Greenpeace: acqua contaminata da PFAS, pericolo per 130 mila cittadini veneti

 

Acqua potabile inquinata da PFAS: Greenpeace continua a denunciare il livello di contaminazione delle acque in una vasta area del Veneto, dove migliaia di cittadini sono stati esposti ad acqua che non sarebbe considerata sicura negli Stati Uniti o in Svezia. Perché i livelli di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono davvero troppo alti, ma i limiti di legge adottato dal Veneto sono fra i più alti al mondo. A rischio, denuncia l’associazione, ci sono fra 130 mila e 200 mila cittadini.Dall’analisi dei dati ufficiali ottenuti da alcune ULSS della Regione Veneto, Greenpeace ha rilevato che oltre 130 mila cittadini veneti sono stati esposti ad acqua potabile che negli Stati Uniti non è considerata sicura per la salute umana per la presenza di queste sostanze.

Il numero sale a circa 200 mila abitanti se questi valori vengono confrontati con i livelli di sicurezza svedesi. Quest’acqua è invece arrivata nelle case di tanti veneti. “Chiediamo alla Regione Veneto di dimostrarci con prove scientifiche la maggiore tolleranza ai PFAS da parte dei veneti rispetto ai cittadini americani e svedesi, per giustificare l’adozione di livelli di sicurezza di PFAS così elevati nelle acque potabili”, dice Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Cosa sta accadendo? Greenpeace sta denunciando da tempo che l’acqua potabile in una vasta area compresa fra le province di Vicenza, Verona e Padova è inquinata da PFAS, sostanze chimiche pericolose presenti negli scarichi di industrie locali, e che la Regione come risposta ha alzato i limiti ammessi di PFAS nell’acqua potabile, tanto che questi sono ora fra i più alti al mondo. La contaminazione riguarda un’area che interessa in tutto 350 mila persone. E alcuni esami fatti agli abitanti delle aree più colpite, denuncia ancora Greenpeace, hanno rivelato una presenza di PFOA  20 volte superiori a chi vive in aree non contaminate.

L’associazione pubblica oggi un grafico interattivo, con una sintesi dei dati ufficiali del 2016 ottenuti da cinque ULSS che riguardano oltre 90 comuni. Per ognuno viene riportata la concentrazione minima, media e massima di PFAS nell’acqua potabile insieme a un confronto con i livelli consentiti in Svezia e Stati Uniti. Proprio negli Stati Uniti, spiega l’associazione, una concentrazione superiore a 70 nanogrammi per litro di due PFAS, il PFOA (acido Perfluoroottanoico) e il PFOS (Perfluorottansulfonato), non è considerata sicura per la salute umana e nei casi in cui si superi questo valore viene sospesa l’erogazione di acqua potabile.  In Svezia una concentrazione di PFAS nell’acqua potabile fino a 90 nanogrammi per litro, riferita alla somma di ben undici composti, è considerata sicura per la salute. “In Veneto invece solo per il PFOA, un composto classificato come potenzialmente cancerogeno per l’uomo dall’agenzia delle Nazioni Unite per la ricerca sul cancro (IARC), sono consentiti livelli fino a 500 nanogrammi per litro nell’acqua potabile”, denuncia Greenpeace, che nelle scorse settimane ha lanciato una petizione per chiedere alla Regione Veneto di abbassare i livelli consentiti di PFAS nell’acqua potabile allineandoli con i valori più restrittivi adottati in altre nazioni. L’associazione chiede di fermare gli scarichi di queste sostanze nelle aree contaminate, di adeguare i limiti di sicurezza di PFAS nell’acqua potabile ai valori restrittivi di altri paesi come Germanie e Svezia, di censire gli scarichi e individuare tutti i responsabili dell’inquinamento.

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