura il Movimento Difesa del Cittadino, che chiede un’esplicita rassicurazione e una posizione ufficiale al Ministero della Salute italiano e punta i riflettori contro le carenze del sistema di allerta sanitario europeo.  “Da anni chiediamo che si agisca a livello europeo facendo sì che il sistema di allerta si attivi in modo più rapido ed efficiente. Le esperienze passate ci insegnano che troppo spesso il sistema ha mostrato carenze di efficienza e ritardi – dice Silvia Biasotto, esperta di sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino – I consumatori e le famiglie italiane non possono venire a conoscenza dei fatti soltanto quando esplodono sui media. Serve una comunicazione istituzionale in materia di rischio alimentare che arrivi prima dello scandalo mediatico. Ed abbiamo bisogno di una gestione più strutturata degli allarmi alimentari. Anche perché, se nel nostro Paese i controlli funzionano, non è detto che non arrivino prodotti contaminati sul nostro mercato, vista la complessità della filiera che mette tutti i Paesi europei di fronte allo stesso rischio. Chiediamo al Ministero della Salute rassicurazioni in merito alla non presenza sul mercato italiano dei prodotti coinvolti e la testimonianza che siano state effettuare le dovute verifiche”.  

“Siamo di fronte ad un caso gravissimo che tira in ballo il solito discorso, che ormai rilanciamo da anni, sulla carenza di sufficienti controlli preventivi in grado di fermare prodotti contaminati prima che arrivino sugli scaffali dei nostri negozi o addirittura nelle case dei consumatori – afferma il presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo – In questo caso abbiamo a che fare con la salute dei neonati che è ancora più delicata. Non possiamo permettere che vengano messi sul mercato prodotti non sicuri. Ancora più grave il fatto che il latte contaminato sia rimasto sugli scaffali di molti supermercati anche dopo che la Lactalis aveva chiesto già a dicembre di ritirare tonnellate del prodotto. A distanza di settimane scopriamo che il latte ha continuato ad esser regolarmente venduto nonostante l’allarme dell’agenzia per la protezione dei consumatori francesi che ha avviato anche un’indagine. E mentre i marchi della grande distribuzione, come Carrefour e Auchan ammettono errori nella “messa al bando” dei prodotti, ma scaricano la responsabilità su Lactalis per aver trasmesso in modo errato i riferimenti dei prodotti a rischio, le associazioni dei consumatori si preparano a una mega-causa contro l’azienda. Anche perché lo stabilimento coinvolto nello scandalo è lo stesso che già nel 2005 era stato incriminato per alcuni casi di salmonella”.

 

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