Il Salvagente torna con la storica testata. Quintili: “C’è sempre bisogno di diritti”

È sempre tempo di difendere i diritti. Di tutelare i cittadini dalle truffe. Di far conoscere loro cosa fanno le aziende facendo nome e cognome dei prodotti. Perché nell’informazione diretta al cittadino-consumatore “manca la forza nei confronti dei forti”, dice il direttore del Salvagente Riccardo Quintili. La storica testata, nata come inserto dell’Unità, con simbolo l’omino disegnato da Altan che si aggrappa al salvagente dei propri diritti, dopo anni di vita e un periodo di crisi dal 2015 è tornata in edicola come mensile il Test ma ha recuperato proprio ora lo storico nome, “Il Salvagente”.

Perché c’era bisogno di tornare alla testata storica? “Perché è un pezzo di storia importante per quello che ha rappresentato”, ci racconta Quintili rivendicando la forza di quel marchio e di quell’esperienza, partita oltre vent’anni fa come enciclopedia dei diritti del cittadino, diventata settimanale, rimasta in edicola per anni, bloccata dalla crisi e poi rinata come mensile Il Test. “C’è ancora tanto bisogno di diritti, c’è tanto bisogno di conoscere e di non dover chiedere dei favori per cercare di sopravvivere in questo paese”.

il salvagenteIl mensile dichiara espressamente di voler combatter ogni tipo di truffa ai consumatori. E le truffe rinascono sempre dalle loro ceneri, se è vero che spesso cambiano i mezzi ma non le dinamiche di fondo. Quintili conosce bene i campi nei quali i cittadini rischiano di più di incappare in raggiri. “I meccanismi si ripetono, la truffa funziona su chi è più debole, su chi è più indifeso e non ha gli strumenti per difendersi. Questo fa la forza del truffatore ma anche del politico. Uno dei primi fascicoli del Salvagente – racconta Quintili – era dedicato alla Asl, alla salute: c’era il diritto a non subire liste d’attesa lunghissime, a non dover ricorrere ad analisi private a pagamento… ebbene, a distanza di circa trent’anni il problema rimane immutato. Ancora oggi quanta gente conosce i propri diritti quando si rivolge al Cup e si sente dire che l’analisi importantissima che deve fare sarà dopo un anno e mezzo? Quanti sanno che possono farsi rimborsare le analisi private? Non è una truffa, però è calpestare i diritti del cittadino. Tutti – prosegue il direttore – abbiamo vissuto l’epoca dei numeri a sovrapprezzo. Erano vere e proprie truffe ai danni degli utenti telefonici della telefonia fissa. Ci sono voluti mesi e mesi di battaglie da parte di associazioni e giornali per far cambiare strada alle compagnie telefoniche e disabilitare questi servizi. E oggi rinascono attraverso la telefonia mobile, le app, il web. Pensiamo alle truffe sulle diete e sulla misconoscenza delle regole sulle etichette alimentari. Ancora una volta, cambiano i modi ma rimane la sostanza e rimane la grande esigenza di essere informati”.

Di sicuro un campo nel quale il Salvagente va forte è l’alimentazione. L’olio extravergine di oliva, la pasta, il baby food: sono innumerevoli i prodotti finiti sotto la lente del mensile. Alcune inchieste hanno fatto rumore. Perché tanta attenzione al cibo? “Dall’alimentazione non si può prescindere – racconta Quintili –  È una scelta fatta col vicedirettore Enrico Cinotti,  quando siamo usciti col mensile nell’aprile 2015, quella di caratterizzare ancor più questo giornale sull’alimentare. Allora non c’era tutto quel food in tante trasmissioni televisive. Poi i talk show si sono accorti che l’alimentazione incrementa lo share, ma in tutto il servizio pubblico, e non solo, si parla di alimentazione ma non si fanno mai i nomi. Noi invece eravamo coscienti dell’esigenza di capire chi dà un prodotto soddisfacente e chi un prodotto poco sicuro, dicendo chiaramente nome e cognome del prodotto. Potevamo farlo solo attraverso il test di laboratorio, che grazie all’impegno del nostro editore Matteo Fago ci ha permesso di essere molto più ficcanti ed efficaci. Cercando così di sporcarci le mani e di dialogare con le aziende perché cambino davvero”. Si cerca insomma di fare qualcosa oltre alla denuncia. L’ultima campagna lanciata dal mensile è una petizione contro la tassazione “da lusso” del latte vegetale, per chiedere che l’Iva sui latti di soia, mandorle, avena, riso e simili (unica alternativa per chi è intollerante al latte) venga abbassata dal 22% al 4%. In pochi giorni ha sfondato le diecimila firme. “L’indignazione e il racconto devono provare a dare una via d’uscita – commenta Quintili – C’è questo nel dna del Salvagente”.

In tutto questo, cosa manca nell’informazione diretta al cittadino-consumatore? Il direttore del Salvagente è chiaro:  “Manca la forza nei confronti dei forti. Quando si tratta di prendere di mira il piccolo truffatore è più facile fare i nomi. Ma il giornalismo rimane il cane da guardia dei potenti, deve esercitare forza e indipendenza anche nei confronti delle grandi aziende. E questo è più difficile”.

E se “la carta rimane irrinunciabile”, dice Quintili, uno dei temi che più si è imposto all’attenzione di chi fa informazione negli ultimi tempi è il dibattito sulle bufale online o fake news. Ma le bufale non sono certo argomento nuovo – c’erano anche prima della Rete.  “Il web facilita la diffusione di queste notizie ma facilita anche la verifica da parte del lettore – argomenta Quintili – Mi spaventa il fatto che si pensi a limitare bufale o fake news in maniera rigida e per legge. Chi decide se un’informazione è meritevole di essere considerata come bufala o vera informazione o come controinformazione? Lo decide Google, Facebook, il legislatore? In tutti i casi è pericolosissimo. Quello che fa differenza è la trasparenza, l’indipendenza di chi dà la notizia, la mancanza di conflitti d’interesse. Il lettore deve imparare a capire chi ha dato la notizia e se ha qualche interesse nel darla. A quel punto sarà più facile distinguere una bufala da una notizia vera”.

@sabrybergamini

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