I dati vengono da un sondaggio Demos realizzato con la Fondazione Barilla for Food & Nutrition, presentato nell’ambito dell ‘8° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione. Italiani e cibo, dunque. Quanto cibo “etnico” è entrato a far parte a tutti gli effetti dell’alimentazione dei Paesi occidentali? “In Germania, Francia, Italia e Spagna, a fronte di un mercato alimentare che vale complessivamente 321 miliardi di euro, la quota cosiddetta “etnica” relativa agli alimenti per uso domestico ammonta a circa 3 miliardi di euro”, spiegano dalla Fondazione. Migrazioni e ricerca di nuovi sapori da parte degli stessi consumatori stanno cambiando le abitudini alimentari, ma gli italiani non sembrano tanto pronti ad ampliare gli orizzonti a tavola: sono infatti piuttosto tradizionalisti, aperti al cambiamento ma con andamento moderato, anche se convinti che i cambiamenti ci saranno. Dal sondaggio Demos con Fondazione Barilla for Food & Nutrition emerge infatti che 1 italiano su 2 pensa che da qui a 10 anni sulle nostre tavole sarà visibile, molto o moltissimo, questo cambiamento.

“Questa percezione di cambiamento prevale soprattutto tra gli over 65 (61,4% della fascia d’età in esame) e tra le donne (60,5%). Sono loro, in buona parte, a determinare questo risultato. Di contro, sono i più giovani (15-24 anni) a percepire meno di tutti questo cambiamento futuro (38,5% del campione in questa fascia) – spiegano i promotori della ricerca – Le ragioni di questa differente percezione tra persone più e meno giovani potrebbero essere presto spiegate: se da una parte i giovani sono stati esposti fin dalla nascita alla presenza di cibi di altre culture, essi sono anche gli attori che vivono maggiormente questo cambiamento, tanto da non percepirlo, gli over 65 – che in passato dovrebbero già aver assistito a qualcosa di simile – potrebbero, invece, percepire con maggiore lucidità l’avvicinarsi di novità pronte ad affermarsi anche a tavola. Se andiamo poi ad approfondire meglio questo dato scopriamo, a riprova di quanto detto, che gli stessi giovani sono la parte del campione che è più aperto al cibo etnico e che ne consuma di più (39,3% nella fascia 15-24 anni dichiara di andare in ristoranti etnici)”.

Le ragioni che più di altre influenzeranno le scelte alimentari da qui a dieci anni saranno soprattutto i “cambiamenti climatici” (citate dal 79,6% del campione), seguiti dai “prezzi delle materie prime” (78,2%) e dai “social media” (70,4%). In questa ipotetica graduatoria le “migrazioni e i contatti con le nuove culture” si fermano al penultimo posto, indicate dal 65,6% del campione.

Quali saranno questi cambiamenti? Per la maggioranza degli italiani, non si tratterà né di cibi esotici né di cibi etnici. I principali cambiamenti dei quali gli italiani si dicono convinti sono altri: per il 69,8% aumenterà il “consumo di cibi biologici”, per il 63,2% quello dei “cibi funzionali” (ossia i senza glutine, senza lattosio…) e per il 59,7% i “cibi a Km 0”. L’aumento dei “cibi etnici” si ferma al 47,4%, ben distante dalle altre categorie di risposte, anche se meglio piazzato rispetto a quelli che molti considerano come i “cibi del futuro”, ossia “cibi esotici, come gli insetti”, che arrivano appena al 25,2%.

Italiani tradizionalisti anche perché si sentono a loro agio solo col cibo italiano. La ricerca Demos-BCFN evidenzia infatti che il made in Italy alimentare mette d’accordo tutti, almeno dai 34 anni in su. Circa 3 intervistati su 4 confermano che “si sentono a loro agio solo quando mangiano cibo italiano”, “si sentono sicuro solo quando mangiano cibo italiano” e affermano di “mangiare solo cibo italiano”. Da qui anche il fatto che la metà di loro non frequenti ristoranti etnici, anche se – spiegano iricercatori – potrebbe pesare anche una scarsa conoscenza delle cucine altrui. Dicono infatti dalla ricerca: “Non sarà un caso dunque notare che circa il 50% del campione non va mai in ristoranti etnici, non compra cibo da asporto etnico né lo cucina. Eppure, è anche interessante notare che molte di queste posizioni possono essere dettate da una scarsa conoscenza delle altre cucine (3 italiani su 4 “non ricercano cibi nuovi e diversi” e solo il 34,9% del campione afferma di “apprezzare i cibi di culture differenti”). Non stupisce neppure che, dovendo citare la cucina etnica preferita, quasi allo stesso modo (41,8% e 41,2%) gli intervistati trovino naturale citare quella cinese e quella giapponese, che sono anche le cucine cosiddette “etniche” presenti ormai da più tempo e in maniera capillare sul territorio italiano”.